Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
15/11/2013
Abstract
“Le guerre jugoslave 1991-1999” costituisce una pietra miliare nella storiografia non soltanto per quanto concerne le vicende che hanno sconvolto, in quegli anni, i Balcani, ma anche per la trattazione degli avvenimenti politici e diplomatici che hanno riguardato l'Alleanza Atlantica e il ruolo dell'ONU.

Le guerre jugoslave tratta della storia delle guerre che hanno sconvolto l'ex-Jugoslavia dal 1991 fino al 1999. Il libro è idealmente diviso in due parti. La prima tratta della guerra che ha coinvolto in successione la Slovenia, la Croazia e la Bosnia-Erzegovina (1991-1995). La seconda si concentra sugli avvenimenti più recenti in Kosovo (1989-1999). Nella prima parte, lo storico presenta le condizioni determinanti per lo sviluppo delle guerre e il loro svolgimento. La peculiare ferocia delle guerre balcaniche è motivata dalla grande molteplicità di ragioni di conflitto: "Questa guerra ha contenuto in sé tutte le guerre conosciute dalla storia: è stata etnica, confessionale, civile, imperialista e d'aggressione... È stata guerra di contadini contro cittadini, guerra per la distruzione della classe media, guerra della terra e del sangue [...]" (p. 536).

Il motivo principale dello scatenarsi della guerra è dovuto all'affermarsi della volontà d'indipendenza da parte delle singole repubbliche jugoslave. Venuto meno il collante politico, i singoli interessi delle forze politiche si sono associati agli innumerevoli aggregati di compositi interessi sociali, consolidando intenti e volontà che hanno determinato una situazione sociale e politica instabile. L’aspetto etnico è divenuto centrale quando esso ha assunto precisi connotati politici. Questa, una delle cause centrali dello scoppio delle guerre balcaniche: l’idea condivisa dall'etnia cetnica, dai suoi capi politici e militari, di costituire una Grande Serbia: "All'origine delle guerre jugoslave svoltesi fra il 1991 e il 1999 ci fu la volontà di dominio dell'etnia maggioritaria, quella serba, mal disposta a tollerare che il processo di emancipazione delle diverse realtà istituzionali, avviato già negli anni Settanta da Tito, portasse, dopo il crollo del Muro di Berlino, a una soluzione di tipo confederale" (p. XIV). In particolare, la volontà di riunire i territori di popolazione in prevalenza cetnica fu adottata da Radovan Karadžić, il quale tentò con ogni mezzo disponibile di raggiungere i suoi scopi, compresi sistemi di intimidazione e distruzione del tessuto sociale che prevedevano violenze sistematiche sulle donne musulmane.

Nonostante la dichiarata forza militare della Serbia, è probabile che essa abbia ingaggiato in una guerra al di là delle proprie possibilità: "nessuno si rendeva conto che i serbi non avevano le risorse materiali per vincere una guerra, senza la quale non era possibile raggiungere gli scopi prefissi" (p. 32). Questo è un punto su cui l'autore torna più volte quando difende l'idea - sebbene in modo tale che non costituisca una presa di posizione apodittica - che le guerre balcaniche sono state combattute soprattutto per la volontà dei Serbi di annettere le regioni delle altre repubbliche dove il loro gruppo etnico più numeroso, oppure perché le aree rientravano nei loro interessi geopolitici. In questo senso, uno dei principali ostacoli alla realizzazione della pace fu proprio il fatto che l'intervento ONU, manchevole dal punto di vista logistico e amministrativo, non prevedeva la possibilità di azioni armate neanche per fermare la pulizia etnica, di cui si era a conoscenza e, talvolta, veniva compiuta sotto gli occhi dei soldati e degli osservatori ONU. Si era ben a conoscenza dei campi di sterminio allestiti dalle varie parti in causa: "[I]l Dipartimento di Stato ammise di essere informato dei maltrattamenti nei campi di concentramento bosniaci, aggiungendo tuttavia di non avere elaborato alcun piano per bloccarli" (p. 187). Così sembra che l'intervento armato della NATO sia giunto tardi: "Il commento più pregnante fu però quello di Ervin Hladnik-Milharćić [...]: La soluzione per raggiungere la pace era nota dal 4 agosto 1992: giunge quattro anni, duecentomila morti, mezzo milione di feriti e un milione di fuggiaschi troppo tardi" (p. 505).

La narrazione storica di Pirjevec è attenta alla natura dei fatti e la ricostruzione dei diversi avvenimenti bellici è di dettaglio e non trascura una minuziosa ricostruzione causale.

Jože Pirjevec, Le guerre jugoslave 1991-1999, Einaudi, Torino 2001, pp. 748, euro 18,00.