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Lo psicoanalista Luigi Zoja spiega la paranoia attraverso una prospettiva storica, integrandola di un’analisi che dalla sfera della psicopatologia umana si inoltra in quella degli effetti da essa prodotti. L’autore raffigura la paranoia come un turbamento individuale che diventa collettivo. Essa si propaga a macchia d’olio ed è questo l’aspetto che ha caratterizzato la storia e che nei casi esemplati di Stalin e Hitler fu il fulcro di timori e intolleranza verso l’Altro.

«Paranoia. La follia che fa la storia», di Luigi Zoja, ruota intorno al concetto di paranoia. L’impianto metodologico adoperato dall’autore è decisamente interessante, poiché l’indagine sulla paranoia avviene sia sul piano storico, che su quello umano in sè. Il lavoro, infatti, considera la paranoia come psicopatologia e, a un tempo, come agente della storia. Al lettore, inizialmente, sembrerà che il libro si incentri per lo più sulla personalità paranoica dei dittatori, ma non è proprio così. Nel libro, che si articola in tredici capitoli, l’autore esamina trasversalmente vari esempi di paranoia: dal delirio di Colombo allo sterminio dei nativi americani; dal drammatico affaire Dreyfus alla Grande Guerra, per poi concentrarsi su personaggi specifici come Hitler e Stalin. È così che l’analisi di Zoja supera l’ambito strettamente clinico per passare agli effetti storici e quindi sociali scaturiti dalla paranoia. Innanzitutto, Zoja afferma che la personalità dell’individuo paranoico ha caratteristiche ben precise: è un narcisista totalmente incapace di autocritica e, perciò, non riesce a capire che egli stesso è l’origine di azioni malvagie, anzi pensa che questo male provenga dall’esterno. Per il paranoico è, quindi, coerente individuare il nemico in un soggetto esterno. Da tale atteggiamento, ne consegue una «proiezione persecutoria» (p. 30) nei confronti dell’altro.

Ciò che l’autore intende puntualizzare è l’atteggiamento paranoide del soggetto che in genere ha carisma e, dunque, risulta essere molto convincente per le moltitudini. In tal senso, la paranoia da individuale diventa collettiva, in quanto il paranoico riesce a convincere tutti dell’esistenza di un avversario esterno che va sconfitto. Questo delirio, secondo l’autore, potrebbe essere un problema di chiaro rilievo per la sua diffusione sociale.

«Il delirio si autoalimenta e diventa assai difficile ricostruire quale sia stato il primo passaggio» (p. 199). La paranoia di cui parla Zoja si pone, dunque, su un terreno che valica la sfera della psichiatria, per dilatarsi in vicende storiche realmente accadute, un’indagine che ha il valore dell’autenticità acquisito per l’accuratezza che emerge dalla lettura del libro, quale risultato di un evidente lavoro di ricerca meticoloso. Il lettore riconoscerà la paranoia in tutta la sua estensione, non limitata al singolo ma rivolta a tutta la società, una sorta di pandemia diffusa, che dalla personalità patologica si dipana come contagio generale. Secondo Zoja, sia i nazionalismi che i razzismi, non sono altro che manifestazioni della paranoia. Accade, infatti, che nel momento in cui subentrano timori e incertezze, il popolo, senza discernere il vero dal falso, accetta le parole rassicuranti di un capo carismatico. In tal modo, il delirio si propaga nella follia comune, dando inizio a terribili processi, come i totalitarismi che hanno segnato tragicamente la nostra storia. Dalla ricerca di Zoja emerge un’incomprensibilità che è nella paranoia stessa. Come è scaturita? Come è avvenuta la sua diffusione? In quale momento è stata accettata da tutti? Rimane, comunque, il fatto che il lettore sarà sorpreso dall’impossibilità di comprendere la natura della paranoia, della quale l’autore evidenzia proprio il suo carattere contraddittorio. «Con la paranoia non si discute. Con lei non possiamo accontentarci di usare logica, ragionevolezza, buon senso» (p. 415).

Un esempio tipico di questa incomprensibilità è rappresentata dalle guerre anticipatorie. In questo caso, l’autore indica un’altra caratteristica connaturata alla paranoia, ovvero camuffarsi sotto una diversa veste: quella della protezione contro un nemico comune, in genere non un nemico reale, come nel caso della furia contro gli Ebrei nella Germania nazista. Ed ecco che sul delirio cova il dubbio, il sospetto contro un avversario che va eliminato, coniugando la presenza di ulteriori aspetti nella paranoia, quali l’annientamento e la distruzione. Alla luce delle argomentazioni di Zoja, questo volume offre quindi al lettore uno spazio di riflessione, che non include esclusivamente il dato storico, ma che è comprensivo di una prospettiva più ampia e di critica anche sulla nostra storia recente.            

Luigi Zoja, Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri, Torino 2011, pp. 468, € 25,00.

 


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