Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
13/05/2012
Abstract
Il saggio di Amaryta Sen è dedicato alla necessità di riesaminare i problemi dell’efficienza e dell’equità spostando l’attenzione sulle libertà individuali piuttosto che su calcoli sociali basati sui piaceri e i desideri.

Amartya Sen in questo suo saggio, rielaborazione di due precedenti scritti risalenti agli anni ’90, esamina prima la concezione della libertà individuale come valore centrale di qualsiasi valutazione della società e poi le libertà in relazione al conflitto – vero o presunto – tra i cosiddetti obblighi pubblici verso i componenti meno fortunati della società e la necessità del rigore finanziario.

La brevità dell’opera, messe sullo sfondo le discussioni più teoriche, consente all’autore di concentrarsi sulla rilevanza pratica della nozione di libertà intesa come impegno sociale, nella considerazione che i suoi aspetti negativi e positivi (“libertà di”, “libertà da”) possano essere profondamente intrecciati tra loro.

Facendo riferimento anche ad episodi della propria vita (la carestia del Bengala del 1943), il nobel indiano, evidenzia, con un esempio molto vicino alla nostra attualità, come la libertà negativa della stampa di criticare possa risultare assai efficace nella salvaguardia delle libertà positive della popolazione più vulnerabile.

In questo senso si capisce come «un’etica sociale che faccia perno sulle libertà porti in una direzione piuttosto differente rispetto a quella indicata da calcoli sociali basati sui piaceri o sui desideri» (pag. 25): calcoli del genere, con l’uso di un parametro utilitaristico, rischia di creare delle distorsioni se ad essere valutati sono persone che si trovano in una condizione cronica di povertà e che subiscono privazioni tali da trasformare anche un minimo sollievo in un piacere particolarmente intenso.

Questa attenzione nei confronti delle classi disagiate non deve però creare equivoci e facili semplificazioni, come se il nostro autore ci proponesse una versione spuria o aggiornata del socialismo scientifico: Sen chiarisce come i principi distributivi, per quanto importanti, pur affrontando i conflitti che caratterizzano la società contemporanea, non li eliminano.

Una visione che si rivendica ancorata alla realtà e che rappresenta una critica radicale alla visione degli «esseri umani come rigidi massimizzatori di interessi personali».

Coerente con questa idea di libertà individuale è la seconda parte dell’opera, non a caso intitolata “Impegno sociale e partecipazione”, dedicata al conflitto tra esigenze di equità e vincoli di bilancio; ovvero tra impegni sociali estesi e posizioni di forte conservatorismo finanziario.

La posizione di Sen si può definire duttile, lontana dall’ortodossia di chi interpreta con rigidità il marxismo e il liberismo.

Da un lato è esplicito nel riconoscere come il capitalismo, sia in virtù di una maggiore interdipendenza, sia grazie ad una accresciuta prosperità, abbia rafforzato gli obblighi dello Stato e della società civile. Dall’altro lato è esplicito nel considerare altrettanto importante la critica socialista, malgrado le sue particolari soluzioni siano state messe in crisi dal loro fallimento concreto.

Il Nobel indiano considera anche convincenti alcuni argomenti sostenuti da coloro che propugnano il conservatorismo finanziario come contrappeso ad un eccesso di spesa, ma senza arrivare all’«estremismo del pareggio di bilancio» e all’ «estremismo anti-inflazione».

Conflitti e dilemmi che Sen, in virtù di quelle libertà che sono l’argomento principale del saggio, ritiene possano essere risolti solo attraverso scelte sociali fondate sulla partecipazione dei cittadini.

«Un’indicazione unilaterale, anche se viene dai migliori esperti, non è in grado di offrire da sola alcuna soluzione» (pag. 101).

Amartya Sen (Santiniketan,1933), economista indiano Premio Nobel 1998 per l’economia è a tutti gli effetti un maestro del pensiero contemporaneo. Docente presso l’università di Calcutta, presso il Trinity College di Cambridge, poi a Nuova Deli, alla London School of Economics, a Oxford e, successivamente, all’università di Harvard con l’incarico di insegnare economia e filosofia. Tra le sue opere, tradotte in tutte le lingue del mondo, ricordiamo: “Identità e violenza”, “Razionalità e libertà”, “Il tenore di vita. Tra benessere e libertà”; “Globalizzazione e libertà”.

A. Sen, La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Roma-Bari 2010, pp. 105, euro 8.