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Antonio Cassese (1937-2011) professore di Diritto internazionale all’università di Firenze e primo presidente del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, riflette sui diritti umani. Partendo da un inquadramento storico, l’autore chiarisce il punto centrale del volume: perché i diritti umani sono universalmente riconosciuti come patrimonio dell’umanità, ma nonostante ciò, vengono comunque negati, violati, calpestati.

In questo testo, i diritti umani costituiscono il nodo focale di una trama argomentativa che si presenta al lettore come una esposizione sul percorso storico dei diritti umani, a partire da quel 10 dicembre 1948, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò il testo finale della Dichiarazione universale dei diritti umani e che, da quel momento in poi, sopraggiunse come grande novità nel campo del diritto internazionale, documento col quale «tutti i paesi del mondo, anche quelli che non sono passati attraverso il lungo processo storico di formazione dello Stato liberaldemocratico moderno, dispongono di un codice internazionale per decidere come comportarsi e come giudicare gli altri» (p. 4).

Secondo Cassese fu soprattutto a partire dal secondo conflitto mondiale che prese corpo un decisivo cambiamento venutosi a creare nel quadro delle relazioni internazionali condizione che, di fatto, condusse a porre in primo piano la tutela dei diritti di ogni individuo.

Da questo punto di vista, l’intento dell’autore e che emerge nel testo, non è tanto quello di dare una definizione del termine ‘diritti umani’, l’obiettivo è invece quello di offrire un resoconto storico del loro lungo sviluppo evolutivo-normativo. Una genesi, quella dei diritti umani, che l’autore mostra come un cammino coincidente alla stessa storia dell’uomo, un uomo che si è sempre interrogato sul senso della sua esistenza, del suo rapportarsi con gli altri e sulle ingiustizie che lo affliggono. Un inquadramento storico che, nella posizione di Cassese, pone i diritti umani e l’agire umano su un piano parallelo, laddove l’applicazione normativa di tali diritti è volta ad «accrescere la salvaguardia della dignità della persona» (p. 6), principio che l’autore riconduce come vera essenza della dottrina dei diritti umani. Tale concetto viene, infatti, collegato alla riflessione del filosofo Immanuel Kant per il quale «l’uomo non può essere trattato dall’uomo (da un altro uomo o da se stesso) come un semplice mezzo, ma deve essere trattato sempre anche come un fine. In ciò appunto consiste la sua dignità» (pp. 54-55).

Emerge, dunque, il richiamo che Cassese fa della posizione kantiana che nella Fondazione della metafisica dei costumi del 1785, offre la visione di un valore assoluto che posiziona l’uomo al di là della dimensione della contingenza. In quest’ottica, il diritto internazionale di Cassese si presenta come personale convinzione di un diritto che debba essere tutelato e garantito in quanto principio assoluto del rispetto nei confronti di un’umanità, al contempo, aggredita ed oltraggiata, come ad esempio i genocidi degli Armeni e degli Ebrei e i drammatici eventi recenti come quello bosniaco, ruandese e del Darfur. In tal modo, il riconoscimento giuridico dei diritti umani ha permesso che essi diventassero il metro con il quale misurare e riconoscere l’ingiustizia umana e dunque combatterla. Una battaglia per un riconoscimento universale di tali diritti, quella prospettata da Cassese, nella quale, tuttavia, emergono svariati difetti. Nonostante, oggi siano notevoli gli sforzi dei meccanismi e degli organismi internazionali volti a garantire la protezione dei diritti umani, ad esempio, il ruolo essenziale svolto dalle Organizzazioni internazionali non governative (ONG) che «hanno il grande vantaggio di essere di regola libere da condizionamenti politici ed economici […] nonché da impacci diplomatici» (p.138), il progresso nella tutela internazionale vede, comunque, un riconoscimento più che altro sul piano normativo-teorico, ma non dal punto di vista dell’effettività. Ed è questo il significato che emerge dalla lettura di questo testo sui diritti umani, un riconoscimento per lo più limitato al documento scritto, ma non concreto nella pratica.

Detto ciò, l’autore fa comprendere come tra il punto di vista giuridico e quello dell’applicazione pratica dei diritti umani, ci sia una visibile e ancora perdurante asimmetria. Basti pensare alle costanti violazioni dei diritti umani, discriminazioni e massacri, tuttora, esistenti in varie parti del mondo. Allora, la soluzione prospettata dall’autore è quella di combattere per i diritti umani, una lotta incessante che richiede il contributo di tutti noi, una lotta formata da un metaforico esercito di «persone che intervengano in mille modi, a più livelli» (p. 237), un impegno che dovrebbe coinvolgere sia i soggetti istituzionali, che la società civile intera.

A. Cassese, I diritti umani oggi, Laterza, Roma-Bari 2005, p. 266, euro 11,00.

 


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