Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
02/07/2015
Abstract
Il saggio intende chiarire l’opera di Hèlène Metzger, studiosa ebrea di epistemologia, morta ad Auschwitz nel marzo 1944. Il suo impegno intellettuale si è sostanziato nella maturazione della sua epistemologia antipositivistica, attenta alle esiziali derive tecnocratiche della scienza, che ha dimostrato di possedere spunti rilevanti per una  riflessione estesa anche alla sfera sociale e morale.

L’approfondimento di specifiche questioni epistemologiche dimostra ancora di riservare non pochi motivi di rimeditazione profonda di quanto, anche dal punto di vista storiografico, potesse apparire quasi definitivamente soppesato. La pubblicazione (proposta dall’editore Pensamultimedia di Lecce) del preambolo di uno studio sul problema di Dio della studiosa di cristallografia Helene Metzger va, indubbiamente, in questa direzione. Le vicende storico-politiche più sanguinose della prima metà del XX secolo hanno segnato la vita di questa quasi sconosciuta, almeno al grande pubblico, esperta di chimica, nipote dell’antropologo Lévi Bruhl, che dopo la morte del marito decise di assumere il cognome del marito (Paul Metzger) morto nella Grande Guerra; mentre lei stessa, arrestata dalla polizia tedesca Lione nell’inverno 1944, trovò la morte nella deportazione ad Auschwitz. Pur nella loro brevità, queste pagine colpiscono per l’impronta personale dell’argomentazione filosofica, nonché di quella stilistica, incisiva e nello stesso tempo elegante, caratteristiche che fanno intravedere le ancora ignote dimensioni di filosofi e filosofe dimenticate o ancora sconosciute a causa degli eccidi di guerra. Con una preliminare attenzione all’importanza di un’analisi il più possibile completa dei metodi della scienza, Hèlène Metzger si propone di aggredire la tesi seguente: la scienza nel corso del suo operato intellettuale avrebbe attaccato la volontà umana e, tramite essa, avrebbe indebolito o neutralizzato l’ideale religioso, intellettuale e morale che normalmente sosterrebbe tale volontà. Questo particolare processo si sarebbe poi inverato in quattro modalità differenti, ognuna puntualmente scandagliata dalla studiosa ebrea: il metodo scientifico proclamato ufficialmente dagli scienziati; la spiegazione della coscienza umana fornita dalla biologia e dalla sociologia; il determinismo scientifico e filosofico; i progressi industriali e l’esaltazione della potenza dell’uomo e degli istinti umani. Sulla base di questi intendimenti la Metzger elabora una visione epistemologica suggestiva che non presta il fianco al facile antipositivismo, poiché si concentra su rilievi tecnicamente riferiti a questioni di metodo, nonché ad una valutazione del determinismo, delle sue pretese onniscienti, alla luce della pregnanza del contingentismo, argomento che sfuma poi nella riflessione sulla libertà umana. Uno sguardo, quello della studiosa ebrea, che suggerisce un’idea di scienza dinamicamente critica, anche verso se stessa, non certo per venire meno ai stessi intendimenti, ma per mettere in guardia dal rischio dell’immobilismo teorico e dalla dogmatizzazione forzata, con il rischio conseguente della strumentalizzazione ideologica. Corredato di saggi illuminanti sul pensiero della Metzger, sotto il coordinamento scientifico di Mario Castellana, docente di Filosofia della scienza all’Università del Salento, curatore della pubblicazione, il volume testimonia anche l’impegno culturale dell’editore Pensa MultiMedia di Lecce a promuovere la conoscenza di protagonisti filosofici del Novecento ancora da riscoprire.

H. Metzger, La scienza, l’appello alla religione e la volontà, Pensa MultiMedia Editore, Lecce 2014, pp.137, € 15,00.