Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Recensione
16/02/2012

Vilayanur Subramanian Ramachandran è nato in India, a Madras, nel 1951 e insegna Psicologia e Neuroscienze all’Università della California, S. Diego, dove dirige il Center for Brain and Cognition.

Definito “il Marco Polo delle Neuroscienze” da Richard Dawkins, e “il moderno Paul Broca” da Eric Kandel, è uno dei massimi neuroscienziati del mondo.

Il suo ultimo libro, «The Tell-Tale Brain», pubblicato nel 2011 da W.W.  Norton & Company  New York  London, è appena uscito in Italia per Mondadori con il titolo «L’uomo che credeva di essere morto e altri casi clinici sul mistero della natura umana».

Ramachandran, “Rama” per gli amici, indaga da ormai più di trent’anni con curiosità appassionata le connessioni tra il cervello, la mente e il corpo osservando e studiando soggetti ai quali lesioni cerebrali o difetti genetici hanno prodotto effetti mentali o comportamentali anche curiosi e insoliti.

Partendo dalla considerazione che per capire come funziona il cervello dell’Uomo è necessario comprendere come si è evoluto poiché «nei sistemi biologici c’è un profondo legame tra struttura, funzione e origine», il neuroscienziato compie i suoi esperimenti utilizzando di preferenza metodi a bassa tecnologia un po’ - come spiega nella prefazione - per «pigrizia» e un po’ perché  «l’omogeneità genera debolezza, paradigmi obsoleti, mentalità gregaria, culto della personalità». E continua:  «La scienza trae beneficio dalla inclusione nelle sue schiere di professori stizzosi fissati con le cifre, di duri e puri con la nevrosi ossessiva dei dati e di romantici che si imbarcano, con lo sguardo sognante,in avventure ad alto rischio e ad alto rendimento».

Rama espone le sue teorie su quell’affascinante fenomeno noto come sinestesia, percezione simultanea di modalità sensoriali differenti da attribuire verosimilmente a particolari forme di connessione tra sistemi di neuroni; parla di arto fantasma, cioè dell’insieme di percezioni che originano da parti del corpo, come ad esempio un arto, che non ci sono più o non ci sono mai state e di come mai qualcosa che non c’è possa diventare terribilmente doloroso; analizza il ruolo di aggregati di strane cellule nervose, il sistema dei neuroni specchio, nel renderci umani nel renderci umani dal momento che sono coinvolti nello sviluppo della cosiddetta “immedesimazione” nell’altro; affronta gli aspetti più significativi della enorme complessità del nostro cervello come la neuroplasticità, cioè la capacità di modificarsi fino a che c’è vita, lo sviluppo del linguaggio e finalmente l’acquisizione dell’autocoscienza.

Oliver Sacks, anch’egli straordinario neuroscienziato e scrittore, ha definito L’uomo che credeva di essere morto «il miglior libro di Ramachandran».

Siamo d’accordo con Sacks perché Rama, rispettando la complessità dei casi clinici studiati, divulga e descrive con semplicità e completezza in modo da rendere ciascun argomento chiaro e davvero stimolante «senza mai dare l’ovvio per scontato».

Vilayanur S. Ramachandran, L' uomo che credeva di essere morto e altri casi clinici sul mistero della natura umana, Mondadori, Milano 2012, pp. 371, euro 20.