Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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05/07/2012
Abstract
Nell’articolo si contesta l’efficacia degli eurobond come strumento per risolvere il problema dei debiti pubblici dei Paesi dell’eurozona e se ne denunciano i rischi. Si presenta il disegno di un nuovo tipo di Buono del Tesoro Italiano, cartaceo, forzoso, circolante, con potere liberatorio, che consente di non far pagare gli interessi sulle sue emissioni.

Premesse
Un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l'era totalitaria rappresenta un arresto. A queste parole di Altiero Spinelli, scritte quando la Cina, il Brasile, l’India non erano potenze economiche, oggi dobbiamo aggiungere che soltanto un’Europa libera e unita è la premessa irrinunciabile della sopravvivenza economica e culturale dei Paesi europei. Oggi infatti persino la sopravvivenza di quel poco di Unione Europea che è stata fin qui raggiunta e la speranza di una sua evoluzione verso gli Stati Uniti d’Europa sono fortemente minacciate dalla crisi dell’euro, crisi che investe molti Paesi dell’eurozona e che si colora con diverse sfumature di problemi nei vari Paesi.

In Italia la crisi è determinata principalmente da due fattori: dall’enorme debito pubblico creato nel corso degli ultimi decenni e dalla crisi della classe politica che l’ha generato, fattori che si intrecciano in modo perverso rendendo la crisi inestricabile. Questa miscela, perversa già di per sé, viene esaltata dall’assoluta anomalia dell’euro, una moneta senza Stato, un unicum storico.

Infatti, diversamente da tutte le altre monete presenti e passate, che sono sempre state emanazione diretta di uno Stato, l’euro non lo è per cui è da considerare come una sorta di “moneta orfana”, priva dei diritti di tutte le altre monete. Infatti, poiché i “genitori-Stati” dell’eurozona non sono uniti formalmente in un unico Stato, neppure la Banca Centrale Europea (BCE) può avere le caratteristiche delle vere banche centrali ed in particolare non può stampare moneta consegnandola direttamente agli Stati in difficoltà. Certo gli Stati usano l’euro, anzi finora ne hanno tratto anche grandi benefici, però non sono ancora attratti dall’idea di unirsi formalmente secondo quella normalità di cui avrebbero tutti grande necessità. Insomma i Paesi dell’eurogruppo si comportano come certi genitori che vogliono continuare a godersi la loro libertà senza sentirsi legati in un rapporto che crea troppe rinunce. E quello cui i politici dell’eurozona dovrebbero rinunciare per dare uno Stato all’euro è parte della loro sovranità nazionale, cioè la fetta più grossa del potere. Così, non soltanto è stato elaborato un esperimento sinora inusitato, come la creazione di una moneta senza uno Stato, ma neppure sull’orlo del baratro i politici sentono il dovere di risolvere questa situazione abnorme.

Ora tale situazione è divenuta insostenibile, infatti, poiché la BCE non può stampare moneta per gli Stati in difficoltà, cosa che consentirebbe loro di finanziarsi a costo zero, l’Italia, la Grecia ecc. sono costrette a finanziarsi esclusivamente sul mercato emettendo continuamente Buoni del Tesoro nazionali, sempre più costosi. Ma gli interessi che si pagano su questi titoli generano ulteriore debito pubblico creando così una spirale perversa che non ha fine. Naturalmente tanto maggiori sono i tassi degli interessi, tanto più rapida è la crescita del debito. Per avere un’idea di quanto facciano paura gli interessi che dobbiamo pagare sul debito pubblico basti pensare all’incredibile vicenda dei 70 miliardi di debito che lo Stato ha nei confronti delle imprese italiane. Il debito pubblico ufficiale è così grande (circa 1950 miliardi di euro ad aprile 2012) che pur di non farlo aumentare lo Stato non paga le imprese. Infatti, poiché il pagamento può avvenire soltanto con i soldi ottenuti attraverso una ulteriore emissione di Buoni del Tesoro, tale operazione porterebbe istantaneamente il nostro debito pubblico da 1950 a 2020 miliardi aumentando gli interessi che paghiamo su di esso. Per evitare questa ufficializzazione ed evitare gli effetti negativi che questo mancato pagamento provoca sull’intera economia italiana il governo di Mario Monti ha così elaborato un complesso sistema che ha lo scopo di far pagare le imprese creditrici, da parte delle banche.

Politici ed economisti pensano che soltanto gli eurobond, nuovi strumenti finanziari emessi da una autorità centrale europea, garantiti in solido dalla totalità dei Paesi dell’eurogruppo, sarebbero capaci di risolvere i problemi dei Paesi membri dell’eurozona, stritolati tra l’enormità dei loro debiti pubblici e l’atipia dell’euro. L’effetto benefico degli eurobond consisterebbe nella capacità da parte di questo titolo europeo di strappare al mercato minori tassi di interesse rispetto a quelli ottenuti dai singoli Paesi, visto l’allargamento della platea dei Paesi garanti. Così il principale obiettivo di tutti i politici, convinti delle capacità taumaturgiche degli eurobond, è diventato quello di ottenere dalla cancelliera tedesca Angela Merkel il consenso all’emissione di tale strumento finanziario. Ma la cancelliera Merkel e i Tedeschi sono di avviso contrario. Una grave conseguenza di ciò è che molti politici accusano, più o meno apertamente, l’egoismo della cancelliera Merkel come la causa dell’attuale drammatica situazione finanziaria ed economica europea, così inducendo molti cittadini a pensare altrettanto. I rischi di tale situazione non richiedono spiegazioni.

Ma è poi vero che gli eurobond sarebbero questo strumento salvifico per i nostri debiti pubblici? E se invece avesse ragione la Merkel che durante l’ultimo G8 ha dichiarato che gli eurobond “non farebbero che aggravare la crisi” e che sono strumenti di “apparente solidarietà”? In effetti gli eurobond potrebbero essere soltanto un modo semplice, e non etico, per scaricare le responsabilità dei nostri debiti sulla potenza economica altrui ed un rischioso tentativo di porre rimedio al primo grave errore, quello di aver creato una moneta senza uno Stato, l’euro, con un altro errore dello stesso tipo, quello di creare un titolo del tesoro europeo senza che esista un ministero del Tesoro europeo e cioè senza che esista una politica economica e fiscale comune europea. Ed è evidente la grave insidia che l’eurobond porta con sé, come sostiene appunto la cancelliera Merkel. I Paesi virtuosi, cioè quelli che in definitiva dovrebbero essere i garanti degli eurobond, sono pochi e tranne la Germania sono tutti molto piccoli (Finlandia, Olanda, Lussemburgo) mentre i Paesi da garantire sono molti: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e due di questi, Italia e Spagna sono anche molto grandi. In particolare l’Italia da sola ha un debito pubblico pari a circa un quarto di tutto il debito pubblico dell’eurozona (2000 contro circa 8000 miliardi). Ne consegue che la responsabilità della garanzia per tutti gli eurobond emessi da tutti i Paesi membri dell’eurozona ricadrebbe di fatto esclusivamente sulla Germania che, per quanto forte, non potrebbe ragionevolmente garantire da sola anche i debiti di tutti gli altri Paesi. A questo punto l’ovvia conseguenza dell’abnorme carico di responsabilità che verrebbe a gravare sull’economia tedesca a causa degli eurobond sarebbe che i mercati potrebbero iniziare a considerare a rischio la stessa solidità dell’economia tedesca, su cui tutto il castello degli eurobond poggia. E quale sarebbe la conseguenza di tutto ciò? Che ad aumentare sarebbero gli interessi sugli eurobond stessi, vanificandone lo scopo. E a questo punto saremmo tornati al punto di partenza, anzi in un punto molto peggiore. Perché se questo si verificasse sarebbero tutti i Paesi dell’eurozona, Germania compresa, a dovere pagare alti interessi sugli eurobond. E l’eventuale fallimento degli eurobond si porterebbe dietro anche il fallimento delle economie europee, dell’euro e la speranza stessa di una futura maggiore integrazione politica europea. Bisogna soltanto sperare che la Merkel dica sempre no agli eurobond.

Non sarebbe più semplice ed etico che ogni Paese dell’eurozona continui ad assumersi la responsabilità dei propri debiti pubblici? Magari utilizzando un nuovo strumento finanziario come quello che descrivo di seguito e rimandando a quando avremo raggiunto una maggiore integrazione politico-economica l’emissione degli eurobond?

Buoni del Tesoro Cicrolanti Italiani (BTCI): una rivoluzione pacifica, per non fallire.
In sintesi, l’Italia si trova in una situazione drammatica in cui: 1) non può stampare moneta, 2) può soltanto emettere normali Buoni del Tesoro che però comportano il pagamento di interessi sempre più elevati (quest’anno ammonteranno almeno a 80 miliardi di interessi) con il risultato di veder così il debito pubblico lievitare e 3) con l’ulteriore rischio che, se qualche asta pubblica andasse a vuoto, lo stato fallirebbe. In tale situazione lo Stato ha il diritto-dovere di ricorrere a una qualche soluzione, anche eterodossa che gli consenta di non fallire. Illustro sotto il disegno di un nuovo tipo di titolo pubblico con queste caratteristiche.

Le caratteristiche dei nuovi Buoni del tesoro.
1- Sono materializzati cioè sono cartacei,
2- Sono Buoni del Tesoro forzosi, cioè tutti debbono accettarli;
3- Hanno il potere liberatorio della normale cartamoneta, cioè hanno il potere di estinguere i debiti;
4- Sono circolanti, nel senso che circolano come la normale cartamoneta. Infatti sono stampati utilizzando la stessa carta filigranata delle attuali monete e portano la dicitura: Repubblica italiana. Buoni Tesoro Circolanti Italiani (BTCI). Su di essi sarà stampata la serie, la data di emissione e quella di scadenza. Saranno stampati con tutti i tagli delle banconote attualmente in circolazione a partire dai 5 €. Le dimensioni dei BTCI sono leggermente più grandi (un centimetro) di quelle delle banconote di pari valore per renderli rapidamente riconoscibili alla data della scadenza, data a cui verranno ritirati dalla circolazione direttamente dalle banche, sostituiti con moneta normale o con nuovi BTCI. Lo scopo di stamparli sulla stessa carta filigranata dell’attuale cartamoneta è ovviamente quello di renderli non facilmente falsificabili.
5- Lo Stato li consegna direttamente a tutti coloro che debbono avere soldi da lui: imprese, impiegati, pensionati ecc. e tutti debbono necessariamente accettarli (sono forzosi) ma lo faranno volentieri perché tanto potranno spenderli liberamente avendo lo stesso potere liberatorio della moneta normale. Non si faranno più aste pubbliche per emettere titoli pubblici.
6- un BTCI così strutturato non matura interessi, per cui non esisterà più il problema dello spread né della pagella delle agenzie di rating, né i rischi derivanti dalla necessità che le banche italiane hanno di comperare i comuni buoni del tesoro per evitare che le aste pubbliche vadano deserte.
7- I BTCI hanno una scadenza almeno ventennale.
8- Le banche li tratteranno come la normale cartamoneta. Soltanto alla scadenza non potranno più circolare perché non sono più validi ma chi li possiede li riconsegna in una qualsiasi banca che darà in cambio moneta normale o nuovi BTCI a seconda di valutazioni politiche effettuate alla scadenza. La banca a sua volta riconsegnerà i BTCI scaduti alla Banca d’Italia o alla BCE che li distruggerà consegnando nuova moneta o nuovi BTCI. (ogni anno una quota x di BTCI dovrebbe essere distrutta per rispettare il fiscal compact che prevede la riduzione di un ventesimo del 50% del debito pubblico attuale, ogni anno per 20 aa). Comunque chi li possiede avrà 2-3 anni di tempo dopo la scadenza per cambiarli.
9- Potranno circolare liberamente in tutti i Paesi dell’eurogruppo perché sono garantiti dallo Stato italiano come la normale cartamoneta.
10- Soltanto gli imprenditori che debbono pagare imprese di Paesi esterni all’eurozona potranno chiedere alla loro banca di pagarli con la normale moneta. Le banche potranno fare ciò facilmente visto che gli attuali depositi italiani dei privati sono pari a circa 3500 miliardi.

I BTCI avrebbero i seguenti limiti d’emissione.

Limiti quantitativi
A. fino al raggiungimento del pareggio di bilancio (2013 o 2014?) la somma delle seguenti voci:
a) Il deficit di bilancio;
b) I titoli del debito pubblico in scadenza;
c) Gli interessi sulla massa dei vecchi titoli.
d) E, solo per il 2012 i 70 miliardi del debito verso le imprese.

B. Negli anni successivi al raggiungimento del pareggio di bilancio i BTCI dovrebbero coprire soltanto le voci b) e c) del precedente elenco.

Naturalmente tutte le istituzioni comunitarie dovrebbero dare prioritariamente il loro consenso all’emissione di tale tipo di titolo. Il rispetto dei limiti delle emissioni sarebbe controllato e garantito direttamente dalla BCE visto che i BTCI dovrebbero essere stampati dalla Banca centrale. L’entità della cifra da finanziare con i BTCI varierebbe di anno in anno perché la quantità di titoli del vecchio debito pubblico in scadenza e degli interessi da pagare variano di anno in anno.

Limiti temporali

Questo tipo di limite non è definibile a priori tuttavia dovrebbero essere emessi almeno fino al raggiungimento di un debito pubblico pari al 50-60% del PIL. I BTCI dovrebbero avere scadenza ventennale e dovrebbero essere eventualmente rinnovabili.

In sintesi le caratteristiche del BTCI consentono allo stato emittente di:
a) non pagare gli interessi sulle nuove emissioni, bloccando così la crescita del debito pubblico;
b) non chiedere garanzie ad altri Paesi;
c) non fare più aste pubbliche;
d) aggirare l’impossibilità della BCE di stampare moneta, stampando titoli del debito pubblico ed eliminando il rischio di fallire.

Accettazione da parte della UE

L’emissione da parte dell’Italia dei BTCI dovrebbe essere prioritariamente accettata da tutti i Paesi dell’eurozona, dalla BCE, e dagli altri organi centrali europei. Questo tipo di buoni del tesoro dovrebbe essere visto con favore dagli altri Paesi europei, ed in particolare dalla Germania per una serie di motivi:
1- Perché i BTCI bloccherebbero il rischio del nostro fallimento, con quel che segue;
2- Perché manterrebbero la responsabilità economica del Debito Pubblico italiano interamente a carico degli italiani;
3- Perché, non generando interessi, faciliterebbero il risanamento del nostro Debito pubblico interrompendo il circolo vizioso: Debito pubblico + interessi = aumento del Debito pubblico e cosi via ;
4- Perché BTC analoghi ai BTCI potrebbero essere emessi anche dagli altri Paesi europei con grossi debiti pubblici con le stesse conseguenze favorevoli sulla loro economia;
5- Perché potrebbero essere riviste le attuali politiche di tassazione, causa di grave recessione, favorendo così la ripresa economica;
6- Perché metterebbero fine al credit crunch;
7- Perché le banche non sarebbero più costrette a comperare buoni del tesoro italiani.
8- Perché questo strumento finanziario rispetterebbe il senso degli impegni presi recentemente con la comunità europea ed in particolare quello della legge sul pareggio del bilancio e quello del fiscal compact che sarebbe anzi facilitato dal risparmio degli interessi sul debito pubblico.

Ulteriori Benefici strettamente politici apportati dai BTCI
I BTCI, determinando un risanamento dei conti pubblici più rapido e meno devastante per le popolazioni, potrebbero:
1- Facilitare i necessari passi avanti verso una maggiore integrazione politica europea,
2 - Bloccare una pericolosissima ripresa di sentimenti antigermanici da parte di numerosi cittadini europei.
3 - porre fine alla diatriba sugli eurobond. Questo aspetto sarebbe molto gradito alla Germania e a tutti i Paesi virtuosi dell’eurogruppo che avversano gli eurobond.

Considerazioni finali sui BTCI
Prima di bocciare, magari solo per motivi formali, questo progetto, esso dovrebbe essere esaminato attentamente magari alla ricerca di un solo piccolo spunto utile allo scopo di evitare il fallimento dell’Italia. Bisogna anche ricordare che il fallimento di uno Stato provoca disordini civili, distruzioni, fallimenti a catena delle imprese, sofferenze indicibili e morte di persone, cose e culture. Le conseguenze del progetto dei BTCI, messo sotto l’egida delle istituzioni comunitarie, sarebbero solo positive per tutti, non solo per noi Italiani.

Quale autorità europea potrebbe dirci di no sapendo che lo scopo di questo progetto è quello di salvare i conti italiani, salvarli senza chiedere aiuti esterni e così facendo salvare l’euro e l’Europa? Per questo scopo anche gli economisti più ortodossi possono accettare qualche piccola o grande atipia della circolazione monetaria se va nella direzione di dare normalità ad una moneta, l’euro, che, per ora, di normale non ha nulla. Così come una malformazione inusitata può richiedere in un bimbo interventi plurimi e originali, così forse anche l’euro, per diventare una moneta normale, dovrà passare attraverso una serie di interventi tra cui qualcuno non ortodosso. Del resto non ci si può illudere di eliminare un errore grave ed originale, come quello di aver creato per la prima volta nella storia una moneta senza uno Stato, applicando regole già scritte. Ma come per le malformazioni fisiologiche l’importante è il risultato finale.

Bibliografia

A. Spinelli; E. Rossi. Il Manifesto di Ventotene,
Banca d’Italia. Eurosistema. Bollettino Economico n° 68, aprile 2012
Reference: MEMO/11/820 Date:23/11/2011

* Professore aggregato - Università La Sapienza di Roma