Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
07/02/2015
Abstract
In “Segreti e No”, Magris ragiona sull’uso politico delle pratiche di segretezza e sulla custodia privata delle cose non confessate, evidenziandone il valore nel contesto dell’attuale società dominata dai media.

Dopo averlo sfogliato è anche possibile non condividerne gli esiti, ma è difficile non riconoscerne lo spessore stilistico che lo irrobustisce, nella sua stringatezza. Con “Segreti e No” di Claudio Magris siamo di fronte a un distillato raffinato dell’ars scrivendi, un esempio tangibile di cosa significhi la scrittura matura, dove la semplicità della parola non è semplificazione ma sapiente sottrazione in vista dell’essenzialità definitiva. Una scrittura densa, quella dell’Autore, al pari della materia di un buco nero (dove un cucchiaino di materia può pesare tonnellate terrestri), con un periodare che fende la mente del lettore come uno stiletto lanciato nell’aria, che impreziosisce gli argomenti affrontati con un gusto per l’equilibrio fra riflessione politica e meditazione intimistica. Sul piano dei contenuti il libro definisce i tratti di una dialettica del segreto, soffermandosi sulle sue polarità opposte: da una parte il segreto come instrumentum regni, mezzo di conservazione o conquista del potere politico; dall’altra come atto di coraggiosa preservazione della libertà individuale. Una dialettica, questa, nella quale non trova spazio la volgarizzazione occultistica.

Sono tre i meriti di questa impresa saggistica.  

In primo luogo, queste pagine ci ricordano che il potere politico nella sua visibilità pubblica ha agito e continua ad agire sempre in ottemperanza alle trame oscure. Di per sé ciò può anche non apparire una constatazione originalissima, ma essa, a nostro avviso, acquista valore alla luce dell’eccesso di esposizione  pubblica rincorsa dal potere e dai suoi occasionali rappresentanti. Il potere, soprattutto quello istituzionale, è lì a due passi, è catturato dalle immagini fotografiche e dalle telecamere: sembra essere esso stesso dentro le maglie di un’autorità mediatica più estesa. Non appare evidente, addirittura forse inconcepibile, il suo sempiterno agire sotterraneo. Tuttavia, proprio in questa sua spasmodica ricerca di svelamento definitivo, le strategie segrete di gestione del mondo appaiono ancora più raffinate di quello che si possa supporre: nel suo far credere che non abbia segreti, il potere ne riesce a conservare intatta l’efficacia.

In secondo luogo, l’attenzione verso la dimensione intimistica del segreto contribuisce a dissolvere un certo moralismo che affetta l’obbligo della manifestazione della  verità. Magris ricorda, a proposito, quel Torquato Accetto autore di “Della dissimulazione onesta”, opera nella quale si sostiene l’idea che se la simulazione comunica il falso, la dissimulazione può anche risultare un modo discreto di non alterare la realtà.

A riguardo, non stona osservare che nelle opere letterarie citate da Magris avrebbe potuto trovare spazio anche un libro di Ignazio Silone, risalente al 1956 e intitolato “Il segreto di Luca”, opera che nel 1969 ebbe anche una trasposizione cinematografica grazie al regista Ottavio Spadaro.

L’aspetto salvifico del segreto anche a costo di immensi sacrifici personali permea, infatti, quest’opera di Silone, dove il protagonista preferisce non difendersi in un processo per difendere l’onore di una donna. 

In terzo luogo, la critica sprezzante di Magris verso i  segreti in ambito occultistico coglie una polemica di un certo rilievo nel panorama della cultura non solo “di massa”, ma anche, per così dire, di nicchia. Il travisamento dell’etimo della parola “segreto” si realizza perfettamente lì dove l’esoterismo e la magia cercano, sgomitando, un preteso palcoscenico mediatico, che impone l’ostentazione dell’invisibile con goffi esiti di una immensa chiacchiera sul silenzio iniziatico.

Che dire poi della retorica del segreto che affetterebbe molta letteratura esoterica, debitrice (come ha fatto notare Marco Pasi, docente ad Amsterdam di Storia della Filosofia ermetica) proprio del suo opposto, ovvero del disvelamento per illuminazione? Fedele alla sua cultura triestina, Magris, di fronte a ciò, alza educatamente le spalle e ricorda al pubblico la paradossalità ironica delle storie popolari della sua terra, dove il segreto strappa un sorriso sommessamente umoristico. 

Claudio Magris, Segreti e No, Bompiani, Milano 2014, pp. 58, € 7,00.