Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Recensione
03/07/2015
Abstract
Il paleoclimatologo William Ruddiman, con questa sua opera pubblicata alcuni anni fa negli Stati Uniti, ha proposto una serie di ipotesi innovative sugli effetti, nell’ambiente terrestre, delle attività umane.

Il libro di Ruddiman, che a detta dello stesso autore è frutto di quarant'anni di esperienza in campo climatologico, propone, con stile discorsivo e accessibile anche a lettori non specializzati, un'ipotesi che a prima vista potrebbe pure apparire ardita: malgrado le più grandi strutture prodotte dall'uomo appaiano minuscole rispetto gli immensi elementi del sistema climatico, secondo lo studioso americano, gli esseri umani già migliaia di anni fa avrebbero iniziato a sostituirsi alla natura nel "comando del clima". Da qui le parole molto eloquenti del titolo, "l'aratro, la peste, il petrolio", che prende le mosse appunto dalla rivoluzione agraria di 11.000 anni fa e dal primo effetto serra. Analisi spesso sorprendenti e che si spiegano con l'idea di base contenuta nella più volte citata favola di Esopo: la tartaruga (che si muove lentamente, ma parte molto preso) che sfida la lepre (che si muove lentamente, ma tarda a partire). E' necessaria però una premessa: Ruddiman ha subito chiarito di non voler prendere posizione rispetto il dibattito contemporaneo sul riscaldamento globale, tanto più che il suo libro, felice esempio di divulgazione scientifica, in qualche modo rappresenta anche una necessaria integrazione alle opere che trattano della cosiddetta storia culturale del clima. Al di là di tutto, pur prendendo atto che la contestazione delle nuove idee rientri nel normale cammino della scienza, lo stesso Ruddiman ammette di non aver «mai visto nulla di simile agli attacchi e alle distorsioni scientifiche fondamentali a cui assistiamo quotidianamente nelle newsletter e nei siti web delle lobby. Questi attacchi hanno a che fare con gli aspetti più bassi della politica, e non con i normali metodi scientifici» (p.232). 

Tanto più importante quindi il lavoro del paleoclimatologo americano che, partendo dall'osservazione di un andamento anomalo del metano, ha trovato nella letteratura sui primordi della storia umana una risposta a tanti interrogativi. Ricordando che la vita agricola non appartiene al mondo della natura, l'osservazione principale contenuta nel libro, e probabilmente quella più condivisa dal mondo scientifico, riguarda il fatto che i gas prodotti dall'uomo hanno provocato un effetto di riscaldamento tale da soverchiare la naturale tendenza al raffreddamento. Nel lavoro di Ruddiman quindi l'intervento dell'uomo, assimilabile a un oltraggio nei confronti della natura, come abbiamo anticipato, viene preso in considerazione fin dagli albori della civiltà e non soltanto a partire dagli anni della rivoluzione industriale (da allora il crescente ricorso al carbone e poi al petrolio) e al XX secolo. Se è vero che bisogna interpretare il raffreddamento terrestre in rapporto a cicli glaciali legati a loro volta alle variazioni dei parametri orbitali, l'inversione di tendenza e il progressivo riscaldamento del pianeta, è considerata, ad esempio, analizzando la presenza di metano di origine antropica nell'età preindustriale, causata dalla coltivazioni, dalla deviazione delle acque dei fiumi per irrigare. Avvisaglie di cambiamento già rilevabili grazie alla massiccia ondata di estinzioni di specie animali causate dall'uomo; anche da quello preistorico.

La presenza dell'uomo spiegherebbe l'andamento anomalo dell'anidride carbonica e inoltre perché le concentrazioni di CO2 non siano aumentate sempre più rapidamente grazie del miglioramento della tecnologia agricola e della popolazione. Alla ricerca di un motivo plausibile Ruddiman ha preso in considerazione la malattia (da qui "la peste" del titolo), ovvero le ricorrenti pestilenze che nei secoli hanno decimato la popolazione umana, invertendo così la tendenza al graduale disboscamento.

Questione, questa dell'andamento dell'anidride carbonica atmosferica negli ultimi 8.000 anni, che fa ancora discutere la comunità scientifica, come ammette lo stesso paleoclimatologo: «Ho l'impressione che il dibattito su questo tema andrà avanti per anni, forse per decenni. Ma io continuo a tornare a quel fatto centrale che notai all'inizio delle mie ricerche: la concentrazione di CO2 è aumentata durante gli ultimi millenni, mentre era scesa durante le fasi più simili a quella attuale delle epoche interglaciali passate» (p.114).

Certo è che lo studio dell'impatto umano sul clima non si limita all'analisi dell'aumento indotto dell'anidride carbonica e del metano ma si estende alle apparenti contraddizioni che potrebbero far pensare ad una natura ancora del tutto padrona del clima. Si pensi alla conclusione dello scienziato a proposito dell'emissione di aerosol e del riscaldamento per effetto serra: «strano ma vero: depurando le nostre emissioni industriali aumenteremmo il riscaldamento globale, almeno per qualche decennio. Soltanto in seguito, con la graduale riduzione dei livelli di anidride carbonica e con il lento adeguamento del sistema climatico, la temperatura comincerebbe a scendere» (p.195).

"L'aratro, la peste, il petrolio" è uno studio che s'inserisce di diritto nel dibattito scientifico, rappresentando  nel contempo uno dei testi più efficaci per comprendere la storia del clima; e soprattutto è uno strumento che potrà svelare quanto dell'aumento della temperatura media globale è dovuto alle variazioni climatiche di lungo periodo della Terra e quanto invece dalla miopia dell'uomo, dall' incremento demografico e dalla presenza degli idrocarburi.

William Ruddiman è autore di "Hearth's Climate:Past and Future" e di numerosi articoli apparsi su Nature, Scientific American e Science. Ha insegnato Scienze ambientali alla University of Virginia.

W. Ruddiman, L'aratro, la peste, il petrolio. L'impatto umano sul clima, Università Bocconi (collana Paperback), Milano 2015, pp. 256, € 10,90.