Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Articolo
27/04/2014
Abstract
Negli ultimi decenni i neuroscienziati si sono interessati molto agli aspetti intellettuali e cognitivi della mente e, soltanto in tempi recenti, hanno rivolto la loro attenzione verso la neurobiologia delle emozioni, in particolare l’amore, che stanno diventando un tema di ricerca assai diffuso. Malgrado ciò che ne sappiamo oggi sia ancora incompleto e limitato, è emerso con chiarezza che nel cervello esistono regioni e vie dedicate all’amore tra due individui, l’amore romantico, e tra una madre e il proprio figlio, l’amore materno, che sono diverse ma in parte coincidono e garantiscono, lungo il percorso evolutivo, la conservazione e la promozione della specie attraverso la formazione di legami stabili.

Amore: «forma di malattia mentale non ancora riconosciuta da nessuno dei manuali diagnostici di riferimento»
(Stuart Sutherland)

Semir Zeki è neurobiologo all’University College di Londra dove insegna Neuroestetica, disciplina da lui fondata che indaga sulle relazioni tra Estetica e Mente e che egli stesso definisce una ricerca filosofica attraverso strumenti scientifici. Zeki studia anche i correlati neuronali degli stati affettivi come l’amore; le sue ricerche hanno contribuito alla scoperta che le aree del cervello coinvolte in questo sentimento sono corticali, sono cioè parte della corteccia cerebrale, ma anche sottocorticali, cioè si trovano al di sotto della corteccia e sono più antiche dal punto di vista evolutivo.

Prima di affrontare l’argomento nei particolari, è necessario premettere cosa si intende per cervello e per corteccia cerebrale.

Il cervello è tutto ciò che è racchiuso all’interno della scatola cranica: i due emisferi cerebrali, destro e sinistro, il cervelletto, il tronco dell’encefalo, e i diversi agglomerati di neuroni importantissimi per la vita affettiva e per la sopravvivenza dell’individuo e della specie.

La corteccia cerebrale è un mantello di cellule nervose – neuroni – e altri tipi di cellule che copre gli emisferi cerebrali. Ha uno spessore di qualche millimetro e un aspetto notevolmente irregolare nei primati, e quindi anche nella nostra specie, per la presenza di pliche e solchi.

La corteccia infatti, lungo il corso dell’evoluzione, si è notevolmente estesa ma si è ripiegata su se stessa per la necessità di adattarsi ad uno spazio – la scatola cranica – che non ha aumentato di molto la sua capacità.

Le regioni dedicate all’amore, corticali e sottocorticali, fanno parte integrante del cosiddetto cervello emozionale coinvolto a sua volta nel sistema della ricompensa dove nascono i sentimenti di euforia, esaltazione, intensa soddisfazione, dipendenza e così via, associati a comportamenti quali la ricerca e l’avvicinamento, tutti molto simili agli effetti dell’uso di sostanze oppioidi come per esempio la cocaina.

Lo stato di benessere e di piacere possono avere inizio durante il processo di ricerca in previsione di quello che è lo scopo effettivo della ricerca stessa, e intensificarsi quanto l’obiettivo viene raggiunto.

Ogni volta che il sistema della ricompensa si attiva, i neuroni corticali e sottocorticali che ne fanno parte incrementano il loro metabolismo di base, utilizzano maggiori quantità di ossigeno e glucosio forniti dal sangue che circola nel sistema vascolare locale, producono e liberano su altri neuroni bersaglio con i quali sono collegati, sostanze funzionali alla comunicazione. Si tratta di neurotrasmettitori, molecole di varia natura biochimica che si legano per un tempo davvero infinitesimale ai loro bersagli e determinano su questi, per un tempo variabile, effetti biochimici diversi e di diversa intensità. La eccitazione del cervello emozionale e delle aree della ricompensa rilevata da Zeki nell’amore materno e nelle prime fasi dell’amore romantico, ha il formidabile effetto di rallentare la attività dei neuroni della corteccia frontale (posti in sostanza dietro la fronte) e delle sue sub-aree,sede di compiti sofisticati come la pianificazione del futuro,la capacità di prendere decisioni e dove nascono il giudizio razionale e la coscienza morale.

Tale “oscuramento” dei neuroni frontali sospende in particolare la capacità di giudizio e fornisce una spiegazione neurobiologica al tanto comune atteggiamento indulgente delle madri verso i propri figli e alla scarsa propensione ad attribuire loro colpe e responsabilità .

Effetti simili si riscontrano anche nell’amore romantico. Donne e uomini, almeno temporaneamente, sembrano non essere in grado di giudicare obiettivamente la persona di cui sono innamorati.

L’essere amato infatti, malgrado limiti e diffetti di cui nessuno è privo, viene solitamente ritenuto un “esempio di perfezione” e quelli che, in altre persone, continuano ad essere etichettati come difetti e limiti, nell’amato e nella amata non soltanto vengono minimizzati ma possono addirittura essere indicati come qualità “particolari”, “interessanti”, “seducenti”. Tale sospensione del giudizio risulta essere fortemente selettiva dal momento che tutti gli innamorati, a prescindere dal loro sesso, così come le mamme, rimangono comunque perfettamente in grado di formulare giudizi obiettivi su altre persone, su eventi e lavori etc. etc. che non abbiano però nulla a che vedere con la persona amata.

La chimica dell’Amore

Senza voler fare del riduzionismo, occorre riconoscere che tutto ciò che accade nel nostro cervello ha una base chimica. E allora su quali molecole si fonda il concetto di amore e di persona amata che i nostri neuroni generano?

Un sentimento amoroso nasce di solito guardando il volto di una persona: quel volto nel suo insieme ci colpisce, ci piace, ci attrae lo sguardo, quel sorriso… Prima che la voce, la personalità, la cultura e così via, è il segnale visivo che avvia le reazioni biochimiche dei pigmenti della retina e di molecole quali il GMPc (Guanosin Monofosfato ciclico) e il Glutammato che portano il segnale dall’occhio al cervello attraverso una importante serie di elaborazioni e, nel mentre le regioni della corteccia cerebrale preposte alla visione si danno un gran daffare per analizzare nei minimi particolari ciò che l’occhio cattura, i segnali bioelettrici arrivano anche al cervello emotivo che si attiva e produce la gratificante ed esaltante sensazione di benessere delle prime fasi dell’amore romantico, soprattutto se corrisposto.

Soltanto in seguito altre caratteristiche della persona amata potranno intervenire per rinforzare un legame e farlo durare nel tempo, oppure deludere le aspettative e non essere sufficientemente apprezzate per desiderare ed avviare un rapporto sentimentale.

Il ruolo cruciale nella formazione del rapporto di coppia spetta alla dopamina, neurotrasmettitore prodotto e liberato in gran quantità dai neuroni della ricompensa. La dopamina agisce oltre che sulle regioni corticali frontali con la conseguente sospensione del giudizio, anche sulle cortecce parietali e temporali (parti laterali dei due emisferi del nostro cervello, rispettivamente al di sotto dell’osso parietale e di quello temporale).

La corteccia parietale raccoglie e ci rende consapevoli di quasi tutte le sensazioni. Nella corteccia temporale si trova la amigdala (si usa il singolare per semplificare poiché, anche se in realtà abbiamo due amigdale, qui ci riferiamo soprattutto alle funzioni di quella destra), ampia zolla di tessuto nervoso arcaico costituita da diversi raggruppamenti di neuroni responsabili della tendenza alla collera ed alla irascibilità ma grazie ai quali possiamo anche riconoscere la paura nelle espressioni facciali di un altro e diventiamo a nostra volta capaci di esprimerla.

La dopamina nell’amore inibisce, in grado variabile, la attività della amigdala e così viene a ridursi la paura di un possibile pericolo o di una possibile situazione sgradevole, insieme alla tendenza alla irascibilità. L’oscuramento della amigdala, se da una parte può generare squilibri emotivi con atteggiamenti e comportamenti azzardati, poco prudenti, irrazionali e a volte anche caratterizzati da un affievolimento della censura morale, dall’altra, promuovendo un atteggiamento prevalentemente positivo, fa accrescere la fiducia verso il partner, senza la quale sarebbe difficile avviare un rapporto sentimentale sano.

Un ulteriore effetto della dopamina sarebbe, secondo Semir Zeki, la “sospensione” della Teoria della Mente che, secondo la definizione dello scienziato, è la “capacità di prevedere, capire, immedesimarsi nelle intenzioni e nei sentimenti altrui”.

Quando osserviamo il volto di qualcuno diamo, per così dire, valore a ciò che egli sta pensando o provando e così facendo diveniamo capaci di rispondere a quei pensieri e sentimenti con una emozione corrispondente che eventualmente può concretizzarsi in un comportamento appropriato.

La capacità di attribuire stati mentali – sentimenti ma anche pensieri – a sé e agli altri, porta infatti a prevedere il proprio e l’altrui comportamento, conduce ad una maggiore vicinanza psicologica all’altro e costituisce, nell’amore materno, il fondamento della comunicazione affettiva precoce madre/figlio. È un processo di immedesimazione empatica nota anche come mentalizzazione, traduzione del termine inglese “mentalization” e permette di vedere il nostro prossimo nella sua dimensione pienamente umana.

Alla base della Teoria della Mente c’è la capacità di fare una distinzione tra il Sé e l’Altro e, quando non funziona come dovrebbe, ci si trova a vedere l’altro come un oggetto quasi inanimato poiché esiste soltanto la dimensione dell’Io senza un Tu capace di pensieri e sentimenti.

La “disumanizzazione” è senza alcun dubbio quanto di più drammatico possa capitare e, in qualche misura, spiega come si possa essere tanto crudeli e feroci verso gli altri.

Essere sveglio; avere una mente, cioè essere vigile e mantenere nel tempo una condizione di consapevolezza; avere un Sé, cioè essere coscienti della propria soggettività, sono processi cerebrali diversi generati dalla attività di parti cerebrali anch’esse diverse.

All’interno del nostro cervello questi processi diversi, pur rimanendo separabili nella loro biologia, si fondono ogni giorno in continuazione, permettendo differenti manifestazioni del comportamento. È una grande ed impegnativa sfida della scienza indagare e scoprire come avvenga la sottile transizione di uno nell’altro per poter comprendere il funzionamento dell’insieme.

La inibizione delle aree del giudizio oscura quanto dà inizio alla vita individuale cioè la opposizione tra il proprio Io e quello altrui, la dualità Sé/Altro da Sé, per dare spazio ad un desiderio di unità, di fusione con l’altro nell’amore. Coloro che si amano, prima di amarsi erano due individui, due esseri diversi cresciuti ciascuno con le proprie esperienze, le proprie lotte, le proprie vittorie e sconfitte. Adesso desiderano diventare una cosa sola e vivere un rapporto romantico e passionale. Adesso cercano l’unione ben al di là di quella data dalla intimità sessuale.

Ludovico Geymonat, filosofo e matematico, ha scritto che “nell’amore tra due persone, perché si stabilizzi l’unione con l’Altro da Sé, è necessaria una confidenza totale, una comunicazione sincera e senza segreti”.

“Questa forma di comunicazione, una conquista difficile e non concessa a tutti, non viola l’intimità di chi si dà all’altro poiché l’altro è l’amato e non un individuo qualsiasi, è come se fosse “lui stesso” con le medesime gioie, i medesimi dolori e i medesimi desideri.”

“Inoltre, una volta apertosi con un altro individuo, una volta compreso quest’altro individuo in tutta la sua profonda e segreta realtà, l’essere umano impara il valore della comunicazione sincera, il rispetto della personalità altrui e, di conseguenza, a trattare più umanamente tutti gli uomini.”

“È naturale che tutto ciò riguarda l’amore ricambiato; l’amore non corrisposto si riduce ad una aspirazione, ad un desiderio, ad una esperienza incompleta e, come tale, mancata”.

I neuroni della ricompensa producono dopamina e sono particolarmente recettivi a due ormoni sintetizzati dall’ipotalamo: la oxitocina e la vasopressina (detta anche ormone antidiuretico o ADH, acronimo per Anti Diuretic Hormone) che si accumulano nella ipofisi – ghiandola della profondità del cervello in comunicazione con l’ipotalamo - considerata la “centrale di comando” del sistema delle ghiandole endocrine.

La oxitocina (dal gr. oksys=veloce e tokos=parto), come suggerisce il suo nome, agisce durante il parto e fa aumentare progressivamente di frequenza e intensità le contrazioni dell’utero dimodocché il feto possa venire alla luce. Agisce anche dopo il parto per l’eiezione del latte durante l’allattamento al seno.

La vasopressina o ADH interviene fondamentalmente nella regolazione del volume dei liquidi corporei come il suo nome ricorda e, indirettamente, regola la pressione del sangue nelle arterie. Negli uomini determina anche aumento della irascibilità e della aggressività verso altri maschi e promuove comportamenti volti alla cura e alla protezione della prole. La liberazione di ambedue gli ormoni, molto simili come struttura biochimica, aumenta durante l’innamoramento facilitando l’attaccamento al partner e stabilizzando il legame di coppia.

Amore e Cervello visivo

Per studiare le correlazioni tra la corteccia visiva e il sentimento di amore, Semir Zeki e i ricercatori del Dipartimento di Anatomia e Biologia dello Sviluppo che dirige hanno reclutato, sulla base di diversi test attitudinali, 11 donne e 9 uomini, tutti in una fascia di età compresa tra 21 e 37 anni, provenienti da Paesi

diversi, appartenenti ad etnie diverse, eterosessuali, sposati o single, e tutti molto innamorati del proprio partner con cui da almeno 2 anni avevano una relazione stabile.

A ciascun soggetto, mentre il suo cervello era sottoposto a RMf, venivano mostrate in successione foto di volti di amici, conoscenti, parenti e alla fine il volto del proprio partner. La RMf (f sta per “funzionale”) è un esame di neuroimaging di recente sviluppo che consente di visualizzare la attività di gruppi di neuroni cerebrali in relazione a stimoli o compiti di natura diversa.

Lo studio di Zeki ha messo in evidenza che vedere in fotografia il volto del partner produceva, in tutti soggetti, la attivazione di parti del cervello diverse da quelle attivate dai volti di altri soggetti conosciuti. Le aree “accese” dal volto del partner sono risultate soprattutto quelle del cervello emozionale. Gli altri volti hanno avuto effetto sulla corteccia frontale, su quella parietale e anche sulla amigdala nella corteccia temporale e, dunque, hanno riguardato il sistema emozionale soltanto marginalmente a dimostrazione che il cervello si comporta in maniera nettamente diversa a seconda del coinvolgimento emozionale.

Riconoscere i volti

Nella specie umana il senso più sviluppato è la vista, mentre la sensibilità olfattiva si è notevolmente attenuata. Per mettersi in rapporto con altri individui attraverso la comunicazione non verbale, è davvero importante riconoscere un volto e attribuirlo al suo possessore come anche interpretarne le espressioni mimiche (la nostra faccia può contare su diversi muscoli che, contraendosi in maniera alterna, consentono numerosissime espressioni).

Siamo straordinariamente capaci di ricordare le facce e fin dalla più tenera età non soltanto ricordiamo i volti ma dimostriamo la nostra preferenza per alcuni di essi e, in più, possiamo rilevare differenze anche minime tra volti diversi.

Vedere e soffermarsi su un volto fornisce una gran quantità di informazioni sulla persona osservata dal momento che le espressioni facciali corrispondono a stati d’animo, sentimenti, emozioni, pensieri e sono a loro volta effetto delle infinite gamme di sfumature della coscienza perfino quando, non potendo o non volendo essere sinceri, si mente.

Anche una espressione emozionale minima, non particolarmente evidente, può svelare ad un osservatore sensibile, dotato di una mente ben sintonizzata e empatica, la presenza di sentimenti per quanto silenziosi essi siano.

I diversi stati d’animo, tutti, appartengono soltanto a chi li vive, non sono pienamente condivisibili e tuttavia esistono per essere letti, o meglio, perché se ne possa leggere ed interpretare una loro sintesi grazie ad una osservazione esperta, che si può apprendere, delle posizioni assunte dal corpo, ma soprattutto delle diverse espressioni del volto.

È ad ogni modo l’attenzione, processo legato allo stato di coscienza, che ci rende capaci di mettere meglio a fuoco la scena visiva e di vedere i dettagli più minuti di una immagine al di là della prima sommaria impressione.

Nel cervello dell’Uomo e in quello di altri primati esiste una folta popolazione di neuroni particolari localizzati nelle cortecce frontale, parietale e temporale, ai quali è stato dato il nome di neuroni specchio e che formano, nel loro insieme, il sistema specchio. I neuroni specchio si attivano quando compiamo una azione o vediamo qualcun altro mentre la compie, quando proviamo una emozione o vediamo l’espressione di qualcuno che la sta provando come se fossimo noi stessi ad emozionarci. In definitiva, grazie ai neuroni specchio, sappiamo ciò che gli altri provano come se provassimo noi quello stato d’animo e sappiamo ciò che fanno come se fossimo noi stessi a compiere quei gesti.

Il sistema specchio ci permette di comprendere rapidamente le intenzioni altrui e di prevedere, per somme linee, quale comportamento verrà adottato. Il sistema specchio interverrebbe anche nella gestualità che può accompagnare il linguaggio parlato rendendolo più espressivo.

L’uomo appartiene ad una specie sociale: la comunicazione delle proprie emozioni attraverso l’espressione del volto è molto precoce e si sviluppa fin dalla nascita, dunque ancora prima di quella verbale che via via si va perfezionando per affermarsi in età evolutiva, mentre la gestualità tende ad assumere un ruolo secondario.

Fino a tre anni i bambini hanno difficoltà ad esprimere con le parole ciò che provano; fino a tutto il terzo anno di vita infatti l’emisfero cerebrale dominante è il destro e alla nascita è anche più voluminoso del sinistro il quale si sviluppa più lentamente.

Chi si occupa dei bambini, di solito la mamma, comunica in modo non verbale facendo ricorso inconsapevolmente alla capacità dell’emisfero destro del bimbo di comprendere gesti, espressioni facciali, tono e musicalità della voce.

Riconoscere i volti consapevolmente è un processo complesso che non può prescindere dalla integrità del giro fusiforme, regione cerebrale posta al confine tra la corteccia occipitale (parte posteriore della testa) e la corteccia temporale. Esprimere con il viso e il corpo le proprie emozioni senza fare ricorso all’uso del linguaggio parlato è compito di tre strutture cerebrali del tronco encefalico: il grigio periacqueduttale (PAG = PeriAcqueductal Grey) soprattutto, con l’intervento del nucleo del tratto solitario e del nucleo parabrachiale.

Il PAG è una sorta di nastro di cellule nervose che circonda l’acquedotto del Silvio, canale di connessione tra il 3° e il 4° ventricolo cerebrale ripieni, insieme ai ventricoli laterali, di liquido cerebro-spinale che protegge meccanicamente il cervello all’interno della speciale cassaforte ossea che è il cranio.

Antonio Damasio, di origine portoghese, insegna Neuroscienze, Psicologia e Neurologia presso la University of Southern California di Los Angeles dove dirige anche il Brain and Creativity Institute. Secondo il neuroscienziato da queste tre formazioni nascerebbero i costituenti primordiali della Mente poiché, a partire dai sentimenti di dolore e piacere basati su segnali provenienti direttamente dal corpo, i loro neuroni creerebbero, momento per momento, mappe percettive degli stati corporei.

In definitiva, percepiamo attimo per attimo ciò che il nostro corpo sente e fa, e contemporaneamente siamo consapevoli del nostro stato mentale in quel preciso ambito temporale.

Se queste tre strutture, a cui dobbiamo la mimica del viso e la gestualità del corpo, vengono messe fuori gioco da lesioni neurologiche che comportino la perdita di coscienza, si va incontro ad un processo che Damasio definisce di “disumanizzazione” poiché, quando la coscienza è assente, come nel coma o nello stato vegetativo permanente, le risposte emozionali sono anch’esse assenti ed è verosimile che lo siano anche i sentimenti corrispondenti.

Coloro che vivono in tali condizioni hanno un volto “inanimato” dal punto di vista emozionale e le eventuali espressioni, davvero pochissime, non sono né volontarie né effetto di emozioni.

Il giro fusiforme si attiva in modo formidabile in entrambi i sessi quando si guarda il volto della persona amata e anche quando una madre osserva il volto del proprio figlio. Ciò spiega perché le madri “scrutino” così tanto spesso il volto dei figli prestandovi molto più attenzione dei padri, si accorgano delle diverse espressioni e le interpretino con fine sensibilità.

Lesioni che colpiscano il giro fusiforme e i neuroni posti nelle immediate vicinanze producono Prosopoagnosia, una sindrome patologica più frequente di quanto si immagini. La prosopoagnosia (dal greco pròsopon = faccia e agnosìa = non conoscenza) consiste nella incapacità di riconoscere forme complesse, in particolare la fisionomia di visi un tempo familiari sia che vengano presentati frontalmente sia di profilo. Chi ne soffre non riesce più ad identificare una persona riconoscendone il volto, pur mantenendo intatta la capacità di comprendere le sue diverse espressioni e inalterati altri aspetti della visione come la percezione del movimento, la messa a fuoco delle immagini , riconoscere e distinguere i colori e le loro sfumature.

Chi soffre di prosopoagnosia non riconosce neanche se stesso riflesso in uno specchio o in fotografia. Il riconoscimento di se stessi come di altre persone note, di solito avviene grazie ad altri particolari: ad esempio la voce, la pettinatura, un particolare modo di gesticolare e così via.

Riferimenti bibliografici

S. Sutherland,The International Dictionary of Psychology, Crossroad Classic, New York 1996.

S. Zeki, Splendori e miserie del cervello, Codice edizioni,Torino 2010.

L. Geymonat, I Sentimenti, Rusconi, Milano 1989.

A. Damasio, Il Sé viene alla mente, Adelphi, Milano 2012.