Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Recensione
15/11/2013
Abstract
Per far fronte alle odierne esigenze sociali che il processo di mondializzazione sta sollecitando, è necessario, da parte della filosofia politica, porre l’attenzione verso i princìpi etici, rintracciando atteggiamenti intellettuali che si prefiggano di realizzare e promuovere il confronto dialettico fra punti di vista e opinioni differenti. La concezione di laicità, ivi presentata, rappresenta una forma in cui si manifesta tale atteggiamento per quanto concerne la relazione tra religione e politica, per favorire la pacifica convivenza e garantire il bene comune a tutti i membri dell’odierna società, sempre più caratterizzata da pluralismi che devono essere integrati fra loro.

L’opera di filosofia politica di Vittorio V. Alberti, Nuovo umanesimo, nuova laicità, è incentrata sulla ricerca di un rinnovato rapporto fra religione e politica che possa far fronte ad una giusta integrazione tra i diversi pluralismi (etnici, religiosi e culturali) che costituiscono la società attuale. L’autore si sofferma in modo particolare sul concetto di “laicità”, per poterlo nuovamente definire nel contesto politico e culturale odierno, al fine di indicare con questo l’atteggiamento intellettuale adeguato per il riconoscimento di un possibile confronto costruttivo fra religione e politica sul piano conoscitivo. Secondo Alberti: «Il mondo attuale richiede una evoluzione filosofica e di mentalità nella concezione del rapporto tra politica e religione. Di certo, tale processo non si può realizzare in poco tempo. Esso infatti, necessita di un riformato atteggiamento intellettuale rispetto alle conseguenze di secoli di storia che agiscono su un terreno accidentato, ma ricchissimo di possibilità di percorso» (p. 7).

La filosofia è chiamata a sollecitare la politica ad un progresso interno, per renderla in grado di rispondere alle nuove esigenze sul tema del bene comune che il processo di mondializzazione sta rapidamente richiedendo. Il pensiero politico deve essere all’altezza del compito, non per creare nuove ideologie, né tantomeno per cedere alle inconcludenze nichilistiche o post-moderne, che tendono alla convinzione di non poter affermare una visione universale condivisa e stabile del reale, quanto piuttosto nel ricercare i princìpi etici soggiacenti ad ogni tipo di cultura, che garantiscono e promuovono la libertà personale. Deve prefissarsi un lavoro che dia vita a un confronto dialettico continuo e dinamico, ovvero un dialogo interculturale per l’affermazione di opinioni di carattere pratico che non ledano la verità dei princìpi etici.

In questo nuovo contesto storico-sociale la religione, quale espressione del rapporto individuale della persona umana con il divino, e le religioni, quali capisaldi culturali per ogni popolo, sono in grado di richiamare l’intera società alla dimensione etica, costituendo un valido terreno di confronto anche per i non credenti. Esse, infatti, sono percepite come realtà capaci di offrire degli orizzonti di senso e, mostrando una particolare cura verso l’uomo, suggeriscono contenuti e argomentazioni che promuovono l’elaborazione del bene comune. Ma, a motivo di vicende storiche lunghe e complesse che riguardano particolarmente le nazioni europee nei loro conflitti con la Chiesa, esistono delle forme di “resistenza”, da parte di molti intellettuali e di una certa mentalità, nel riconoscere la religione come possibile interlocutore nella questione del bene comune. Alcuni di loro vorrebbero relegare la religione al solo fatto privato, rinunciando così alla possibilità di un confronto e di un approfondimento dei contenuti etici che questa offrirebbe nel dibattito pubblico. Altri ancora soffrono, di fondo, di una mancata comprensione di come vada inteso il dialogo tra religione e politica, temendo, in questo modo, di delegare alla religione la gestione del bene comune che, invece, è affare specifico della politica.

Secondo Alberti, il concetto di “laicità” è la chiave di lettura di questo rapporto che si deve incentrare e sviluppare sul piano delle conoscenze, in quanto queste ultime sono le sole che interessano alla filosofia politica, e sono anche quelle che impediscono una deriva delle competenze da parte delle due istituzioni, la Chiesa e lo Stato, che rappresentano da ultimo i poli della relazione, in special modo nella società europea. Infatti, ogni forma di eccesso, dal fondamentalismo e confessionalismo all’indifferentismo e laicismo, impedisce vicendevolmente l’ascolto delle ragioni avanzate dall’una e dall’altra parte. La gestione del bene comune affidata alla religione piega e soffoca la volontà del singolo alla Legge, così come la sua piena esclusione dalla questione ferma la riflessione sull’uomo a metà del suo possibile percorso, in quanto la pluralità dei modi in cui si manifestano le capacità umane, che un buon governo deve valorizzare e promuovere, trova una più profonda comprensione nell’unità trascendente della sua origine. Scrive l’autore: «La relazione tra politica e religione, dunque l’idea di laicità, esige la riproposizione di un senso politico ispirato da un senso morale (non un moralismo o un utopismo o una concezione che canonizzi la morale), una ragione morale» (p. 334).

Nella concezione di “laicità” ivi proposta soggiace il richiamo al concetto etico-politico, elaborato da Aristotele, della phrònesis, ovvero della saggezza politica che scongiura la degenerazione dei governi, a motivo della quale la monarchia si tramuta in tirannide, l’aristocrazia in oligarchia e la democrazia in oclocrazia. Tale saggezza politica consiste oggi anche nella capacità di accogliere le opinioni avanzate da punti di vista diversi, sapendone comprendere le ragioni e trattenere gli aspetti che completano e arricchiscono il proprio. Significa sviluppare un pensiero critico, nel senso di un pensiero che sia: fondato, dinamico, privo della pretesa di essere esaustivo e pertanto ben disposto all’ascolto e al confronto. Un pensiero naturalmente aperto al dialogo perché guarda l’uomo nella sua dignità di essere unico e infinito. Secondo Alberti: «Se nelle questioni riguardanti la religione in rapporto alla politica, dunque le questioni relative all’idea di laicità, si fa uso della phrònesis (ragione e morale) si può giungere a una condotta e a una visione scevra da ideologismi, che sostenga l’uomo e il cittadino nel mondo attuale e futuro» (p. 159).

La possibilità di instaurare tale tipo di dialogo presuppone una nuova forma mentis da affidare alle cure della formazione e dell’educazione. Per questo motivo, l’autore tiene a sottolineare che prima di vedere in atto questa concezione di laicità occorre dar vita ad un “nuovo umanesimo”, ovvero ad un rinnovato sguardo sull’uomo che lo riposizioni al centro dell’interesse di qualsiasi discorso e lo veda quale fine di ogni tipo di scelta per valorizzare e promuovere le sue capacità, venendo incontro alle necessità. Per realizzare ciò, l’Occidente non deve intraprendere percorsi di indagine inesplorati, in quanto la sua cultura possiede una ricchezza di contenuti già vagliati dal giudizio della storia che la rendono matura per il compito; esso pertanto deve solo riconoscere l’urgenza del rinnovo e volerlo attuare. Tale azione formativa può sollecitare l’affermazione politica del concetto di laicità che risulta essere conforme alle odierne esigenze presentate dall’attuale società multietnica, multireligiosa e multiculturale.

Lo stesso autore richiama contenuti della letteratura classica, come la tragedia greca Antigone di Sofocle, per rintracciare in questa «un paradigma culturale originario sul rapporto tra religione, coscienza e politica: una prospettiva primigenia nel divenire della cultura occidentale e un riferimento esemplare della storia del pensiero moderno» (p. 125). Per la stesura dell’opera, Alberti segue uno stile articolato, in quanto ricco di registri linguistici che richiamano conoscenze appartenenti agli ambiti della scienza filosofica, teologica, storica, politica e sociologica e della letteratura. I diversi riferimenti storici giustificano le affermazioni teoretiche avanzate e quelli letterari rafforzano le argomentazioni. Il lavoro ricerca una base teoretica al concetto di “laicità” e vaglia per questo i dialoghi avvenuti tra i maggiori esponenti della cultura odierna e studia le tesi di intellettuali sia appartenenti al mondo della religione, della filosofia e della politica, che del diritto, della sociologia e del giornalismo.

Sono proposti brevi percorsi storici per comprendere le difficoltà dell’affermazione di una forma di democrazia che sappia accogliere anche in Europa, come negli Stati Uniti, la fecondità del dialogo tra religione e politica. La consapevolezza di retroscena che hanno favorito il nascere di pregiudizi e malintesi su tale dialogo, non ostacolano la volontà, espressa dall’autore, di progredire in una prospettiva di ricerca per il riconoscimento del valore di un nuovo atteggiamento laico per il bene comune.

Vittorio V. Alberti, Nuovo umanesimo, nuova laicità, Lateran University Press, Città del Vaticano 2012, pp. 346, euro 30,00.