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Recensione
10/12/2011
Abstract
La giornalista Valeria Fraschetti col suo “Sari in cammino” descrive le profonde contraddizioni dell’India contemporanea, paese nel quale a pagare il prezzo più pesante della disuguaglianza sociale sono le donne.

L’India, con il suo miliardo e duecento milioni di abitanti, è un Paese di incredibile complessità e con enormi contraddizioni: prestigiose università, ritmi di crescita elevatissimi, laboratori di biochimica e nanotecnologie all’avanguardia, ma nello stesso tempo, un luogo dove l’appartenenza alle caste condiziona la vita di tutti, dove nove lavoratori su dieci non hanno formalizzato un contratto di lavoro, non godono delle forme giuridiche della sicurezza sociale, non hanno indennità di disoccupazione e sono notevolmente sottopagati.

Valeria Fraschetti, con “Sari in cammino”, nella forma del reportage, dunque verificando concretamente come vivono giorno per giorno i cittadini indiani, ha incontrato alcune donne della nuova India del XXI secolo, che sviluppano le loro esistenze in termini sia di successo personale, ma soprattutto in termini di ribellione, e a volte di rassegnata accettazione verso un mondo fatto ancora di vessazioni, pregiudizi e sopraffazioni.

È evidente come il prezzo più alto della disuguaglianza sociale, tanto più in una società patriarcale, venga pagato dal sesso femminile: una mortalità infantile e giovanile delle donne più alta rispetto a quella degli uomini, bambine nutrite meno e con meno cure rispetto i coetanei maschi, aborti selettivi e molto altro sono documentati dall’autrice che, però, ha voluto innanzitutto raccontare, oltre la fredda evidenza dei numeri, delle storie di vita, per lo più molto complicate ma che spesso testimoniano un nuovo desiderio di affermazione contro la secolare oppressione perpetrata ai danni della donna.

Uno degli argomenti più presenti e più indagati nel libro è appunto quel genocidio femminile, denunciato da Amartya Sen fin dal 1990 quando egli dichiarò che le bambine abortite o uccise negli ultimi dieci anni erano almeno 100 milioni: una tragedia che ha ridisegnato la demografia indiana. Meno bimbe significa meno mogli, e di qui l’orrore della tratta delle spose e la conformazione demografica che in termini assoluti vede 36 milioni di donne in meno rispetto agli uomini.

Inoltre, Fraschetti raccontata l’India delle mille religioni, i contrasti tra induisti radicali e musulmani, il proselitismo mascherato di magnanimità, ed in cui comunque è sempre «la visione patriarcale diffusa e trasversale che prescinde dall’appartenenza religiosa» (p. 41) che di fatto tende ad escludere il sesso femminile dai luoghi pubblici e dalla piena appartenenza alla società.

Leggiamo quindi le storie di Prabha, la reporter intoccabile; dell’adivasi Sabita, una discendente di quegli aborigeni che vivevano nel Subcontinente prima dell’arrivo degli Ariani, diventata guerrigliera maoista suo malgrado; di Anjali la soldatessa indù, la lesbica Gayathri; di Smita, una stilista in carriera che rappresenta invece un esempio di emancipazione femminile; di Tahira vedova di un desaparecido del Kashmir; di Nanuben «la banchiera cenciaiola», dell’imprenditrice  Kiran; di Rekha, la sposa bambina mancata; di Shugra la pugile islamica di Calcutta; di Pushpa Devi «la zarina di Sultanpur».

I mille volti dell’India, quella che fa parlare sia del boom economico sia della cronica indigenza di centinaia di milioni di persone, sono rappresentati anche da questo reportage, peraltro ben scritto, che racconta di queste donne, tutte molto diverse, spesso segnate da storie drammatiche, che vivono in un Paese ai nostri occhi spesso indecifrabile.

Valeria Fraschetti (Roma, 1980),  giornalista, ha lavorato per due anni in India scrivendo, tra gli altri, per “La Stampa” e “Il Riformista”. Attualmente lavora per il Gruppo Espresso. Questo è il suo primo libro.

V. Fraschetti, Sari in cammino. Ecco perché l’India non è (ancora) un paese per donne, Castelvecchi, Roma 2011, pp. 181, € 16.