Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
03/07/2016
Abstract
Importante riflessione di Hannah Arendt sulla creazione intenzionale della menzogna per motivo di immagine. La grande filosofa considera la menzogna come condizione della stessa azione politica. Nel caso specifico dei Pentagon Papers, la menzogna fu istituzionalizzata dalla politica e adoperata al fine di sostituire la realtà con una nuova visione più conforme e coerente.

In quest’opera, Hannah Arendt affronta una questione decisamente scottante, quella relativa alla vicenda del «New York Times» che nel 1971 pubblicò alcuni documenti secretati del Dipartimento della difesa americano, che contenevano i piani attuati dal governo nel corso delle guerre del sud-est asiatico. Il libro ruota attorno alla vicenda dei Pentagon PapersStoria del processo decisionale statunitense sulla politica in Vietnam») dal secondo conflitto mondiale fino al 1968. L’indagine condotta da Arendt esamina la menzogna costruita a fine propagandistico, quella fabbricata dall’amministrazione statunitense, indagando con chiaro intento polemico il proposito deliberato di manipolare dati precisi ed attestanti la verità che si celava dietro la guerra in Vietnam. Il lettore osserverà immediatamente, sin dalle prime pagine, come il discorso dell’autrice si incentri non soltanto sull’inganno in sé, ma anche sugli effetti che esso produce. Un inganno che se restasse privato, a parere dell’autrice, non provocherebbe alcun problema, ma che se fosse esteso «ai livelli più alti del governo» (p. 9) e, quindi, legittimato pubblicamente sarebbe invece rilevante. La mera menzogna per Arendt non è infatti un problema, semmai risulta esserlo quando essa viene organizzata con uno scopo ben preciso. È, altresì, importante sottolineare che il lettore troverà in questo libro alcuni concetti espressi già in precedenza nel saggio «Verità e politica», dove la menzogna costituisce termine di congiunzione in entrambe le analisi attuate da Arendt, per la quale la menzogna si interseca perfettamente alla struttura politica.

In «La menzogna in politica», la falsità diventa costruzione opportuna per la propaganda nazionale e non diretta esclusivamente a un nemico esterno, considerando che «colui che mente ha preparato la sua storia per il pubblico consumo, ben attento a renderla credibile» (p. 13).                   

In questo senso, la posizione della Arendt è chiara. Menzogna e azione politica sembrano essere, infatti, attinenti e compatibili, prospettando una relazione di utilità della prima con la seconda.

Le argomentazioni dell’autrice sono perciò tese a dimostrare come sulla menzogna si apra uno spazio di azione e manipolazione concreta da parte della politica; su di essa si può, quindi, agire e attuare una modifica dei fatti. Ad esempio, secondo la Arendt «nei Pentagon Papers ci troviamo di fronte a degli individui che hanno fatto del loro meglio per conquistare la mente della gente, ovvero per manipolarla» (p. 63). Pertanto, l’interrogativo che emerge è questo: come è avvenuto tutto ciò? È certo che l’indagine arendtiana getta luce su come l’obiettivo principale non fosse legato né al raggiungimento di profitto economico né alla possibilità di ottenere interessi personali, perché il suo scopo era semplicemente quello di costruire una verità per tutti, offrendo, dunque, un’immagine nuova e accettabile per l’opinione pubblica mondiale nel contesto specifico della Guerra fredda. Tale posizione, che si rivela certamente originale e profonda, non è limitata alla mera considerazione della menzogna espressamente creata per un fine, ma al suo adattamento ad una visione pubblica, coerente e logica. Attraverso questa analisi attenta e accurata, Arendt chiarisce quindi al lettore come la connotazione simulatoria della menzogna sia insita nella stessa azione politica e posiziona l’uomo all’esterno dell’ambito esclusivamente privato, per collocarlo nella sfera dell’agire politico.

Edizione italiana: Hannah Arendt, La menzogna in politica. Riflessioni sui “Pentagon Papers”, a cura di O. Guaraldo, Marietti, Genova-Milano 2006, pp. 128, € 12,00.