Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
19/09/2011
Abstract
Lo storico Franco Rizzi analizza gli avvenimenti che a partire dalla Tunisia, alla fine del 2010, hanno poi incendiato gli altri paesi dell’area, e nello stesso tempo mette in luce le responsabilità di quegli stati occidentali che per anni hanno portato avanti una politica fatta di mistificazioni.

Il nuovo saggio di Franco Rizzi è un’analisi puntuale sugli accadimenti che hanno infiammato la Tunisia e poi l’Egitto, la Libia e gli altri paesi arabi dell’area mediterranea.

Analisi che giustamente parte da quella cronaca che tutti noi conosciamo in parte e che prosegue svelando i precedenti storici di scioperi e manifestazioni di piazza, che, avvenuti nel silenzio dei media occidentali, mostrano una realtà ben diversa da quella che potevamo immaginare soltanto fino a pochi mesi fa.

Le riflessioni di Rizzi non sono incentrate soltanto sulla dirigenza politica nata all’indomani della decolonizzazione e presto trasformatasi in oppressiva e vorace oligarchia, ma si ampliano alle responsabilità degli Stati Uniti e soprattutto dell’Europa che, spesso per meri interessi economici, hanno enfatizzato oltremisura la paura per l’integralismo islamico, spacciando come baluardi di democrazia delle autentiche satrapie.

In proposito leggiamo: «Ciò che sta avvenendo non è un fulmine a ciel sereno, ma si colloca in una storia di contrasti nascosta al grande pubblico europeo a profitto di un’immagine patinata […] sotto un controllo ferreo della censura, che non doveva far filtrare nulla di questo malessere».

La tesi di fondo è che le ragioni delle rivolte non siano semplicemente dettate da questioni economiche, di sopravvivenza, insomma la tanto decantata “rivolta del pane”, ma che a partire da sacrificio del giovane tunisino Mohamed Bouazizi, che significatamene si è dato fuoco in piazza, si sia assistito ad un risveglio di una dignità per troppo tempo offesa: nulla a che vedere col solito spauracchio agitato in occidente dell’integralismo islamico, ma un’indignazione collettiva che «pone al centro delle proprie rivendicazioni l’uguaglianza sociale, la possibilità di vivere una vita dignitosa e di godere delle libertà di espressione».

Scrive ancora Rizzi in merito alle manifestazioni avvenute in Egitto: «la protesta si svolge pacificamente senza ricordo a simbologie violente: non si bruciano bandiere americane o israeliane, né si inneggia al fondamentalismo islamico. Coloro che protestano si definiscono unicamente arabi, a sottolineare che l’obiettivo primario è la creazione di un modello politico capace di mantenersi autonomo tanto dai regimi vigenti quanto dall’Occidente. Un altro tratto caratteristico da evidenziare è che questi giovani vogliono vivere la propria fede mussulmana in modo privato e autentico, trascendendo dalle derive integraliste».

Quindi nel libro di Rizzi non troviamo alcuna visione stereotipata, anche nello scrivere dei tanto temuti Fratelli Musulmani, ma semmai l’intento di ricondurre le analisi a quella realtà troppo spesso mistificata dai nostri presunti esperti di geopolitica.

In questo senso purtroppo la nostra Italia non ci fa una gran figura.

L’autore, tanto per fare un esempio, ricorda come il ministro dell’immigrazione svedese Tobias Billstrom, in risposta agli allarmi lanciati da esponenti del nostro governo e dell’attuale maggioranza, abbia fatto notare come «il suo Paese, che ha solo nove milioni di abitanti, lo scorso anno abbia concesso asilo a trentamila persone, mentre l’Italia, un Paese di cinquantatre milioni di residenti, chiede aiuto dopo che sulle sue coste sono sbarcati solo cinquemila tunisini».

E come non ricordare affermazioni del genere: «In Egitto spero in una transizione senza rotture con Mubarak. Confido e credo che tutti gli occidentali pensino la stessa cosa: che ci possa essere in Egitto una transizione a un sistema più democratico senza rotture con un presidente come Mubarak che da tutto l’Occidente, Stati Uniti in testa, è stato considerato l’uomo più saggio e un punto di riferimento per tutto il Medio Oriente».

Affermazioni che fanno il paio con quanto detto di edificante su Gheddafi.

In questo senso, e l’autore ne dà conto, un importante strumento di comunicazione tra rivoltosi e informazione volta a sbugiardare mistificazioni come quelle appena lette, si sono rivelati internet e i social network.

Chiudono il libro una cronologia degli eventi e delle brevi schede che ci spiegano con chiarezza il ruolo e l’identità di Al Quaeda, Hamas, Hezbollah, dei Salafiti e dei Fratelli Musulmani.

Un libro che non è quindi soltanto uno squarcio veritiero su cosa è avvenuto dall’altra parte del Mediterraneo, ma che, pur in una situazione ancora magmatica, conferisce al lettore degli strumenti per capire quali potrebbero essere i nuovi assetti politici ed economici di un’area che si sta rivelando sempre più vicina a noi.

Franco Rizzi è professore ordinario di Storia dell’Europa e del Mediterraneo all’Università di Roma Tre. Ha insegnato in Francia, Gran Bretagna, Spagna e in numerosi Paesi della riva sud del Mediterraneo. È il fondatore dell’Unimed (Unione delle Università del Mediterraneo) di cui è Segretario Generale. È direttore responsabile di MedArabNews, portale di approfondimento politico, economico e sociale sul Mediterraneo e mondo arabo.

F. Rizzi, Mediterraneo in rivolta(prefazione di Lucio Caracciolo), Castelvecchi, Roma 2011, pag. 250, € 15,00