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Recensione
13/05/2012
Abstract
Il saggio dei tre celebri economisti rappresenta uno studio sull’inadeguatezza della crescita del PIL come indicatore della salute economica globale ed anche una ricerca sugli indicatori dello sviluppo sostenibile.

Nel 2008 i premi nobel per l’economia Joseph Stiglitz e Amartya Sen e l’economista francese Jean Paul Fitoussi furono invitati da Nicolas Sarkozy ad istituire una commissione di esperti al fine di valutare quanto ancora il Prodotto Interno Lordo sia un indicatore affidabile del progresso economico e sociale.

In realtà era chiaro già da tempo che il Pil questa affidabilità non la può assicurare, e quindi lo studio dei tre economisti, qui sintetizzato senza troppi riferimenti tecnici, è volto ad introdurre nuovi concetti predisposti per misurare il benessere delle società: strumenti in parte inediti come alcuni degli indicatori della sostenibilità dello sviluppo economico, fino ad un “Pil verde” ed alle misure di risparmio e ricchezza apprestate per considerare le conseguenze della crescita.

Uno sforzo che ovviamente non ha avuto uno scopo meramente teorico.

Gli indicatori, come ci hanno più volte ricordato Stiglitz, Sen e Fitoussi, nelle società moderne svolgono un ruolo essenziale, tanto che possiamo dire che “ciò che misuriamo influenza ciò che facciamo”. Argomento quindi più che mai d’attualità in presenza di una crisi internazionale.

In questo senso certi passaggi presenti nel libro diventano profetici: «nel tentativo di incrementare il Pil, rischiamo di ritrovarci in una società in cui i cittadini vivranno peggio» ed inoltre «troppo spesso confondiamo il fine con i mezzi» (pag. XXI).

Il tema di fondo perciò del rapporto redatto per Sarkozy è un tentativo di creare sistemi di misurazione che «spostino l’enfasi dalla produzione economica a quella del benessere delle persone».

Difatti il Pil misura principalmente la produzione di mercato, benché sia stato spesso usato come indicatore del benessere economico.

E’ infatti la fusione di questi due aspetti che viene contestata e che si ritiene poter condurre ad indicazioni fuorvianti in relazione alla qualità della vita dei cittadini e quindi a prendere decisioni politiche sbagliate.

Un esempio ben noto, che ricorre più volte tra la pagine del Rapporto, è quel danno ambientale causato dalle attività di produzione o consumo che non si riflette nei prezzi di mercato.

I tre autori poi analizzano a parte la questione ancor più complessa della sostenibilità, ovvero il tentativo non più di misurare il presente ma di prevedere il futuro. Un’operazione difficile anche a causa della presenza di innumerevoli indicatori e di una dimensione globale che complica ogni tentativo di sintesi.

Una valutazione che quindi richiede molti presupposti e diverse scelte normative che gli autori, come nel caso della critica al Pil, tentano di esemplificare schematicamente con delle “raccomandazioni”.

Un breve testo quello di “La misura sbagliata della nostra vita” che, depurato dagli approfondimenti e allegati tecnici della Commissione e strutturato appunto in maniera piuttosto schematica, si rivela alla portata anche di chi ha meno confidenza con le materie economiche.

Un libro che contribuisce a demistificare tanti luoghi comuni che ci raccontano di una “crescita” obbligata, senza tentennamenti, mediante opere e forme di mercato che in realtà, al di là della propaganda e del conseguente “pregiudizio di razionalità” dei cittadini, possono rivelarsi niente altro che una mera speculazione a favore di pochi privilegiati.

Joseph E. Stiglitz, economista statunitense, premio Nobel per l’Economia, insegna alla Columbia University.

Amartya Sen, economista indiano, premio Nobel per l’Economia, insegna ad Harvard.

Jean-Paul Fitoussi, economista francese di fama internazionale è docente all’Istituto di studi politici di Parigi e alla LUISS di Roma.

J.E. Stiglitz, A. Sen, J.P. Fitoussi, La misura sbagliata delle nostre vite. Perché il PIL non basta più per valutare benessere e progresso sociale, Etas, Milano 2010, pp. XLI-160, € 18.