Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Recensione
01/07/2013
Abstract
Martha C. Nussbaum ha constatato come oggi, sia in Europa che negli Stati Uniti, la maggior parte dei casi di intolleranza religiosa ha a che fare con l’Islamismo, con la paura dell’Islam. L’intolleranza è legata al sentimento della paura. Gli scritti della filosofa americana rappresentano una risposta a quella politica, sempre più presente nella nostra società multietnica, che trae la propria legittimazione proprio dalla paura dei cittadini.

Il titolo di uno tra i più recenti libri di Martha C. Nussbaum  pubblicati in Italia cita “la nuova intolleranza” e la “paura dell’Islam”. In realtà l’opera della filosofa americana tocca temi nei quali l’intolleranza non appare affatto “nuova” e nella quale l’Islam non risulta neanche al centro di tutte le sue riflessioni. “La nuova intolleranza” rappresenta semmai la proposta di comportamenti etici  che sappiano rispondere efficacemente ad una politica della paura, da sempre praticata dai demagoghi e dai governi di oggi come di ieri. Una ricerca che ha preso le mosse dalla Grecia antica dove, nonostante Socrate predicasse una democrazia riflessiva, era forte il condizionamento della “tradizione e della parzialità egoistica” (p. 225). Un luogo e un tempo nel quale pure lo stesso filosofo greco mostrava dei chiari limiti: non possedeva un’autentica consapevolezza della varietà delle persone e degli stili di vita; non aveva idea che il rispetto degli esseri umani imponesse il riconoscimento dell’esistenza di molti modi di vivere diversi, religiosi e laici (da qui la constatazione che l’idea di uguale libertà di coscienza ha impiegato un tempo molto lungo a radicarsi nella tradizione occidentale, mentre già un’idea del genere veniva concretizzata nell’India del II secolo a.C. con Aśoka e durante l’Impero musulmano moghul con Akbar).

L’autrice, facendo leva su un impegno socratico (e cristiano-kantiano) ha sintetizzato efficacemente il significato della paura in relazione alla politica: “una cultura politica che voglia essere stabile deve pensare alle persone e a come vedono il mondo. E gli esseri umani non sono molto affidabili: tendono ad essere assorti nelle proprie preoccupazioni, e sono spesso ottusi verso i propri simili [….] gli appelli ala paura hanno un ruolo da svolgere in una società che prenda la vita umana sul serio. Però a questo punto il pendolo ha oscillato troppo nell’altra direzione, e paura artefatte in modo irresponsabile minacciano princìpi ai quali dovremmo restare aggrappati e di cui dovremmo essere fieri” (p. 229).

Un approccio che, trattando il tema della libertà religiosa e del rapporto tra maggioranza e minoranze religiose dal punto di vista storico, filosofico e giuridico, si fonda sostanzialmente su tre pilastri – coerenza etica, fondamenti di libertà religiosa, e uso dell’immaginazione – che da Nussbaum viene esplicitato di pagina in pagina anche con l’analisi di controverse vicende contemporanee.  L’autrice, peraltro,  richiama anche il pensiero di grandi uomini del passato come Roger Williams (fondatore dello stato di Rhode Island, di Providence, oltre che fautore della libertà di pensiero e di pratica religiosa): “l’idea fondamentale è che quando incontriamo persone di una religione diversa, dovremmo concentrarci sulle virtù etiche della generosità, della gentilezza e dell’amore, mettendo da parte nelle nostre interazioni civiche la questione della verità religiosa” (p. 161). Un appello quindi all’empatia e ad usare gli «occhi interni» (espressione tratta da Ralph Ellison) per immaginare l’altro e capirne le ragioni anche se poi non le si condividono.

Nel libro della filosofa americana l’attualità risulta al centro della maggior parte delle riflessioni anche a causa di talune incoerenze della giurisprudenza della Corte Suprema degli Stati Uniti: da qui l’analisi delle differenze tra principio accomodazionista e  principio lockiano quali strumenti volti a concretizzare un’idea di eguale rispetto tra religioni.

Una panoramica approfondita di episodi più recenti e meno recenti di intolleranza religiosa, dove l’antisemitismo di ieri viene letto come somigliante all’attuale antislamismo e dove, sotto la lente di una Martha C. Nussbaum sempre critica con la concezione europea di multiculturalismo, finiscono anche le libertà concesse ai mormoni, alla santeria, agli indiani narragansett, ai testimoni di Geova.

Vicende controverse che, dopo l’11 settembre 2001, sono state tanto più incentivate da un sentimento di paura che va ben oltre il comprensibile e necessario sentimento di autoconservazione.

Pagine dedicate, ad esempio, al caso di Park 51 (il centro di preghiera islamico che dovrebbe sorgere vicino Ground Zero) ed al divieto del burqa: “Tutte le cinque motivazioni a favore del divieto del burqa sono incoerenti [sicurezza, trasparenza e pace civica, reificazione, coercizione, salute, ndr]. E l’incoerenza non è semplicemente un errore logico o una mancanza di riflessione approfondita, come in alcuni dei contraddittori di Socrate. E’ il tipo di incoerenza denunciata dal Vangelo e sottoposta a instancabile scrutinio da Kant. E’ l’incoerenza del narcisismo, di persone che castigano le altre mentre fanno eccezione per se stesse” (p. 131).

Il senso ultimo del saggio di Martha C. Nussbaum è chiaro: la necessità di interpretare il multiculuralismo nel senso di autentica libertà di religione e quindi conseguente estensione agli altri di quello che chiediamo per noi.

Martha C. Nussbaum (1947) insegna Law and Ethics nell'Università di Chicago. Fra i suoi libri pubblicati in Italia ricordiamo: “Diventare persone” (2001), “Giustizia sociale e dignità umana” (2002), “La fragilità del bene” (2004), “Le nuove frontiere della giustizia” (2007), “Giustizia e aiuto materiale” (2008), “L'intelligenza delle emozioni” (2009), “Lo scontro dentro le civiltà” (2009).

M. C. Nussbaum, La nuova intolleranza. Superare la paura dell’Islam e vivere in una società più libera, Il Saggiatore, Milano 2012, pp. 264, € 17.