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Recensione
10/12/2011
Abstract
L’ultimo libro di Carlo Ruta analizza il potere del narcotraffico, la sua capacità di influenzare l’economia e gli andamenti della finanza internazionale, ponendo una seria di interrogativi sull’efficacia delle politiche proibizioniste.

“Narcoeconomy” offre un’analisi allarmante sul modo attraverso il quale gli imperi criminali, proprio nell’attuale crisi globale delle economie, riescano a crescere in controtendenza e riescano a garantirsi utili stratosferici grazie al traffico e alla produzione della droga.

Un narcotraffico che da un lato prolifera in virtù della disperazione delle aree sociali più deboli e che, dall’altro, si pone come forma di economia di sostegno in quei paesi colpiti dalla recessione e dalla crisi delle attività produttive tradizionali.

Un esempio su tutti: secondo Antonio Maria Costa, direttore dell’Unodc, l’Ufficio antidroga dell’ONU, proprio nel periodo nel quale la recessione appariva più grave, ben 325 miliardi di dollari ricavati dalla droga sarebbero affluiti alle banche del Regno Unito, della Svizzera e dell’Italia. In altri termini, il salvataggio di questi istituti bancari sarebbe stato sostenuto anche dalle narcomafie.

Carlo Ruta, quindi, muovendo dall’assunto di un enorme potere di ricatto sulle democrazie occidentali da parte dei “signori della droga” e proponendoci una panoramica storico-politica dei paesi dove il narcotraffico più condiziona la vita e l’economia, ha voluto raccontare i risultati sostanzialmente fallimentari delle strategie adottate dai vari Stati impegnati in prima linea per contrastare il traffico degli stupefacenti, a cominciare dal Plan Colombia degli Stati Uniti, per continuare con la War on Drugs di Calderón in Messico, e per finire con le numerose iniziative dell'Onu in Afghanistan, in Thailandia, in Birmania.

Un business che, almeno secondo gran parte delle agenzie internazionali, produce una rendita di almeno 500 miliardi di dollari all’anno, equivalente al fatturato totale delle prime sette case automobilistiche del mondo, ma anche ad un terzo del Pil dell’intero continente africano.

Il testo analizza con dovizia di dati le strategie dei trafficanti presenti in ogni parte del globo, ed in particolare in America Latina e in quel Messico dove infuria una guerra devastante che per numero di vittime ed aspetti strategici è assimilabile agli anni più cruenti della Colombia di Pablo Escobar.

Riguardo alla potentissima e diffusissima ‘ndrangheta, Ruta chiarisce bene che essa è una mafia non più considerata come semplice espressione di una criminalità rurale, ma come interlocutore strategico dei cartelli colombiani e messicani.

Di fatto, dopo l’attentato alle torri gemelle, i calabresi avrebbero beneficiato degli effetti del Patriot Act: volendo colpire i paradisi oceanici, sospettati di collusione con il terrorismo islamico, gli USA di George Bush hanno finito per incoraggiare il riciclaggio nei paradisi del Nord Europa, dove le ‘ndrine esercitano la loro influenza ormai da diversi anni.

Un’influenza pervasiva descritta da Ruta anche raccontando la vicenda del Senatore Di Girolamo.

In poco più di centottanta pagine, Carlo Ruta, anche grazie ad illuminanti interviste con Gustavo Gorriti ed Omar Rincòn, e con una buona capacità narrativa che ha unito sintesi e dovizia di informazioni, ha reso bene l’idea di cosa significa un’economia in mano ai narcotrafficanti ed anche i fallimenti di una politica per il momento incentrata quasi esclusivamente sul proibizionismo.

Carlo Ruta (Ragusa, 1953), è un giornalista, saggista e storico italiano. È autore di importanti inchieste e reportage sulla mafia. Fra i libri pubblicati: Il binomio Scelba-Giuliano. Un mistero della Repubblica? (Rubbettino, 1995); Giuliano e lo Stato (Edibisi, 2001); Segreto di mafia (Rapporti, 2008); Guerre solo ingiuste. La legittimazione delle guerre e l’America dal Vietnam all’Afghanistan (Mimesis Edizioni, 2011). Ha scritto e scrive su Narcomafie, Il Manifesto, Libera Informazione, Peacelink, L’Isola Possibile e su numerosi portali Internet.

C. Ruta, Narcoeconomy. Business e mafie che non conoscono crisi, Castelvecchi, Roma 2011, pp. 183, euro 14.