Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
10/12/2011
Abstract
Annette Dumbach e Jud Newborn raccontano la storia della “Rosa Bianca” e dei suoi componenti, giovani universitari che si sono opposti al regime nazista e che per questo hanno pagato con la vita.

Il libro di Annette Dumbach e Jud Newborn non è incentrato – come parrebbe dal titolo italiano - soltanto sulla figura di Sophie Scholl ma, analizzando le inquietudini e le disillusioni di alcune famiglie tedesche, amplia il racconto a tutti gli altri principali componenti della “Weise Rose”, la “Rosa Bianca”: il fratello Hans, Christoph Probst, Alexander Schmorell, Willi Graf e il loro professore di filosofia, Kurt Huber.

Piuttosto che sul tragico epilogo (Sophie Scholl fu ghigliottinata all’età di 21 anni dal Tribunale del Popolo di Monaco di Baviera, il 22 febbraio 1943, per tradimento contro lo Stato e il Führer, insieme al fratello Hans e a Christoph Probst. Due mesi dopo anche Alexander Schmorell, Willi Graf e Kurt Huber andarono incontro al boia), l’opera pare soffermarsi sui caratteri complessi di questi martiri, sulla progressiva disillusione dei fratelli Scholl verso quel regime che li aveva indottrinati fin da bambini, sulle motivazioni più profonde che li hanno indotti a ribellarsi alla soffocante cappa del totalitarismo.

Va rilevato che, almeno secondo i parametri contemporanei, le azioni dei cinque universitari e dei loro sodali possono apparire come radicale espressione di dissenso e non tanto di Resistenza come generalmente intesa.

Con la Rosa Bianca, infatti, nonostante i sogni di poter attentare alla vita di Hitler, non si è avuta una lotta armata: semmai una diffusione di libero pensiero, svelamento della realtà, azioni volte a sbugiardare la propaganda fasulla e i voluti silenzi del regime sulle sconfitte militari in Russia.

La “colpa” di Sophie Scholl e dei suoi compagni fu quella di diffondere dei volantini che appunto invitavano alla rivolta e informavano su quanto stava accadendo oltre i confini della loro nazione: evidentemente in una dittatura totalitaria come quella nazista il rischio di un contagio di libero pensiero che trapelava dalle ultime righe dei volantini («preghiamo di fare il maggior numero possibile di copie di questo scritto e di diffonderle», «con preghiera di ciclostilare e diffondere») era tale da renderli pericolosissimi sovversivi agli occhi di fanatici come Roland Freiser, il presidente del Tribunale del Popolo che poi li condannò a morte.

La Rosa Bianca non fu affatto un’organizzazione diffusa e strutturata, con collegamenti internazionali, sul modello della nostra Resistenza: erano pochi studenti - forse nemmeno animati da un’ideologia predominante - ed un professore già anziano, culturalmente molto conservatore e per questo in contrasto con i più giovani ribelli.

Ebbe pochissimi contatti anche con altre realtà della resistenza tedesca al nazismo, sicuramente costituita da pochi coraggiosi, spesso ideologicamente incompatibili.

Ma nonostante questi limiti e l’organizzazione pressoché inesistente, l’opera di sabotaggio della Rosa Bianca (in un totalitarismo feroce come quello nazista, anche il solo volantinaggio diventava un atto rivoluzionario) nel giro di due mesi – dal novembre del 1942 agli inizi del gennaio 1943 – «si era trasformata da azione isolata e un po’ donchisciottesca di alcuni studenti idealisti e romantici in una rete di espansione che andava diffondendosi nella Germania sud-occidentale, fino alla Saarland, e stava facendo incerti ma promettenti passi avanti verso il nord, verso Berlino» (p. 170).

L’opera di Dumbach e Newborn è un saggio divulgativo che, delineando le personalità dei componenti della Rosa Bianca e le vicende raccontate anche con dei flash back anche riguardo ai momenti più concitati del processo e delle esecuzioni capitali, si legge d’un fiato.

Il libro, dopo aver riportato l’atto d’accusa del tribunale, la sentenza di morte per Hans e Sophie Scholl e Christoph Probst e alcuni articoli tratti da giornali nazisti, si chiude col messaggio di Thomas Mann dal programma radiofonico Deutsche Horer del 27 giugno 1943: «Splendidi, coraggiosi giovani! Non sarete morti invano; non sarete dimenticati. I nazisti hanno eretto monumenti a criminali disumani e killer ordinari, ma la rivoluzione tedesca, la vera rivoluzione, li spazzerà via e al loro posto celebrerà questi ragazzi che, in un momento in cui la Germania e l’Europa erano ancora avvolti nelle tenebre, proclamarono a voce alta: una nuova fede nella libertà e nell’onore è all’orizzonte».

Annette Dumbach, giornalista e docente universitaria, ha lavorato a New York, Parigi e Monaco di Baviera.

Jud Newborn, storico, è uno dei responsabili del Museum of Jewish Heritage di New York. Collabora con numerosi quotidiani americani e israeliani. Vive a New York.

A. Dumbach, J. Newborn, Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca, Lindau, Torino 2008, pp. 312, € 22,00.