Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
01/07/2013
Abstract
Nel volume curato dal Centro sociale Askatasuna sulle lotte No Tav tornano, con particolare e non scontata frequenza, i termini: identità, comunità, legittimità, gerarchia. Sono l’indizio di qualcosa di insolito?

Gli ircocervi esistono ancora, oppure sono già fra noi? Per i tipi di Derive/Approdi è uscito un testo a cura del Centro sociale “Askatasuna” sul movimento no Tav intitolato A sarà düra. L’immagine in copertina ricorda il famoso manifesto di Rodčenko con Lili Brik che grida: “libri”. Però questa volta la persona che grida è in mezzo al filo spinato e pare che esorti ad avanzare.

Il libro contiene una sequenza di interviste a militanti che, in contrasto con l’immagine di copertina, hanno in maggioranza fra i cinquanta e i sessant’anni. Ci sono però anche diverse parti teoriche, molto interessanti per lessico e parole-chiave. Ad esempio: “la costruzione dell’inimicizia crea un mondo di parte, un mondo nostro su cui si fonda un diverso sistema di motivazioni … che ridefiniscono la soggettività individuale del partigiano e quella collettiva della sua comunità (…) Da questo definirsi si consolida una nuova legittimità” (p. 13) - nell’uso del termine “partigiano” il riferimento a Carl Schmitt è esplicito. Ancora: “su un piano sottostante, subordinato alla soggettività, assumono un valore relativo ma importante le dimensioni identitarie, il potenziamento provvisorio di talune credenze, taluni miti, talune ideologie” (p. 15).  “Nel no tav che viene dalla città quel che conta è la riscoperta di un’organicità possibile tra attivismo politico e vita quotidiana” (p. 277). “Il corpo dei militanti è ‘organismo sociale’” (p. 25). “Gli uomini e le donne che fanno vivere i movimenti e costruiscono le lotte esprimono nello stesso tempo bisogno di comunità e l’impossibilità di accettarla come già data (…). La comunità è il fine agognato ma non è mai dato a priori. E’ posta in palio e conquista soggettiva della lotta” (p. 282). “Ogni organizzazione umana è un sistema, o un insieme di sistemi che si attuano, si definiscono e si trasformano per realizzare gerarchie di fini specifici a loro attribuiti”, e “la gerarchia di fini è ciò che struttura il processo” (p. 31). “C’è una gerarchia anche sulla possibilità di utilizzare i saperi e le conoscenze”, perché “certe conoscenze servono più di altre” (pp. 31-32; del resto, anche “la valutazione politica del passato va finalizzata”, p. 24). “Conflitto,  conoscenze, legittimità” sono le “tre variabili” necessarie alla “crescita del movimento” (p. 33). “Si parte e si torna insieme” (p. 37). Quindi: identità, comunità, legittimità, gerarchia. Quali sono i riferimenti teorici? Carl Schmitt è richiamato in alcuni passaggi cardinali (p. 13, p. 311). Mario Tronti c’è, ma in posizione defilata (p. 14, p. 275).  Sul movimento no tav come “potere costituente” il rinvio è a Toni Negri (p. 240). Ma il riferimento più ricorrente forse è quello a Romano Arquati. Così, il richiamo elegiaco a momenti come “la Madonna del Rocciamelone portata in corteo”, o alle “pratiche popolari scivolate nel disuso” come “la ‘Notte dei fuochi’, danze e canti della tradizione popolare” (p. 263), suggerisce un nesso non del tutto prevedibile fra operaismo e ruralismo. L’evocazione del ceto medio impoverito, o la simpatia per il Movimento 5 Stelle, non sono affatto in contraddizione (p. 316).

Questo lessico non è inestricabile dal movimento no tav (ad esempio, se si legge Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa, a cura di Livio Pepino e Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele 2012, si respira un’aria completamente diversa), né in qualche modo può essere decisivo sulla questione della Torino-Lione. Anzi, nel rimarcare il nesso fra elaborazione identitaria, uso della forza e desiderio di fondare legittimità, vengono in mente altre compagnie, abbastanza estranee alle questioni ferroviarie (basti pensare al gotico Dio è violent di Luisa Muraro, uscito pochi mesi or sono). Del resto, è la giornalista cattolica Gabriella Tittonel ad affermare, in una delle interviste, che quello che succede in Val di Susa “non è una storia soltanto umana, ma anche di grandi coalizioni potenti che stanno dominando il mondo anche altrove” (p. 178). Si sente molta aria di Novecento, affacciandosi dal treno.

A sarà düra. Storie di vita e di militanza no tav, a cura del Centro sociale Askatasuna, DeriveApprodi, Roma, 2013, pp. 319, euro 18.