Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
02/07/2015
Abstract
Il vescovo di Acireale Antonino Raspanti è il curatore di una pubblicazione che ha voluto fare il punto su un dibattito intercorso tra autori non cattolici e cattolici sul rapporto tra diritto, giustizia, legalità e sul ruolo della Chiesa cattolica e della società civile nel contrasto alla mafia.

Il Cortile dei Gentili dei nostri tempi è quello creato dal cardinale Gianfranco Ravasi, così denominato in ricordo del luogo, l’atrium gentium, che, nell’antico Tempio di Gerusalemme, era riservato all’accesso e  alle discussioni anche con i non ebrei. In particolare, il Cortile dei Gentili, nella sua versione contemporanea di “dialogo tra credenti e non credenti”, si è fatto carico di organizzare diversi incontri su temi come l’etica, la legalità, la scienza, la fede, l’arte. Quale esito di questo confronto tra intellettuali non credenti e credenti possiamo annoverare anche “Diritto, giustizia, legalità”, edito dalla Donzelli e curato dal vescovo Antonino Raspanti, attualmente nel Comitato scientifico della Fondazione Cortile dei Gentili. La discussione, poi riprodotta in un volume tanto breve quanto ricco di spunti intellettuali e citazioni colte, ha voluto affrontare argomenti che non smettono mai di toccare nervi sensibili delle nostre società: prima il confronto serrato tra un professore emerito di diritto e un professore emerito di filosofia medievale, poi l’intervento di una docente di sociologia, come una sorta di premessa ad una seconda parte che è dedicata più specificatamente alla sempre attuale contiguità tra sacro e attività criminali. L’elenco dettagliato dei capitoli già può orientare il futuro lettore: “Il cattolico e il diritto” di François Terré e Rémi Brague (il primo docente di diritto presso l’Università Paris II Panthéon -Assas, il secondo docente di Filosofia medievale e araba presso l’Università Paris 1 Panthéon -Sorbonne), “Tra giustizia, diritto e democrazia” di Alessandra Dino (docente di sociologia giuridica e della devianza presso l’Università di Palermo), “Il diritto, la religione e l’arte: un ponte per unire le culture” di Giusto Sciacchitano (procuratore nazionale antimafia aggiunto), “Religiosità: tra fede e superstizione” di Giuseppe Pignatone (procuratore della Repubblica di Roma), “Religiosità e mafia. Il caso Provenzano: spunti per una riflessione” di Michele Prestipino (procuratore aggiunto di Roma).

Come sottolinea efficacemente il Antonino Raspanti, soprattutto il primo contributo «illustra in maniera emblematica la tensione creatasi nella modernità occidentale tra il diritto e la legalità, da una parte, e la giustizia e la fede cattolica, dall’altra, fino ad arrivare al disagio odierno, in cui tocchiamo con mano i limiti del legalismo o del disorientamento della produzione legislativa» (p. 9). Anzi, con un rivendicato gusto della provocazione e del paradosso, potrà colpire la replica di Rémi Brague nella quale il professore delinea un cristianesimo che «ha giustamente la particolarità notevole di essere una religione che è solo una religione, una religione e nient’altro. Le altre religioni sono delle religioni e…di volta in volta qualcos’altro. Il buddismo, se è una religione – e alcuni preferiscono evitare il termine” – è una religione e una forma di saggezza, lo scintoismo una religione e un legittimismo, il giudaismo è una religione e un popolo, l’Islam è una religione e una legge» (p. 28). A ben vedere in una frase Rémi Brague ha sintetizzato le radici di innumerevoli conflitti contemporanei. Di seguito Alessandra Dino ha inteso accostare il tema della giustizia con quello dell’equità nel contesto delle democrazie contemporanee, ha voluto poi cogliere la compatibilità tra i percorsi della giustizia divina e quella umana, ed infine il rapporto esistente tra istituzioni religiose ed istituzioni civili sul terreno dell’amministrazione della giustizia. Intervento che, come anticipato, risulta l’ideale premessa agli scritti dei tre magistrati. Se Giusto Sciacchitano ha spiegato «il ruolo strategico giocato dalla cultura nella lotta alle mafie e per la crescita della società civile» (p. 10), Giuseppe Pignatone è tornato su un argomento che da qualche anno fa molto discutere: la religiosità dei mafiosi, ovvero come dei criminali sono riusciti, anche grazie alla complicità o all’ignavia di alcuni sacerdoti, a distorcere il messaggio cristiano per camuffare la loro attività di violenza e sopraffazione.

Sullo stesso terreno si è mosso Michele Prestipino che ha affrontato in maniera dettagliata un caso paradigmatico di questa religiosità mistificata e violentata a fini mafiosi: Bernardo Provenzato e i suoi pizzini con contenuti non soltanto sgrammaticati ma altresì ricchi di riferimenti biblici. Riferimenti che, secondo Prestipino, non rappresentano semplicemente dei rituali scaramantici ma strumento ed impianto ideologico che, per arginare l’enorme falla creata dalle crescenti collaborazioni di giustizia, è volto anche a «ricompattare l’organizzazione attorno ad affari e nuovi crimini, dopo il  fallimento della stagione stragista» (p. 90). In altri termini una religiosità distorta quale strumento per una nuova legittimazione nei confronti della società e degli stessi picciotti. Un uso spregiudicato e criminale del messaggio cristiano al quale Prestipino contrappone le parole di Cataldo Naro, il vescovo di Monreale, che, ricordando il sacrificio di don Pino Puglisi, ribadiva l’assoluta necessità di tornare all’autentica tradizione evangelica e così, abbandonando antiche ed attuali complicità e timidezze, interpretare la missione della Chiesa come sintesi di «legalità, santità,  resistenza fino al martirio» (p. 92).

Antonino Raspanti, è vescovo di Acireale. Docente di Teologia dogmatica e Storia della spiritualità presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia «San Giovanni Evangelista», ne è stato preside dal 2002 al 2009. Dal 2005 è socio della Pontificia Accademia di Teologia. Membro, dal 2008, del Comitato per gli studi di teologia e scienze religiose della Conferenza episcopale italiana, è membro del Comitato scientifico della Fondazione Cortile dei Gentili.

A. Raspanti (a cura di), Cortile dei Gentili. Diritto, giustizia, legalità, Donzelli, Roma 2015, pp. 92, € 17,00.