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Recensione
19/06/2011
Abstract
Tahar Ben Jelloun nel suo libro racconta la dignità araba ritrovata con le rivoluzioni di Tunisia e d'Egitto e spiega cosa è accaduto, cosa sta accadendo e cosa accadrà

«La rivoluzione dei gelsomini » di Tahar Ben Jelloun presenta un’analisi delle motivazioni più profonde che hanno portato alle recenti rivolte nel nord Africa e nel mondo arabo.

Non possiamo considerarlo propriamente un instant book sia perché la seconda parte del libro è costituita da scritti prodotti tra il 2003 e il 2010 e quindi con la funzione di completare il quadro di una situazione ancora magmatica, sia perché in Egitto, in Maghreb e negli altri paesi investiti da questa onda rivoluzionaria, ogni giorno riserva sorprese e non è chiaro l’esito di questo «risveglio della dignità araba».

Tanto per capirci quando l’opera di Ben Jelloun è stata data alle stampe ancora non era scoppiata la rivolta in Libia e l’autore ci descrive un paese prima della guerra civile, ancora sotto il giogo di Gheddafi.

Al di là della stretta attualità rimangono degli scritti in cui Tahar Ben Jelloun conferma le sue doti di scrittore, la sua capacità di sintesi e la sua chiarezza espositiva. In essi ci spiega cos’è realmente accaduto in Tunisia, Egitto, Libia, Algeria, Yemen: la manifestazione del rifiuto assoluto dell’autoritarismo, covato in tanti anni di sofferenze, in paesi sporcati dal nepotismo e da una corruzione pervasiva, caratterizzati dall’annullamento della dignità di coloro che da sempre hanno vissuto come sudditi e non come cittadini, mentre l'Occidente dava sostegno e faceva affari con i dittatori, mascherati da partner affidabili, indispensabili baluardi per scongiurare il rischio di derive fondamentaliste.

Ben Jelloun non sottovaluta affatto il pericolo fondamentalista, che ritiene devastante innanzitutto per il mondo arabo (si legga uno scritto del 2010 «Al Qaeda: crimini contro l’umanità»), ma che non può non riconoscere come proprio di una minoranza violenta e comunque pretesto per puntellare quei regimi che oggi stanno per essere spazzati via.

Leggiamo a pagina 26: «Tutto il lavoro di Ben Ali è stato pensato nell’ottica della lotta contro gli islamici integralisti. Questa lotta però ha preso ben presto l’aspetto di una caccia alle streghe con arresti arbitrari, torture negli uffici della polizia, prigionia in condizioni inimmaginabili. Con la scusa di lottare contro il pericolo islamico, Ben Ali ha esercitato il potere in modo dittatoriale, diffondendo la paura nel paese, vietando la stampa straniera, perseguitando gli oppositori, anche quelli che non avevano nulla a che vedere col fondamentalismo islamico».

Lo scrittore ci racconta di quel 27 dicembre 2010 nella Tunisia di Ben Ali, dopo che l’ambulante Mohamed Bauzizi si è dato fuoco come segno di estrema protesta contro le vessazioni subite e gli abitanti di Sidi Bouzid, infrangendo un tabù durato decenni, hanno manifestato il loro malcontento, dando inizio alla cosiddetta rivoluzione dei gelsomini, forse ignorando la portata dirompente del loro gesto.

Il libro di Tahar Ben Jelloun, nelle sue centoquaranta pagine, non potrebbe esaurire argomenti che meriterebbero ben altri approfondimenti, ma, anche con esempi significativi ed eclatanti, riesce ugualmente a darci il quadro di una situazione da troppo tempo ignota all’opinione pubblica degli stati democratici. L’autore, pur col suo stile sobrio, non usa mezzi termini nel denunciare le barbarie di élite corrotte e le politiche dei governi occidentali (Italia compresa) nei confronti dei regimi autoritari dell’area araba e nordafricana.

Per usare le parole di Ben Jelloun, nell’Europa dei Capi di Stato e di quei Premier troppo disinvolti nell’accompagnarsi a personaggi come Gheddafi («è un leader di grande saggezza” S.B.), dopo quanto successo in questi ultimi mesi, non si potrà mai più dire “non lo sapevo”.

Tahar Ben Jelloun, nato a Fès (Marocco) nel 1944, vive a Parigi. Poeta, romanziere e giornalista, ha vinto il Premio Goncourt nel 1987. Tra i suoi numerosi libri: Creatura di sabbia, 1987; L’amicizia, 1994; Corrotto, 1994; L’ultimo amore è sempre il primo?, 1995; Nadia, 1996; Il razzismo spiegato a mia figlia, 1998; L’estrema solitudine, 1999; L’albergo dei poveri, 1999; La scuola o la scarpa, 2000; Il libro del buio, 2001 (International IMPAC Dublin Literary Award 2004); L’Islam spiegato ai nostri figli, 2001; Jenin, 2002; Amori stregati, 2003; L’ultimo amico, 2004; “La fatalità della bellezza”, in Amin Maalouf, Tahar Ben Jelloun, Hanif Kureishi, Notte senza fine, 2004; Non capisco il mondo arabo, 2006; Partire, 2007; L’uomo che amava troppo le donne, 2010.

Tahar Ben Jelloun, La rivoluzione dei gelsomini. Il risveglio della dignità araba, Bompiani, Milano 2011, pp. 144, euro 9,90.