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Recensione
20/10/2012
Abstract
In questo suo breve saggio, Benevolo racconta gli errori che soprattutto dal dopoguerra hanno condotto l’amministrazione dello Stato a delegare le sue competenze in materia urbanistica, rinunciando così agli strumenti e alle politiche di regolazione.

La più recente opera di Leonardo Benevolo, Il tracollo dell’urbanistica italiana, rappresenta un testo perfettamente complementare al libro di Salvatore Settis, Paesaggio  Costituzione cemento, anch’esso di recente pubblicazione. Due grandi studiosi che, da prospettive solo parzialmente diverse, giungono alle medesime conclusioni su come ormai, nell’indifferenza pressoché generale, si sia giunti ad un’eclissi del paesaggio italiano.

Benevolo dedica gran parte delle pagine di questo suo breve saggio all’analisi della legislazione italiana in materia, nella quale l’amministrazione dello Stato ha di fatto delegato ogni competenza in campo urbanistico agli enti locali, rinunciando così volontariamente a  strumenti e a politiche di regolazione efficaci, comprovati dall'esperienza internazionale e capaci di contribuire ad un’inversione di tendenza. Tendenza – ripetiamolo – che significa crescita esponenziale del cemento e progressiva distruzione del paesaggio.

Non è solo una denuncia quella di Benevolo ma anche proposta, anche se in netta controtendenza con quanto accade ormai da decenni, tanto più in costanza di un cosiddetto federalismo che in realtà rappresenta un ibrido poco riuscito ed una poco efficace dismissione di competenze: una medicina a questo sfascio dovrebbe essere quella di evitare finalmente la sovrapposizione di poteri, ad esempio, tra Provincia e Regione. In altri termini occorrerebbe togliere alle Province ogni compito di pianificazione, urbanistica o di altro genere, lasciando sussistere le prefetture proprio nel loro ruolo di agenzie periferiche dello Stato. Una sovrapposizione che ha prodotto solo danni, come nel caso eclatante del piano regolatore del comune di Rimini.

Leggendo il volume, ci si sente conto che il responsabile di questo tracollo è in primis il legislatore italiano, che, soprattutto in questi ultimi anni, ha prodotto degli autentici mostri giuridici, nel disinteresse generale per i temi della pianificazione.

Proprio in merito al recente terremoto dell’Aquila, Benevolo denuncia come «persino i partiti d’opposizione all’ultimo governo Berlusconi, al di là delle consuete prese di posizione sui risvolti giudiziari connessi con la ricostruzione, non abbiano ritenuto necessario alimentare un dibattito intorno alle scelte da compiere per la ricostruzione dei centri urbani abruzzesi» (p. 66).

Altresì eclatante, ed ovviamente criticato senza alcuna remora, è il recente “piano casa”, nato da una proposta del governo Prodi e poi peggiorato e concretizzato sotto il governo Berlusconi: praticamente «una sorta di liberalizzazione dell’edilizia spicciola (o meglio condono edilizio preventivo) all’insegna spensierata dello slogan padroni in casa propria» (p. 67).

Insomma tutta una serie di iniziative legislative sbagliate, frutto di disattenzione o di pressioni da parte della lobby del cemento, che, salvo un periodo di maggiore razionalità tra gli anni Sessanta e Ottanta, ha portato ad una distruzione ormai avanzata del paesaggio italiano.

Per non parlare della speculazione. Benevolo riassume con molta efficacia alcuni passaggi di una prassi che ancora pare non avere fine e che, in previsione degli annunciati provvedimenti governativi, non fa ben sperare: «quando un’area pregiata cambia destinazione e iniziano le compravendite, avviene frequentemente che resti a lungo abbandonata, perché il prezzo troppo cresciuto rende difficile o impossibile la ricerca di una destinazione abbastanza redditizia. In questi casi, la miglior speculazione è già stata realizzata da chi si è portato via l’incremento finanziario maggiore fra l’acquisto e la vendita, spesso senza lasciare alcuna traccia sul terreno […] La parte principale della vicenda avviene nei circuiti finanziari, e rimane indipendente dalla risuscita del manufatto. Così vengono falsati sia il processo formativo sia il giudizio sui risultati. La nuova legislazione tutela sempre più le somme di denaro impiegate e sempre meno i manufatti reali […] e finisce per disintegrare alla radice l’universo delle campagne e delle città italiane» (p. 82).

Le ultime pagine del saggio sono dedicate ad un altro tracollo urbanistico, quello di Roma, dove Benevolo descrive tutto quanto è stato fatto per aggredire l’agro romano e la vivibilità della capitale.

Il libro, nonostante questa sequela senza fine di atrocità urbanistiche, non è soltanto descrizione degli scempi effettuati. Benevolo non si sottrae dal difficile compito di indicarci alcuni punti di riferimento per poter guardare al futuro con più ottimismo ed invertire questa tendenza speculativa e distruttiva.

L. Benevolo (Orta San Giulio, 25 settembre 1923) è un architetto e storico dell'architettura italiano. Ha studiato architettura all'Università di Roma, dove si è laureato nel 1946. Successivamente ha insegnato storia dell'architettura dapprima nello stesso Ateneo, e poi alle università di Firenze, Venezia e di Palermo. Leonardo Benevolo inoltre ha svolto un’ attività professionale, che lo ha portato a progettare e costruire la nuova sede della Fiera di Bologna (assieme a Tommaso Giura Longo e Carlo Melograni), il piano regolatore di Ascoli Piceno, il piano del centro storico di Bologna, il piano regolatore di Monza (1993-97. Tra le sue numerose opere: La città nella storia d'Europa (2004), Storia delle città (2006), L'architettura nell'Italia contemporanea (2006).

L. Benevolo, Il tracollo dell’urbanistica italiana, Laterza, Bari 2012, pag. 124, € 10.