Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Articolo
27/04/2014
Abstract
Uomini e donne hanno codici genetici identici in una percentuale che supera il 99 % . Ciò vuol dire che dei 30-35 mila geni del genoma umano (questo è il numero stimato, in realtà non si conosce ancora il numero preciso) circa 300 sono legati al genere, cioè soltanto l’1%. Questa piccolissima differenza ha una influenza formidabile su ciascuna cellula del nostro corpo comprese le cellule nervose, i neuroni, che generano pensieri, ricordi, emozioni, movimenti, programmi etc. Ne consegue che uomini e donne sono dimorfici, cioè diversi per natura e anche il cervello non esiste in versione unisex. Le differenze dei caratteri anatomici, funzionali e comportamentali tra uomini e donne insieme alle caratteristiche proprie di ciascun sesso costituiscono appunto il dimorfismo sessuale detto anche dimorfismo di genere

Qualche anno fa, precisamente per l’intera giornata del 10 ottobre del 2011, presso il Policlinico Umberto I di Roma si è tenuto il convegno dal titolo “La Sessualità umana, biologia e comunicazione interpersonale” che ho organizzato e moderato per gli studenti delle facoltà biomediche, per i medici delle scuole di Specializzazione e per chiunque fosse interessato. La mia relazione ha trattato de “Il sesso del cervello: il pensiero di lei, il pensiero di lui” e, dal momento che dalla data del convegno su questo tema sempre attuale non sono state fatte ad oggi scoperte scientifiche di rilievo, ho ritenuto di poter riportare qui di seguito i passaggi più interessanti di quanto ho raccontato allora. (Rita M. Ziparo)

Il sistema nervoso e i suoi neuroni, lungo il corso di tutta l’esistenza, sono sotto il controllo degli ormoni sessuali propri di ciascun genere - testosterone per gli individui di sesso maschile prodotto dai testicoli ed estradiolo per il sesso femminile prodotto dalle ovaie - che aumentano le dimensioni dei neuroni, il volume del loro nucleo, la lunghezza e le ramificazioni dei dendriti e l’efficienza delle connessioni sinaptiche con altre cellule nervose bersaglio. Questi processi subiscono una straordinaria accelerazione durante i cosiddetti periodi critici, sorta di finestre temporali, spazi di tempo dell’accrescimento e dello sviluppo in cui il sistema nervoso dimostra di essere particolarmente recettivo agli stimoli degli ormoni sessuali come anche di molecole diverse.

Una via nervosa, preposta per esempio alla visione, oppure alla produzione del linguaggio o alle risposte emozionali e così via, può infatti svilupparsi in maniera normale ed affermarsi, cioè consolidarsi, a patto di ricevere durante i periodi critici dello sviluppo specifiche istruzioni biochimiche da ormoni e da altre molecole.

Se tali istruzioni sono corrette e sono corretti i dispositivi per il loro rilevamento, verranno interpretate correttamente dai loro bersagli e quella specifica via nervosa potrà svilupparsi ed affermarsi; se invece le istruzioni non vengono fornite o non arrivano nel momento opportuno, poiché sono fuori dal periodo critico giusto, oppure sono sbagliate o vengono interpretate in maniera errata, allora percezioni e comportamenti corrispondenti saranno compromessi.

Le differenze anatomiche cerebrali legate al sesso

Tra i cervelli maschili e quelli delle donne esistono differenze anatomiche che riguardano prima di tutto le dimensioni: il cervello di un maschio di media corporatura pesa intorno ai 1400 gr contro i 1260 gr di un cervello femminile. I cervelli maschili sono solitamente più voluminosi e pesanti di quelli femminili. Uomini e donne, dunque, non dispongono del medesimo numero di neuroni probabilmente per la relazione tra il peso del cervello e il peso del corpo (il cervello pesa mediamente il 2 % del corpo) e gli uomini hanno di solito una massa corporea maggiore delle donne.

Un’altra differenza significativa riguarda i due principali sistemi di collegamento interemisferico, il corpo calloso e la commessura anteriore, formazioni costituite da un considerevole numero di fibre nervose che mettono in connessione reciproca aree dei due emisferi cerebrali e sono più grandi nelle donne.

La terza differenza riguarda un particolare gruppo di cellule nervose che costituiscono nel loro insieme il nucleo sessualmente dimorfico dell’Ipotalamo, regione antica del cervello coinvolta nella fine regolazione delle funzioni vegetative. Negli uomini tale nucleo presenta un numero di connessioni più elevato che nelle donne probabilmente come effetto dell’ormone testosterone liberato dai testicoli. Si può facilmente ipotizzare che le differenze anatomiche legate al genere possano comportare differenze nella elaborazione delle informazioni, tuttavia non sempre le une sono legate alle altre da una relazione diretta.

In generale ed entro certi limiti, disparità di grandezza non significa differenza di capacità mentali. Sarebbe inoltre piuttosto riduttivo e semplicistico considerare una differente morfologia come possibile base per una diversa elaborazione psichica che si esprima nel comportamento, poiché non si terrebbe conto non soltanto della formidabile “plasticità” di cui è dotato il cervello che, grazie agli stimoli forniti dall’ambiente e al fenomeno dell’apprendimento, modifica in misura variabile le relazioni tra le sue diverse aree e la attivazione delle sue reti neuronali, ma si trascurerebbe il ruolo di ciò che può essere definito volontà, motivazione, razionalità cosciente e come e in che misura queste categorie si infuenzino vicendevolmente.

Le differenze cognitive di genere

È stato dimostrato che il cervello di ciascuno di noi condivide con gli altri cervelli l’assetto organizzativo di massima. Ciò malgrado, il cervello risulta essere un unicum peculiare e personalissimo e allora, più che dare grande risalto alle differenze morfologiche tra cervelli di uomini e donne, comunque non sempre correlate direttamente con differenze funzionali, sarebbe più opportuno considerare il rendimento di uomini e donne in precisi compiti cognitivi dal momento che esso, a parità di capacità mentale, risulta molto spesso differente.

Ma cosa si deve intendere per funzioni cognitive?

Si tratta di processi generati dalla attività dei neuroni della corteccia cerebrale grazie alla quale possiamo acquisire la “cognizione” cioè la conoscenza del mondo e dell’ambiente, quello dentro di noi e quello fuori da noi. A ciò contribuisce la capacità di ognuno di prestare attenzione a stimoli e a spinte motivazionali, di interpretarne il significato e di programmare ed eventualmente mettere in atto dei comportamenti appropriati.

I neuroscienziati hanno dunque scoperto differenze di genere nelle funzioni cognitive e affermano che, malgrado non siano in generale rilevanti, conoscerle è necessario per imparare ad apprezzarle e a valorizzarle.

Per fare qualche esempio, risulta evidente la maggiore bravura delle donne nelle prove di velocità percettiva mentre gli uomini sono più bravi nei compiti visuo-spaziali. Le donne riescono a memorizzare rapidamente la collocazione di un oggetto in un contesto complesso, sono imbattibili nell’elencare oggetti del medesimo colore e in più sono rapide e precise nel calcolo matematico. Gli uomini sono più portati al ragionamento matematico, rintracciano velocemente la tesserina giusta da inserire in un puzzle complesso e sono particolarmente abili nei compiti che richiedono di eseguire mentalmente la rotazione spaziale di un oggetto tridimensionale.

La grande abilità e rapidità del cervello maschile nella rotazione mentale di un oggetto è un dato particolarmente significativo. È probabile che questa e altre capacità come quelle dimostrate per altre prove visuo-spaziali, potrebbe risultare dai diversi ruoli che uomini e donne hanno avuto lungo le tappe dell’evoluzione umana. È plausibile che gli uomini preistorici cacciatori-raccoglitori avessero il compito di difendere il gruppo familiare e sociale da nemici e predatori e che di conseguenza dovesse essere di importanza cruciale ricavare dall’ambiente informazioni quanto più possibile numerose e dettagliate.

È ragionevole ritenere che processi di selezione di tale genere non abbiano operato affatto o molto meno per le donne, le quali trascorrevano la maggior parte del tempo all’interno di un ricovero e nelle sue immediate vicinanze, dedite all’accudimento della prole e a procacciarsi cibo evitando di lasciare incustoditi figli e casa.

Osservare e studiare il cervello in tempo reale mentre formula pensieri, richiama ricordi, programma comportamenti etc. oggi è possibile grazie alle sofisticate metodiche di neuroimmagine (PET, SPECT, RMfunzionale) e alla misurazione del flusso ematico locoregionale, riferito cioè a regioni cerebrali selezionate, che insieme hanno fornito le prove che i cervelli tutti, indipendentemente dal sesso, come già detto, condividono l’organizzazione generale delle reti neuronali principali (ad esempio le vie e le diramazioni che permettono di vedere, quelle che ci danno le sensazioni del caldo e del freddo, le tappe seguite dai segnali biologici per organizzare un movimento etc.). Anche se comuni a tutti cervelli, queste reti possono tuttavia essere utilizzate in modo personalissimo oppure possono essere messe da parte per utilizzarne altre, magari meno praticate, sebbene il compito da svolgere sia il medesimo.

Sulla formazione e la affermazione delle vie e sui percorsi dei segnali neuronali intervengono certamente fattori ereditari ma incide significativamente l’influenza costante di ormoni, stimoli, esperienze, apprendimento che nel loro insieme ne determinano il rimodellamento grazie alla plasticità del sistema.

Il cervello e le emozioni

Gli uomini e le donne reagiscono in modo differente agli eventi dotati di connotazione emozionale. Per entrambi generi le risposte sono sotto il controllo dell’Ippocampo e dell’Amigdala. Si tratta di due zolle di archicorteccia, tipologia arcaica di corteccia cerebrale, poste l’uno accanto all’altra nella profondità della zona temporale degli emisferi cerebrali, in sostanza all’altezza delle tempie. Così definito per la sua forma simile appunto all’organismo marino, l’ippocampo sovraintende al controllo delle emozioni e alla formazione dei ricordi, soprattutto quando riguardano eventi rilevanti sotto l’aspetto emozionale. È più voluminoso nelle donne.

La amigdala, così definita per la sua somiglianza ad una mandorla (amigdala in greco significa mandorla), è coinvolta nella sensazione di paura, ma anche nella rabbia e nella aggressività. I neuroni che ne fanno parte sono connessi in maniera complessa e si attivano soprattutto per eventi spiacevoli.

Amigdala e ippocampo comunicano tra loro e con altre regioni del sistema nervoso. Quando i neuroni della amigdala si attivano inviano rapidamente i loro segnali bioelettrici all’ipotalamo che fa in modo di adattare le funzioni di organi e apparati alla situazione in atto; così ad esempio nel caso di paura rapidamente aumenta la frequenza del battito cardiaco e quella degli atti respiratori insieme alla pressione del sangue nelle arterie. I segnali generati nella amigdala raggiungono anche la corteccia cerebrale dove gli eventi, quelli esterni a noi e quanto riguarda le nostre sensazioni e il nostro corpo, vengono analizzati, valutati consapevolmente e dove vengono selezionate eventuali risposte appropriate da mettere in atto.

In occasione di eventi emotivamente significativi l’organismo viene inondato da un bagno chimico a base di ormoni e molecole di diversa natura che, insieme all’intensa attivazione di specifiche aree e reti neuronali, spingono uomini e donne a reagire malgrado, nella nostra specie, lo straordinario sviluppo della corteccia cerebrale abbia, per così dire, “imbrigliato” istinti e comportamenti aggressivi. Le modalità di risposta sono tuttavia differenti tra uomini e donne e comunemente si concretizzano in una reazione di “fuga” oppure in un vero e proprio “attacco” fisico causato da un intenso sentimento di ira.

Siamo soliti concepire la rabbia come una forza “estranea” negativa che è opportuno sottomettere, prima che ci assalga e ci travolga, facendo prevalere la nostra parte razionale. Certo, la rabbia è spesso frutto della nostra impotenza; è come se non disponessimo di argomentazioni ragionevoli da opporre al nostro avversario o, pur disponendo di tutte le ragioni, ci accorgessimo di non avere nessuna possibilità di farle comprendere all’altro per modificarne i punti di vista e gli atteggiamenti.

Di conseguenza, per affermare i nostri principi, alziamo la voce, assumiamo un atteggiamento minaccioso e, a questo punto, siamo pronti a farci valere aggredendo anche fisicamente poiché è in gioco la nostra identità che viene mortificata e oscurata se non si alimenta del riconoscimento dell’altro.

È noto che gli uomini tendono ad adirarsi più facilmente delle donne e più di loro tendono all’aggressione fisica. Un uomo adirato generalmente viene in un certo senso compreso nelle sue motivazioni, tanto che è facile sentirne parlare come di chi si fa rispettare o non si fa mettere sotto i piedi da nessuno.

Nei momenti di rabbia diventa particolarmente difficile controllarsi, perché il cervello viene inondato da un cocktail a base di sostanze dell’emergenza come adrenalina, cortisolo, testosterone ed altre indispensabili per innescare reazioni. E mentre si vanno “oscurando” i circuiti cerebrali della razionalità, del buon senso, della prudenza, tutti localizzati nelle aree frontali della corteccia cerebrale, diminuisce la paura dell’avversario, aumenta la percezione della propria forza e si è portati a credere, anche infondatamente, di poter prevalere.

Lesioni e patologie a carico della corteccia cerebrale all’altezza dei lobi frontali possono liberare istinti e comportamenti primitivi dal suo controllo prevalentemente inibitorio.

Anche le donne si arrabbiano ma le loro manifestazioni vengono di solito censurate e derise. Di una donna adirata si dice che è una strega, una arpia, una gallina che strepita, una isterica pazza e così via. Così, mentre gli uomini che manifestano rabbia vengono spesso giustificati e a volte possono anche essere addirittura apprezzati, le donne no, poiché quando sono palesemente adirate si distanziano dallo stereotipo femminile più gradito alla società che le vuole disponibili e sorridenti, discrete e sottomesse etc. tanto che molte di loro hanno interiorizzato questa immagine in certo senso “passiva” e trovano difficile esprimere con chiarezza un loro eventuale dissenso.

Per le donne, reagire con l’attacco fisico è decisamente molto raro fondamentalmente perché i processi evolutivi non hanno attenuato nel loro cervello la forte inibizione esercitata dalla corteccia frontale dove si attua una rapida e dettagliata analisi della situazione e del suo contesto e dove vengono previsti gli effetti e le possibili conseguenze delle proprie azioni.

Questa sottomissione della rabbia alla razionalità ha garantito alle donne, fin dalla preistoria, la incolumità personale e quella dei propri figli.

Anche una reazione di fuga sarebbe difficilmente praticabile da una donna se incinta o madre di bambini non ancora autonomi.

La spinta all’azione delle donne adirate si concretizza in una forma di aggressività che però è di solito tutta “verbale” dal momento che nel cervello femminile lo stress emotivo coinvolge rapidamente le aree corticali del linguaggio.

Le donne hanno di conseguenza elaborato strategie “altre” confidando nell’aiuto garantito dalla rete di relazioni sociali che hanno precocemente iniziato a costruirsi intorno.

Ad ogni modo sarebbe sbagliato non considerare che a volte i comportamenti reattivi possono risultare molto utili e risolutivi, in qualunque forma si esprimano, per affermare gerarchie e consentire la sopravvivenza del singolo come del gruppo sociale di cui fa parte.

Aristotele nella Etica Nicomachea ha scritto “Adirarsi è facile, ne sono capaci tutti, ma non è assolutamente facile e soprattutto non è da tutti adirarsi con la persona giusta, nella misura giusta, nel modo giusto, nel momento giusto e per la giusta causa. Colui quindi che si adira per ciò che deve e con chi deve, e inoltre come, quando e per quanto tempo si deve, può essere lodato”.

Una funzione cognitiva complessa: il linguaggio

Negli esseri umani la funzione di controllo che ciascuno dei due emisferi cerebrali esercita su attività differenti è più significativa che negli altri primati. Tale caratteristica viene indicata come “lateralizzazione emisferica delle funzioni cerebrali” e nell’adulto la sua espressione più rilevante è senza dubbio la produzione del linguaggio parlato e la analisi delle informazioni con esso correlate.

Per la stragrande maggioranza degli individui, compresi gli ambidestri (i quali usano la mano destra o la sinistra indifferentemente) e i mancini, la produzione e la comprensione del linguaggio articolato sono di competenza dell’emisfero cerebrale sinistro che viene definito “dominante” per questa funzione. La partecipazione dell’emisfero destro è tuttavia di grande importanza per la comunicazione, esso infatti, attraverso la modulazione affettiva della voce appropriata alla situazione, la cosiddetta “prosodia” (parola derivata dal greco che indica l’insieme delle componenti ritmiche e armoniche dei suoni che costituiscono le parole) conferisce al linguaggio il valore aggiunto della coloritura emotiva, della espressività, in sostanza di ciò che gli anglosassoni definiscono feeling tone. Non si tratta certo di un semplice abbellimento del discorso poiché consente a chi ascolta di interpretare più agevolmente ciò che chi parla vuole davvero significare. Inoltre è l’emisfero destro che ci rende capaci di interpretare il linguaggio figurato e i messaggi visivi, di riconoscere i volti delle persone note e la nostra immagine riflessa in uno specchio o stampata su una foto o mentre si muove in un filmino, di capire il senso di scherzi, di battute umoristiche, di metafore. Mentre l’emisfero sinistro è più analitico ed elabora i segnali minuziosamente, il destro, più intuitivo, è capace di “afferrare” le situazioni nella loro globalità.

È stato evidenziato come nel cervello femminile ciascun emisfero risulti meno caratterizzato funzionalmente e di conseguenza gli emisferi cerebrali delle donne condividono un maggiore numero di funzioni rispetto agli emisferi degli uomini, malgrado tali caratteristiche anche nelle donne la produzione e la comprensione del linguaggio articolato sono comunque di pertinenza dell’emisfero sinistro.

Tuttavia, anche in questo campo, tra uomini e donne ci sono delle differenze: le bambine ad esempio iniziano a parlare prima e più correttamente rispetto ai maschietti e presto useranno il linguaggio per creare legami sociali. Anche dopo, durante l’adolescenza, continueranno a stabilire relazioni chiacchierando, confidandosi, spettegolando con le amiche. Questa tendenza si rafforzerà anche perché l’intimità ha l’effetto di ridurre lo stress e appaga per il coinvolgimento progressivo di quei circuiti neuronali propri della sensazione di benessere e del piacere attivati dall’ormone oxitocina prodotto dall’Ipotalamo, area cerebrale di cui si è detto prima.

Agli effetti dell’oxitocina si aggiungono quelli della dopamina, molecola usata dai neuroni come neurotrasmettitore per comunicare tra loro e anch’essa correlata con la sensazione del piacere e della ricompensa. Sia oxitocina che dopamina vengono prodotte e rilasciate sotto la spinta dell’estradiolo, l’ormone sessuale femminile per eccellenza.