Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
01/07/2013
Abstract
Con il libro “Pol Pot. L’assassino sorridente” Domenico Vecchioni è tornato ad occuparsi di divulgazione storica scegliendo la parabola del dittatore cambogiano Pol Pot, che si è reso responsabile della morte di almeno due milioni di suoi connazionali.

Domenico Vecchioni, già diplomatico in carriera, in questi ultimi anni si è dedicato con passione alla divulgazione storica, spesso con biografie di dittatori, spie e personaggi controversi. Questo il caso di Saloth Sar, detto Pol Pot, le cui efferatezze oggi sono riconosciute ampiamente, ma che fino a poco tempo fa poteva essere considerato una sorta di eroico militante anticapitalista.

Il racconto di Vecchioni prende le mosse dall’alba del 17 aprile 1975 quando a Phnom Penh entrarono le prime avanguardie dei Khmer rossi: «guerriglieri giovanissimi, molti di loro non hanno più di sedici anni, sono i misteriosi seguaci di Pol Pot, saltati improvvisamente fuori dalla giungla, totalmente plagiati dalla folle ideologia di Pol Pot, si apprestano, senza stati d’animo, a ridurre in schiavitù un popolo destinato a subire uno dei genocidi più aberranti della storia. Un popolo che in pochi anni, tra il 1975 e il 1979, perderà un quarto della propria consistenza, circa 2 milioni di persone» (p. 8).

I Khmer rossi, questi giovani contadini analfabeti, sono descritti subito in uno dei loro gesti più significativi: appena giunti a Phnom Penh si dedicarono, seguendo le direttive del loro capo, allora ancora poco conosciuto, a saccheggiare la biblioteca nazionale, ammucchiare i libri in strada e darvi fuoco con il fine di creare uno spazio utile per l’allevamento dei maiali.

Vecchioni, questo loro capo, nel capitolo successivo inizia a raccontarlo: i primi anni di vita, la sua famiglia, i suoi studi e la scelta rivoluzionaria. Ne emerge la figura di un mediocre studente, ma oratore abilissimo e grande pedagogo, di famiglia borghese che, soprattutto grazie al suo soggiorno parigino, assorbì velocemente gli ideali marxisti leninisti senza alcun filtro o limitazione.

Il “Fratello n.1” una volta rientrato in patria e costretto al quasi totale isolamento nella giungla dove «la sua mente comincia a perdere il collegamento con la realtà del mondo e del paese» (p. 33), rimase folgorato dalla rivoluzione culturale di Mao, da lui interpretata in maniera ancor più radicale; una rivoluzione che nell’impostazione Khmer avrà una prospettiva del tutto “contadina” e che si comprende molto bene nei folli undici punti divulgati da un dittatore che rimarrà sempre invisibile ai suoi concittadini. Tra questi, ben sintetizzati da Vecchioni: evacuazione di tutte le città; abolizione di tutti i mercati; soppressione della moneta e ricorso al baratto; secolarizzazione di tutti i monaci buddisti che saranno inviati a lavorare nelle risaie; eliminazione dei militari e di tutti i dirigenti politici e civili del passato regime; creazione in tutto il Paese di mense comunitarie; espulsione dal Paese di tutta la popolazione vietnamita; chiusura di tutti gli ospedali; chiusura di tutte le scuole e università; eliminazione radicale di tutte le spie.

Con l’avvento della cosiddetta Kampuchea democratica, in quella che fu la Cambogia, l’amministrazione statale sparì letteralmente: niente più aerei, treni automobili, motociclette. Addirittura furono vietati gli occhiali, gli orologi, le penne, identificati come simboli di capitalismo.

Un “programma” che volle dire appunto un genocidio in piena regola, sotto l’occhio vigile di Saloth Sar, ribattezzatosi Pol Pot quasi a volersi darsi un nome più accattivante e in perfetta coerenza con il suo aspetto cortese e il suo perenne sorriso, presente anche quando disponeva le esecuzioni più efferate. Un atteggiamento, questo, di un personaggio – scrive Vecchioni - fortemente disturbato, presumibilmente un malato di mente, forse pure intellettualmente mediocre, ma che grazie alla sua oratoria suadente riuscì a fare breccia presso una popolazione analfabeta.

Il racconto sul regime di Pol Pot, non disgiunto dalle vicende di Sihanouk, prosegue con le torture, la pianificazione delle esecuzioni e tutte le vicende internazionali che videro l’ex Cambogia isolarsi sempre più dal resto del mondo, con l’eccezione di qualche cooperante come la Cina, l’Albania e Cuba, fino all’intervento vietnamita che costrinse il dittatore alla macchia nelle foreste ai confini del Paese. Anni di latitanza consentita anche grazie al contrabbando di teck e pietre preziose.

Vecchioni, col suo approccio sintetico e divulgativo davvero chiaro e di facilissima lettura, prima di  terminare con il cosiddetto Processo di Phnom Penh, si concede alcune pagine che appaiono più polemiche: una critica sferzante verso quegli occidentali, forse semplicemente ignoranti su quanto avveniva, forse in malafede, che durante quegli anni non hanno alzato un dito per fermare il genocidio in atto e addirittura potevano aver considerato l’avvento di Pol Pot come una vittoria dell’anticapitalismo.

Leggiamo quindi le affermazioni a dir poco azzardate di Noam Chomsky, oppure le vicende degli Svedesi, poi protagonisti del libro “Il sorriso di Pol Pot”, che non si fecero scrupolo di lodare le gesta del dittatore. Ed infine le frasi più grottesche, attribuite al segretario di un piccolo partito marxista-leninista italiano: «Che Pol Pot viva in eterno e il suo nome divenga un simbolo della lotta antimperialista!» (p. 107). Evidentemente per lui quei due milioni di morti ammazzati non contavano nulla oppure erano solo propaganda imperialista.

Domenico Vecchioni (Atri, 1945) è un diplomatico e saggista italiano. Ha prestato servizio a Le Havre, a Buenos Aires, a Bruxelles e a Strasburgo; ha inoltre ricoperto incarichi alla Farnesina prima di essere nominato console generale d'Italia a Madrid e a Nizza, e ambasciatore d'Italia a Cuba. Nelle vesti di storico ha collaborato a periodici come la “Rivista di Studi Politici Internazionali”, “Storia Illustrata”, “Cronos”, “Gnosis”, “Intelligence” e “Storia Top Secret”. E’ stato docente nel master di Intelligence presso l'Università della Calabria. Tra le sue numerose opere: “Le Falkland Malvine”, “Evita Peron”, “Spie e Spy Stories della seconda guerra mondiale”, “Le spie del fascismo”, “I signori della truffa”, “Storia degli 007 dall’era moderna a oggi”.

D. Vecchioni, Pol Pot. L’assassino sorridente, Greco & Greco, Milano 2013, pp. 153, euro 12.