Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
02/07/2015
Abstract
Gianfranco Pasquino, col suo nuovo saggio, intende offrire ai lettori elementi di giudizio e di conoscenza in merito alla recente riforma elettorale e al progetto di riforma costituzionale all'attenzione del Parlamento.

I recenti progetti di riforma costituzionale ed elettorale - i due aspetti  risultano strettamente legati -  hanno dato luogo, come spesso accade, a contrasti aspri e trasversali, sia tra esponenti politici appartenenti allo stesso partito sia tra costituzionalisti e politologi. Un esempio su tutti è rappresentato dalla polemica non proprio in punta di fioretto tra i professori Giovanni Sartori e Roberto D'Alimonte, quest'ultimo -  si dice -  l'ispiratore del cosiddetto Italicum (ribattezzato da Sartori come "bastardellum"). Così il decano dei politologi italiani: «l'Italicum di Berlusconi [ndr: in seguito riforma portata avanti soltanto dalla maggioranza renziana] si fonda su un premio che trasforma una minoranza in maggioranza, un meccanismo che non esiste in nessun paese dell'Europa occidentale [...] mentre io sono uno studioso che cerca di proporre soluzioni esatte, D'Alimonte bada al fattibile e preferisce fare il consigliere del Principe» (24.01.2014 - Il Sole 24 Ore).

In altri termini Sartori ha contestato  ai fautori della nuova legge elettorale e del nuovo Senato dei nominati l'equiparazione del sistema uninominale di tipo inglese al premio di maggioranza Italicum in quanto espressione di istituti diversi: il principio maggioritario sarebbe "first past the post", ovvero vince chi sorpassa, anche se di un solo voto, e questo rappresenterebbe la nozione stessa di maggioranza e non certo un "premio".

Diversamente i toni del libro "Cittadini senza scettro" di Gianfranco Pasquino potranno risultare magari meno aspri, ma, pur evitando lo stile del pamphlet, la sostanza rimane polemica e molto critica in merito a quelle che, da parte del governo, vengono prospettate come necessarie ed indifferibili riforme. Scrive infatti il politologo piemontese: «le pagine che seguono mirano proprio a reimpostare il problema, a criticare i terribili semplificatori e gli ostinati conservatori e a formulare le migliori soluzioni possibili» (p. 4). Riforme che probabilmente gli stessi deputati riconoscono essere discutibili e a rischio incostituzionalità, ma in questo caso si riscontrerebbe fin da ora un'anticipazione degli effetti deleteri che Pasquino attribuisce al cosiddetto Italicum: «è possibile sostenere che gli eletti non sentono alcun vincolo di mandato, ma sono sensibilissimi a un potente vincolo di ricandidatura. la loro accountability non si esplica nei confronti dell'elettorato, ma dei dirigenti dei partiti e delle correnti» (pp. 38).  In un'Italia caratterizzata da una società civile frammentata, egoista, con bassi livelli di interesse politico e di partecipazione, predisposta a voler affidare le decisioni ad un uomo solo, di fatto non molto migliore dei suoi partiti, la nuova legge elettorale abbinata ad  una concentrazione del potere politico nella Camera dei Deputati, senza contrappesi istituzionali, rischierebbe «di squilibrare tutto il sistema politico con conseguenze forse non anti-democratiche, ma certamente disfunzionali, su altre istituzioni: in special modo sulla Presidenza della Repubblica e sulla Corte Costituzionale» (p. 47). Se infatti Zagrebelsky, la Carlassare e Rodotà sembrano voler parlare più esplicitamente di deriva autoritaria, Pasquino preferisce definire questa pretesa di riforme fatte in velocità, senza una visione complessiva e spacciate come "le uniche possibili", il frutto malsano «di chi procede perseguendo tornaconti di immagine e di pubblicità di breve periodo poiché la sua incultura istituzionale non gli consente neppure di intravvedere il lungo periodo » (p. 141). Una visione comunque molto sconfortante, tanto più nel considerare sia la disciplina di partito imposta sulle riforme istituzionali sia i media quanto meno distratti, se non addirittura lontani anni luce dal ruolo che farebbe della stampa il "cane da guardia del potere".

Problemi amplificati dal fatto che il Parlamento italiano - vuoi anche per la "falsa coscienza" di eletti che si ostinano a credere o far credere che il loro ruolo principale sia di fare le leggi e non, invece di controllare il governo - in questi anni si è dimostrato sempre meno capace di monitorare e di criticare gli atti dell'esecutivo. Tenendo conto di ben altre proposte di riforma istituzionale ed elettorale proposte da coloro che oggi vengono invece tacciati di immobilismo e conservatorismo, Pasquino ribadisce che il potere di un capo di governo si dovrebbe misurare, senza scorciatoie, «non sulle nomine e sulle revoche delle cariche istituzionali ma sulla sua capacità di attuare il programma presentato agli elettori. Soprattutto nelle democrazie parlamentari, l'attenzione deve, dunque, spostarsi sui rapporti (capo del) governo/Parlamento» (p.177).

Un saggio che senza dubbio offre elementi per capire il senso delle riforme promesse ed in parte approvate dall'attuale maggioranza di governo: giudizi severi ed argomentati per leggi che perpetuano lo scandalo di un Parlamento di nominati e che comunque - da qui il titolo - di sicuro non restituiscono agli elettori lo scettro della sovranità.

Gianfranco Pasquino (Trana, 1942), è Professore Emerito di Scienza Politica nell’Università di Bologna. I suoi libri più recenti sono Finale di partita. Tramonto di una Repubblica (Egea 2013), Politica e istituzioni (Egea 2014) e Partiti, istituzioni, democrazie (Il Mulino 2014). Già Senatore per tre legislature, dal luglio 2005 è socio dell’Accademia dei Lincei.

G. Pasquino, Cittadini senza scettro. Le riforme sbagliate, Università Bocconi, Milano 2015, pp. 204, € 16,00.