Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Recensione
28/02/2016
Abstract
Le pagine del generale Mini intendono svelare le affinità, spesso sottovalutate, che hanno caratterizzato e caratterizzano i cosiddetti “guardiani del potere”, dall’antichità ai giorni nostri.

Potrebbe apparire una provocazione quella di accomunare in un unico testo la storia degli eunuchi imperiali dell’antica Cina con i Gesuiti, le ss e i Carabinieri. Molto più difficile poter parlare di provocazione quando le vicende e le caratteristiche comuni dei cosiddetti “guardiani del potere” vengono trattate con cognizione di causa e con quella libertà intellettuale che ormai sappiamo non fare difetto al generale Mini, già autore di saggi importanti e controcorrente (almeno per i nostri standard italici) come «La guerra dopo la guerra» e «Soldati».

Il saggio edito dal Mulino spazia dalle vicende storiche degli eunuchi quali “guardiani del sangue”, colti nel loro nascere fin dai primi imperi mesopotamici per giungere all’era cristiana, all’Islam ottomano e al celeste impero; prosegue con i “guardiani di Dio”, ovvero dalla setta degli assassini, ai cavalieri cristiani, i templari, le crociate e le milizie nazifasciste (“Quando Dio è il partito”); poi con “I soldati per il potere”, quali i pretoriani, i variaghi, i saqaliba, i mamelucchi, le guardie nere; per finire con “i guardiani dello Stato” in cui Mini racconta “la conquista del rango” da parte dei Carabinieri e dei servizi di sicurezza, dal modello Pièche allo schema Luce e a quello massonico.

Argomentazioni, soprattutto queste ultime, che hanno toccato nervi sensibili e hanno messo a nudo contraddizioni ed opacità che, in un modo o nell’altro, continuano a prosperare. Probabile che qualcuno, soprattutto tra le divise, non l’abbia troppo presa bene, ma poco importa. I lettori potranno apprezzare semmai la capacità di sintesi di Mini che, grazie ad un gran numero di fonti bibliografiche, ha descritto con precisione l’evoluzione storica delle varie forme di potere (clan, imperi, istituzioni religiose o politiche) e così dei relativi guardiani preposti alla loro difesa e perpetuazione. Si coglie bene tra l’altro come l’autore abbia attinto giustamente dalla storiografia più recente. Si pensi, per fare un esempio, al racconto, del tutto realistico, del viaggio di Elena, madre di Costantino, in Terra Santa, dell’improbabile ritrovamento della tomba di Gesù e della nascita della lucrosa industria delle reliquie: niente  a che vedere con l’agiografia presente nelle pagine di un classico come «Histoire des empereurs romains jusqu'à Constantin» di Jean-Baptiste-Louis Crevier, tutt’ora considerata opera di un certo rigore. La tesi di fondo dei «Guardiani del potere» è chiara: le finalità istituzionali, quelle che hanno permesso la costituzione di corpi scelti, col tempo si indeboliscono lasciando via via spazio a comportamenti di ben altra natura, propri delle caste. Contemporaneamente si consolida la consapevolezza che esista una alternativa al controllo diretto del potere: ovvero un controllo indiretto e occulto, fatto di infiltrazioni, interposizione tra governo centrale e amministrazione, tra pubblico e privato, sempre al limite dell’abuso, mettendo in conto pure il superamento di quel limite. Fino alla “resa dei conti”.

Lo stesso Mini ha voluto chiarire come «la storia dei guardiani del potere, pur tra specificità di ogni corpo e periodo, ha diverse caratteristiche comuni: 1. nascono per volere diretto del potere autoritario e per scopi puramente personali […] 3. con il potere sviluppano la smania per il denaro, le cariche pubbliche, i titoli e gli incarichi esclusivi e possibilmente segreti; 4. cedono qualcosa di molto prezioso e intimo in cambio del potere (virilità, indipendenza, libertà, dignità); 5. si sottopongono all’isolamento, al culto del mistero e del segreto; 6. perseguono il corporativismo e covano la ribellione; 7. svolgono la funzione di raccordo tra potere personale e potere pubblico, interno ed esterno; 8. si infiltrano nei gangli del potere istituzionale; 9. coltivano i miti dell’intoccabilità, dell’impunità, della necessità, della fedeltà, della professionalità e della generazione e conservazione del potere». Ed appunto: «10. prima o poi, la stessa autorità che li ha costruiti, formati e deformati se ne libera in maniera traumatica e violenta» (p. 260).

Quest’ultima affermazione ci riporta ai contenuti di “I guardiani dello Stato” e a “Quando il guardiano è solo” che  sicuramente ci ricorderanno le numerose -  e spesso necessarie - prese di posizione controcorrente di Fabio Mini, “ufficiale anomalo”.

In questo senso possiamo evidenziare alcuni passaggi dal quarto capitolo: «Pochissimi paesi democratici assegnano alle unità di polizia militare compiti esterni agli ambiti militari. Nessun paese ha forze di polizia inquadrate nelle forze armate con giurisdizione civile e militare, nazionale e internazionale. Ma un’eccezione c’è» (p. 167). Da qui la storia dei nostri Carabinieri, la conquista del loro rango, senza dimenticare “il Piano Solo” e De Lorenzo, i rapporti tra l’Arma e i governi della prima Repubblica, fino alla constatazione che «in ogni paese del mondo una tale diffusione da parte di una categoria qualsiasi ma soprattutto militare costituirebbe un rischio per la stabilità e per l’equilibrio dei poteri. In Italia è considerata una garanzia. Il connubio tra poteri militari e poteri di polizia contribuisce a rendere l’Italia un paese a democrazia imperfetta». Affermazione del tutto comprensibile e che segue a ruota un altro passaggio che siamo sicuri non farà troppo felici alcuni esponenti dell’Arma: «La vita del carabiniere non è affatto facile. Come se non bastassero i problemi e i traumi connessi ai rischi della professione, i carabinieri cercano di crearsene degli altri con la competizione con le altre forze dell'ordine, con la ricerca di nuovi incarichi e settori in cui esercitare la propria autorità e nella frenetica lotta interna, fratricida, per posti migliori, incarichi di prestigio e per la carriera […] cominciano già a prepararsi il futuro con amicizie e affiliazioni che garantiscano un incarico alla Corte dei Conti, al Consiglio di Stato, al Quirinale, alla presidenza di una qualsiasi società o azienda del carrozzone pubblico o del sottobosco privato» (p.179). Un contesto, questo, nel quale risalta la figura anomala di Carlo Alberto Dalla Chiesa che viene ricordato da Mini proprio in relazione a questo sistema: «ha combattuto banditismo, terrorismo e mafia: protagonista del successo nei primi due casi e del fallimento nel terzo. Accanto a queste tre guerre, Dalla Chiesa ha combattuto e perso la guerra contro il sistema del quale i carabinieri fanno parte integrante. Lui, carabiniere di schiatta genetica, motivazione, fede e dirittura morale, combatté contro il sistema diffuso della cortigianeria, dell’eunuchismo teso a fare dell’intera organizzazione il guardiano e il manipolatore del potere» (p.238).

Grazie a questa storia più recente il lettore più attento potrà prendere atto delle caratteristiche comuni dei guardiani del potere, ma anche di come la scarsa qualità della nostra democrazia abbia molto a che fare con le trame e i vizi delle corporazioni.

F. Mini, I guardiani del potere. Eunuchi, templari, carabinieri e altri corpi scelti, Il Mulino, Bologna 2014, pag. 190, € 16,00.