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La lettura di un classico di Wolfgang Goethe - fondamentale per la formazione di un gusto letterario e di una sensibilità estetica - pone interrogativi, per certi versi inquietanti, sulla effettiva capacità dell’essere umano di gestire le emozioni in situazioni estreme.

Quando, nel 1809, all’età di sessant’anni, Goethe pubblica Le Affinità Elettive, è già un autore affermato. Una grandissima eco ebbe infatti l’uscita del suo primo romanzo epistolare I dolori del giovane Werther (1774), che ottenne un successo straordinario, nonostante fosse stato giudicato pericoloso per la morale comune.

Nato a Francoforte, Goethe entrò molto presto in contatto con le opere dei maggiori drammaturghi teatrali francesi, manifestando, fin dall’iscrizione alla facoltà giuridica dell’Università di Lipsia, un eclettismo che lo aveva portato ad interessarsi sia di medicina e scienze naturali, che di opere alchemiche e neoplatoniche, così come di disegno e botanica.

La vicenda narrata nel Werther era chiaramente ispirata all’amore di Goethe per Charlotte Buffe (la Lotte del romanzo), fidanzata del suo amico Christian Kestner. Probabilmente, egli riuscì a elaborare il lutto derivante dall’impossibilità di essere ricambiato nel suo sentimento, proprio componendo un romanzo in cui, il protagonista, coinvolto in una vicenda analoga, trova, come unica via di uscita alla sua disperazione, il suicidio. La psiche di Werther è la vera protagonista del romanzo: la sua analisi acuta e profonda - secondo i dettami del coevo Sturm und Drang – accompagna il lettore a immedesimarsi nei complessi meccanismi mentali dell’innamorato respinto, fino al suo progressivo deterioramento, che apre la strada all’avvincente ma tragico finale.

Tra il Werther e le Affinità, c’è un primo decennio di Goethe a Weimar, cui seguono frequenti viaggi anche nella prediletta Italia (Venezia, Milano, Firenze, Bologna, Napoli e la Sicilia, soggiorna due volte a Roma) e poi un ritorno ancora a Weimar (morirà nel 1832), dove viene nominato direttore del Teatro e, come amico e collaboratore di Friedrich Schiller, elabora le dottrine del classicismo in letteratura e nelle arti figurative e ha modo anche di incontrare Napoleone Bonaparte, grande lettore e ammiratore del Werther.

Le vicende amorose dominano ancora nella trama delle Affinità, in cui il matrimonio apparentemente stabile tra Edoardo e Carlotta, viene turbato dall’arrivo di Ottilia – la giovane figlia di un’amica di Carlotta ormai scomparsa e che vive in collegio con la figlia nata dal primo matrimonio di Carlotta – e del Capitano, un grande amico di Edoardo.

La passione che si accende gradualmente tra Edoardo e Ottilia nella prima parte del romanzo, è speculare e contemporanea a quella tra Carlotta e il Capitano, ed è un mezzo che consente a Goethe di delineare i caratteri dei protagonisti, indagando al tempo stesso l’eterno conflitto tra la ragione e i sentimenti, che determina dinamiche comportamentali differenti a seconda della maturità psichica del soggetto.

La coppia Edoardo-Ottilia rappresenta forse l’adolescenza dell’essere umano, con i suoi slanci smisurati e appassionati, ma anche la difficoltà di aderire alla realtà in una modalità funzionale, modulando gli eccessi, nella consapevolezza che la soddisfazione immediata dei propri impulsi non sempre porti alla felicità, ma possa essere a volte anche il preludio della tragedia.

Carlotta e il Capitano invece, pur consapevoli del sentimento sbocciato fra loro, riescono, con la loro maturità, a gestirlo senza farsi sopraffare, e mantengono quindi la capacità di scegliere tra la destabilizzazione totale, corollario probabilmente inevitabile dell’amore, e la necessità di preservare dalla distruzione i fragili equilibri pre-esistenti, scegliendo la seconda opzione.

Ecco allora che i protagonisti cercano - per molte pagine della seconda parte - nell’allontanamento il sollievo da una situazione che si è fatta insostenibile, quasi nella speranza che la temporanea separazione possa riportare un ordine nelle loro vite.

Goethe indulge quindi nell’introduzione di personaggi e vicende secondari, dando spazio anche ad una descrizione introspettiva della figura di Ottilia, della quale sono riportate alcune pagine del diario.

È lei probabilmente il personaggio più caro all’autore, forse anche per l’ingenuità e la curiosità con cui la giovane si pone nei confronti del mondo e della vita. Per lei, con la sua ricerca instancabile di rappresentazioni e spunti teorici che le consentano di decifrarne i significati, Goethe sembra infatti provare una comprensione maggiore che nei riguardi del più adulto, eppure così infantile, Edoardo.

Ormai tuttavia il processo di disgregazione è innescato, ed il romanzo non fa che registrarne il progressivo dirompere con un ritmo che si fa incalzante nelle pagine finali, quando, perfino un ragionevole compromesso consolatorio e salvifico dei protagonisti sembrava possibile.

Al di là dei facili moralismi, che potrebbero portare a una condanna rassicurante e superficiale dei personaggi meno razionali – che sono tuttavia quelli che pagano anche il prezzo maggiore per la loro impulsività – resta, sullo sfondo, il messaggio devastante e sempre attuale - e per certi versi anche salutare nel suo contenuto eversivo - che l’essere umano adulto contenga comunque aspetti sia della coppia Edoardo/Ottilia che di quella Carlotta/Capitano, e che, di conseguenza, la tanto agognata mediazione tra le istanze interne pulsionali e la realtà - con l’auspicabile equilibrio psichico che ne deriva – resti, di fatto, a volte assai problematica.

 


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