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Recensione
09/05/2011
Abstract
Il libro è un racconto-testimonianza nel quale la mafia e l’antimafia sono raccontate attraverso le vicende umane e giudiziarie che più hanno segnato la vita del magistrato siciliano Antonio Ingroia.

«Nel labirinto degli dèi», come opportunamente specificato nella quarta di copertina, è un libro di storie, non di storia: nessuna pretesa di comporre un quadro esaustivo della lotta alla mafia, ma piuttosto, una serie di momenti significativi della carriera di un magistrato in prima linea contro la criminalità organizzata.

Momenti significativi del lavoro di magistrato, come ad esempio gli incontri con i pentiti, ma anche episodi che riguardano la sfera privata e familiare di Ingroia, condizionata dal proprio lavoro al servizio della giustizia.

Ingroia racconta del suo primo incontro con Giovanni Falcone, quando ancora era magistrato di prima nomina, il suo solido rapporto di amicizia con Paolo Borsellino, la tragica vicenda di Rita Atria, il controverso caso di Carmelo Canale, il tradimento del suo collaboratore Giuseppe Ciuro, le testimonianze di pentiti come Tommaso Buscetta, Marino Mannoia, Antonino Calderone, fino ai collaboratori più recenti come Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino.

L’autore, pur inquadrando il contesto giudiziario in cui si sono svolti i suoi incontri con colleghi, pentiti e mafiosi, ha preferito dare conto del lato umano dei personaggi.

Così, Ingroia rievoca il suo primo giorno da magistrato, nella Procura di Marsala, sotto la guida di Paolo Borsellino: «Entrai nel suo ufficio intimorito per il confronto con un giudice già così importante. Procuratore – esordii quasi balbettando – sono qui per il mio insediamento, quando crede che potrò iniziare a lavorare in questo ufficio? E lui: ma scusa, collega – disse con tono grave – ti sembro forse tanto vecchio da dovermi dare del lei? E giù una fragorosa risata che ruppe subito il ghiaccio e mi rivelò il volto umano di quello che per me era un uomo-mito…».

«Nel labirinto degli dèi» è probabile che possa suscitare qualche polemica, malgrado la sobrietà con la quale Ingroia esprime le sue opinioni sullo stato della giustizia italiana ed il suo rapporto conflittuale con la classe politica.

Raccontando le difficoltà di contrastare la mafia legata ad “imputati eccellenti” ed ai colletti bianchi annidati nei centri di potere economico e finanziario, non ha avuto alcuna remora a ricordarci le accuse e gli improperi rivolti a magistrati come lui: «uso politico della giustizia», «toghe rosse», «patologia del paese», «pazzi geneticamente diversi», «responsabili del clima di odio» (p. 59).

Inoltre, non dimenticando il suo ruolo di pubblico ministero nel procedimento nei confronti del senatore Dell’Utri, Ingroia, offre la descrizione di momenti anche grotteschi a proposito del tentativo di ottenere una testimonianza da parte del presidente del Consiglio Berlusconi a Palazzo Chigi: dopo tanto insistere, malgrado la visita nelle stanze del potere ed un imponente dispiegamento di forze, tutto si è risolto, come prevedibile, nell’esercizio della facoltà di non rispondere.

Si ricordano, inoltre, vicende ancora oscure, fatte di incomprensibili giri societari, scatole cinesi, e già analizzate con dovizia di particolari nella nota inchiesta «L’odore dei soldi» di Marco Travaglio ed Elio Veltri.

La migliore sintesi del libro, forse anche la più autentica ragione per la quale è stato scritto, ce la presenta Ingroia quando ricorda il motto “La legge è uguale per tutti”: «Eppure è un principio quotidianamente rimesso in discussione, dall’impunità pretesa da parte di una casta dirigente sempre più ingorda di privilegi» (p. 165).

Antonio Ingroia (1959), formatosi nel pool di Falcone e Borsellino, è oggi procuratore aggiunto a Palermo.
Si occupa da quasi vent’anni di importanti casi giudiziari di mafia, tra i quali l’omicidio De Mauro, l’omicidio Rostagno, l’indagine sulla “trattativa Stato-mafia” del ’92-’93. É stato pubblico ministero nei processi nei confronti del senatore Francesco Dell’Utri e di Bruno Contrada.

Ha pubblicato vari libri, saggi e articoli, fra cui «L’associazione di tipo mafioso» (1993), «L’eredità scomoda» (2001), «C’era una volta l’intercettazione» (2009).

A. Ingroia, Nel labirinto degli dèi. Storie di mafia e di antimafia, Il Saggiatore, Milano 2010, pp. 181, € 15,00.