Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
15/11/2013
Abstract
Il saggio di Bauman affronta l’intreccio tra la disuguaglianza sociale e le cosiddette perdite collaterali: due fenomeni del nostro tempo che si stanno sempre più diffondendo.

“Danni collaterali”, opera del sociologo polacco Zygmunt Bauman, si basa per lo più sulla rielaborazione di alcune lezioni accademiche risalenti al 2010 e al 2011, nelle quali il tema predominante è quello della stretta affinità che collega la disuguaglianza sociale con le varie forme di danni che ne derivano. Proprio perché il libro rappresenta di fatto una raccolta di saggi che spaziano dall’analisi dell’agorà e del mercato, per proseguire poi con la moralità in relazione al consumismo, la privacy e la storia del male, fino al significato ultimo di sociologia nel mondo contemporaneo, appare evidente che in quest’opera Bauman non ha preteso di offrire fin da ora un compiuto lavoro di sintesi in merito ai devastanti effetti collaterali che deriverebbero dalle disuguaglianze sociali. Il lettore però, grazie alle sempre illuminanti analisi presenti di pagina in pagina e ad un linguaggio facilmente accessibile, potrà cogliere senza troppi sforzi intellettuali l’allarme lanciato dall’autore: «sono certo che l’esplosiva miscela risultante da una disuguaglianza sociale in continuo aumento e l’accrescersi di quella sofferenza umana che releghiamo alla sfera della col lateralità (considerandola marginale, estranea, esitabile, che non rientra legittimamente nell’agenda politica) sta dimostrando di essere, potenzialmente, il più disastroso dei tanti problemi che l’umanità potrebbe vedersi costretta ad affrontare e risolvere in questo secolo» (p. XIX).

Un esempio lampante è il tema della sicurezza: «In un mondo di incertezze, la sicurezza è lo scopo del gioco: ne è l’intento principale e l’obiettivo ultimo» (p. 16). Da qui però : «il più pernicioso, seminale e duraturo effetto dell’ossessione della sicurezza (il danno collaterale perpetrato da questa) sta forse nell’esaurire la fiducia negli altri e nell’instillare e promuovere il sospetto reciproco e […] l’estraneità degli estranei è destinata ad accrescersi fino ad acquisire toni vieppiù tetri e sinistri». Per poi giungere all’esito peggiore: «Tutto sommato, il principale effetto dell’ossessione per la sicurezza sta nel rapido intensificarsi (anziché scemare) del clima di insicurezza, con tutto ciò che esso comporta» (p. 77).

Tutti temi che in un modo o nell’altro entrano in rapporto con quelle disuguaglianze sociali che, nel mondo globalizzato, appaiono amplificate dal divorzio tra potere e politica. Bauman ricorda come la parola potere rappresenti l’abbreviazione per la possibilità fare cose, mentre politica indichi la capacità di decidere quali cose andrebbero fatte. Mentre adesso, nella contemporaneità, questo non vale più o vale molto meno: da qui l’irregolarità come marchio di fabbrica del mondo in cui viviamo, con tutti gli effetti collaterali che ne conseguono.

È un’analisi del mondo contemporaneo nella quale il sociologo, anche in rapporto alle disuguaglianze,  ripropone la definizione di modernità liquida e che offre l’opportunità di chiarire ancora una volta il suo pensiero di fronte alle ideologie totalitarie del XX secolo, comunismo in particolare; non fosse altro che spesso commentatori superficiali, in virtù della sua formazione marxista, ne hanno forse dato un’immagine distorta ed ancora legata a nostalgie totalitarie. In realtà Bauman, anche in “Danni collaterali”, è esplicito nell’affermare che la caduta del comunismo fu una conseguenza inevitabile dell’avvento della fase liquida della modernità [ndr: situazione nella quale i legami sociali che tendono a dissiparsi, a disgregarsi e a diventare sempre più effimeri] e con ancora più enfasi che «il rintocco funebre dell’esperimento comunista fu sancito dalla modernità nella sua fase liquida» (p. 34). Senza dimenticare parole forti ed esplicite su questo esperimento sociale e politico che si è reso responsabile di tanti lutti e sofferenze: «Fu in tale contesto che nacque l’esaltato, impaziente e sventato fratello minore del socialismo moderno: quell’insieme di idee e di pratiche che sarebbe passato alla storia come comunismo […] La nuova entità era frutto sia delle delusione di fronte alle leggi della storia, sia della frustrazione causata dalla palese mancanza di maturazione del proletariato che non riusciva ad assumere il ruolo di forza rivoluzionaria […] La rivoluzione, che difficilmente avrebbe potuto originare dalle masse, doveva essere compiuta per conto delle masse dagli specialisti della rivoluzione» (p.32), con tutto quello che ne è derivato in termini di repressione politica e civile. Ma se pure l’esperimento comunista è fallito, il problema della disuguaglianza rimane più che mai attuale e Bauman con le sue lezioni accademiche confluite in questo libro ha voluto proporre delle analisi che andassero oltre l’angusto e fuorviante ambito del reddito pro capite.

In qualche modo controcorrente rispetto all’idea, ormai molto presente tra politici e accademici, che guarda allo stato sociale con diffidenza e fastidio, ha voluto estendere, grazie a innumerevoli esempi tratti dalla storia e dalla sociologia,  il concetto di disuguaglianza fino a comprendere la reciproca attrazione tra povertà, vulnerabilità sociale, corruzione, umiliazione e negazione della dignità.

Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925)  è un sociologo e filosofo polacco, uno dei più noti e influenti pensatori al mondo. A lui si deve la definizione della «modernità liquida», di cui è uno dei più acuti osservatori. È professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia. Tra le sue opere più recenti: “Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi” (2006), “Consumo, dunque sono” (2008), “Capitalismo parassitario” (2009).

Z. Bauman, Danni collaterali, Laterza, Roma 2013, pp. 216, € 16,00.