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Recensione
29/03/2014

L'arte occidentale della guerra dello studioso di storia antica, Victor D. Hanson, è un lavoro rilevante all'interno della storia antica e del più ampio dibattito sulla storia del warfare.

L’autore illustra le modalità della guerra nella Grecia antica con particolare attenzione all'esperienza dei soldati-cittadini della pòlis, senza per questo trascurare l'evoluzione della guerra antica a partire dalla guerra di Troia per finire con l'ascesa di Alessandro Magno. Rimane il fatto che Hanson si dedica principalmente allo studio della guerra tra falangi oplitiche e si inoltra in considerazioni di grande interesse non soltanto storiografico.

L’autore effettua studi empirici per comprendere l'essenza stessa dell'attività di guerra nel modello classico della falange e mostrato, in modo convincente che la guerra tra falangi, pur nella sua brutalità, era limitata nei danni a lungo termine: se così non fosse stato, in caso di catastrofe militare le stesse città-stato sarebbero state definitivamente travolte.

Hanson mette in luce in più passaggi il fatto che le pòlis fossero piccoli centri fondati sulle attività agricole, attività soggette a continua cura da parte dei lavoratori-cittadini, cioè i soldati della falange. In inverno e durante i mesi delle messi non si poteva combattere. Rimaneva soltanto la stagione estiva per condurre gli uomini in guerra. La modalità di combattimento era, secondo Hanson, dovuta principalmente all'esigenza di integrare la guerra all'interno del complesso delle attività della stessa pòlis, guerra considerata parte integrante e identitaria della vita civile e politica del cittadino greco.

Hanson ha due principali obiettivi. Il primo è dare un resoconto accurato delle modalità di combattimento tra falangi oplitiche. Egli mostra nei dettagli come lo scontro si concentrasse in momenti difficili e terribili, a livello psicologico, ma molto limitati per durata temporale. Lo sforzo richiesto per indossare la panoplia e lo scudo non era trascurabile, specialmente se si considera la statura media e la calura estiva. Inoltre, il cozzo dei due schieramenti avveniva dopo che le due schiere avevano preso un certo slancio, momento in cui i soldati-cittadini si calavano l'elmo, che risultava tale da rendere difficoltosa la vista e la capacità di percepire gli ordini.

Il secondo obiettivo del lavoro è senza dubbio quello più affascinante ma anche quello più controverso. La modalità di combattimento della Grecia antica è tramontato, ma è rimasto come simbolo di quello che Hanson chiama western way of warfare (l'arte occidentale della guerra). L'ideale si è conservato nei secoli, laddove l'immagine comune della guerra è proprio quella della battaglia campale, simbolo del duello tra due schieramenti alla pari in cui ci si fronteggia a viso aperto, e in cui l'elemento della forza si concentra al massimo per rilasciarsi in un lasso di tempo esiguo. Hanson porta molti casi di guerre temporalmente distanti dal periodo considerato (fino ad arrivare al Vietnam) per mostrare come il modello greco si sia conservato nell'ideale del warfare occidentale.

Questo saggio risulta, così, un'opera chiave per comprendere una porzione importante della Grecia classica e della sua influenza, anche su un piano generalmente non sempre apprezzato nella sua interezza. Date le tesi e le prove hansoniane, il lavoro ha suscitato apprezzamento e perplessità. Ciò nondimeno, esso risulta una lettura di grande interesse per tutti gli storici della Grecia antica e della storia della guerra. Inoltre, la qualità di scrittura di Hanson rende L'arte occidentale della guerra un libro estremamente godibile anche da un lettore semplicemente curioso.

V. D. Hanson, L'arte occidentale della guerra. Descrizione di una battaglia nella Grecia classica, Garzanti, Milano, 2009, pp. 311, euro 12,00.