Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
10/09/2014
Abstract
La guerra fredda è stato un macro-conflitto tra le due superpotenze vincitrici della seconda guerra mondiale: USA e URSS si sono confrontate a distanza ravvicinata in varie guerre localizzate, in un confronto spionistico senza precedenti nella storia e attraverso test nucleari. L'opera dello storico e studioso di relazioni internazionali, John L. Harper, è di notevole utilità per la capacità di sintesi e rara qualità nell'estrapolazione dei fatti storicamente più rilevanti per un libro asciutto ed esaustivo

La guerra fredda di John L. Harper è un libro sulla storia del confronto tra USA e URSS nel secondo dopoguerra. Si tratta di un lavoro contenuto, se comparato alla monumentale quantità di eventi che si svolsero (e anche comparato alla mole della bibliografia reperibile su tale argomento). Perciò si può parlare di un libro essenziale, almeno in questo senso. Purtuttavia, il lavoro dell’autore è particolarmente prezioso proprio per la sua capacità di selezionare gli eventi in relazione alla loro pertinenza e al loro ruolo rispetto alla dimensione più ampia di quel macroevento che fu la guerra fredda.

Lo scontro tra le due superpotenze non viene considerato come un evento in sé necessario. Harper, infatti, a differenza di altri studiosi, è molto attento a considerare i momenti di svolta del conflitto, laddove essi non erano mai il frutto di un'ineluttabile forza del destino, ma sempre passaggi delicati in cui la contrapposizione aveva preso una certa piega piuttosto che un'altra.

L'assenza del determinismo storico, trasposto nella coerente cornice di un possibilismo storiografico, fa da sfondo filosofico preliminare e tacito, ma pur sempre evidente. Di matrice filosofica e storiografica, è l'analisi della competizione tra le due superpotenze, USA e URSS, le quali si fondavano su un diverso modello economico e culturale (tema decisivo nello sviluppo del conflitto, come Harper non manca di rimarcare) ma su una simile visione filosofica di fondo, almeno in questo senso: entrambe erano segnate da una storia e da una consapevolezza di matrice hobbesiana. La Russia era continuamente attorniata da nemici importanti sia a est che a ovest ed essa stessa doveva continuamente preoccuparsi di riuscire a trovare un delicato equilibrio interno rispetto ad una costante spinta strategica verso i vicini: principio che si era conservato anche dopo la rivoluzione d'ottobre. Gli USA, invece, erano una colonia nata in un territorio ostile, in cui gli elementi naturali, sociali interni ed esterni favorivano l'idea dell'accerchiamento. Tanto gli USA quanto l'URSS si ritrovavano in uno scetticismo di fondo sulla natura delle relazioni internazionali: «[L]a storia della Russia appare come uno sforzo erculeo per spezzare l'accerchiamento dei nemici e consolidare un impero esteso da Danubio al Pacifico, dal Baltico al Mar nero, con un occhio puntato sul Mediterraneo» (p. 33). «Il fatalismo hobbesiano americano produsse un dilemma meno acuto ma analogo a quello della Russia. L'esperienza mostrava che i nemici non erano immaginari; ma l'espansione difensiva provocava l'ostilità dei potenziali avversari» (p. 38). La conseguenza della vittoria della seconda guerra mondiale fu lo smantellamento dei vecchi imperi coloniali del XIX secolo per una rinascita di un confronto fondato su due potenze alternative sia negli ideali che nella struttura sociale.

Il lavoro di Harper non è semplicemente una sintesi intelligente di un macroevento storico, ma è uno studio attento su un recente passato di lungo periodo storico. Si tratta di un lavoro di grande valore storiografico. E non solo.

John L. Harper, La guerra fredda, Il Mulino, Bologna, 2011, pp. 383, euro 30.