Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
28/02/2016
Abstract
Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky, coadiuvati da Geminello Preterossi, indagano sui concetti di democrazia e oligarchia, e sulle forme con cui le oligarchie tendono a mascherare la propria natura.

Il libro di Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky “La maschera democratica dell’oligarchia”, pubblicato nel 2015 da Laterza, raccoglie e approfondisce una serie di loro dialoghi avvenuti a Torino, Bologna e Roma. L'argomento è di stretta attualità, ma gli autori, coadiuvati dal curatore del volume, Geminello Preterossi, partono da lontano. Al cospetto di movimenti che tendono ad intercettare la rabbia dei cittadini e che denunciano l'involuzione del potere democratico in oligarchia, è diventato ormai necessario comprendere il significato di certe parole e prendere atto, come afferma Zagrebelsky, che l'affermazione dell'oligarchia - in un mondo caratterizzato dalla finanziarizzazione dell'economia e quindi dal denaro che non è più mezzo ma fine - non può che passare ormai per procedure democratiche svuotate di senso. Un regime che quindi non si manifesta sempre nelle forme tradizionali, ma che possiamo anche individuare nella cosiddetta oligarchia finanziaria, più nascosta, anche non ufficiale, che si fonda sul denaro che alimenta un potere fondato sulla speculazione e sul potere che, a sua volta, alimenta flussi finanziari in favore di pochi privilegiati. Un'oligarchia contemporanea del tutto peculiare e, per dirla in altri termini, che non potendosi dichiarare per quello che effettivamente è, deve mimetizzarsi, rendersi invisibile, nascondere la sua faccia» (p.10). Un regime del privilegio caratterizzato da cittadini degradati a sudditi, dall'autoconservazione attraverso la cooptazione, quindi palesemente in contrasto con le regole anche formali della democrazia. Tutto ciò, in un momento storico nel quale «i fattori di trasformazione e redistribuzione della ricchezza e potere non [sono] più nella rappresentanza politica, ma nella tutela giurisdizionale dei diritti» (p.38).

Il dialogo, spesso a tre, con anche Preterossi, non è sempre caratterizzato da una perfetta sintonia tra Zagrebelsky e Canfora, ma proprio grazie a tale dialettica il tema viene approfondito anche e sopratutto nelle sue manifestazioni più recenti. Ad esempio, secondo Canfora: «oggi in Russia è venuta fuori un'altra élite (tremenda), quella dei nuovi ricchi. Gli ex capi partito che hanno fatto in tempo a cambiare l'impalcatura esteriore e a tirare fuori le ricchezze accumulate, con un ritorno al capitalismo selvaggio aperto alla mafia. I cinesi hanno avuto più accortezza nel disciplinare questo moto, imbrigliandolo dentro l'impalcatura tradizionale, ma facendo ugualmente sprigionare tutto l'egoismo feroce del capitalismo d'assalto» (p.34). L'osservazione di questo stato di cose si sposta poi sull'Italia contemporanea sulla quale, da parte di tutti, vengono fuori situazioni tutt'altro che rassicuranti. Pensiamo alla formazione, intesa come carta di tornasole dello stato di salute della nostra democrazia. Ricordando la polemica di Canfora sulle conseguenze delle riforme dell'università e della scuola, ovvero burocratizzazione, abbassamento del livello culturale dell'insegnamento, Preterossi sottolinea i danni causati dall'ossessione pedagogistica, dall'esaltazione acritica dell'autonomia, dalle pseudo-valutazioni. Argomenti polemici che non lasciano scampo alla nostra attuale classe politica, sempre molto generosa nel dispensare ottimismo e tacciare le voci critiche di disfattismo. Zagrebelsky, pur senza usare termini ormai abusati come "rottamazione" e "riciclare", ha quindi colto nel segno quando menziona gli effetti deleteri della "post-democrazia" italiana che, oltretutto, sta rivelando in pieno l'idea dell'uomo forte al comando, senza la presenza di efficaci contrappesi: «le forme della democrazia restano, ma gli effetti sulla circolazione del governo tra gruppi dirigenti e forze sociali diverse, il confronto effettivo di idee, di programmi, la competizione tra questi, non li vediamo più. Se siamo disposti a considerare fattori di novità il giovanilismo, l'inesperienza, l'improvvisazione, l'arroganza e l'ambizione, allora siamo disposti a credere a qualunque cosa» (p.91).

L. Canfora, G. Zagrebelsky, La maschera democratica dell'oligarchia, a cura di G. Preterossi, Laterza, Roma 2015, pp. 144, € 9,50.