Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
17/04/2011
Abstract
Col saggio “Tiranni e Dittatori” Domenico Vecchioni racconta le manie, i deliri e i crimini di alcuni dei dittatori del XX secolo, caratterizzati dalla ferocia e da comportamenti grotteschi

Domenico Vecchioni, autore di questo saggio, non ha voluto certamente proporci una panoramica esauriente di tutti i tiranni e dittatori del XX secolo: in poco più di duecento pagine forse non sarebbe riuscito nemmeno ad elencarli tutti.

L’attenzione dell’autore, qui con uno stile vivace e poco accademico, è andata semmai ai «dittatori più originali, meno conosciuti o conosciuti male, pur consapevoli che il catalogo non è certo esaustivo»; non prima di aver delineato alcuni caratteri ritenuti comuni o comunque molto frequenti tra le personalità distorte dei «ladri di democrazia».

Molte delle osservazioni di Vecchioni sono condivisibili nel suo tentativo di sintetizzare i tratti spesso ricorrenti di personaggi giunti al dispotismo mediante percorsi molto diversi; anche se a volte difetta di un eccesso di semplificazione.

Leggiamo a pagina 9: «I dittatori soffrono senza eccezioni della sindrome del distacco della realtà. Sindrome che per la verità colpisce qualche volta anche i governanti democratici. Ma almeno questi ne guariscono quando scade il loro mandato e tornano a confrontarsi con la vita reale».

La frase forse non è troppo precisa se proprio vogliamo analizzare l’attualità politica e considerare avvenimenti recenti dove stati sovrani, formalmente democratici, si sono ritrovati con le istituzioni rappresentative sempre più condizionate da poteri mediatici e da personaggi che sanno di poter perpetuare la propria carriera politica soltanto grazie alla fedeltà incondizionata al loro leader.

In questo senso un brano che racconta la vicenda di Separmurat Nyazov il padre-padrone del Turkmenistan forse ci può ricordare qualcosa di attuale: «Culto della personalità? No, si schernisce il presidente: «personalmente sono contrario a che la gente veda le mie immagini o mie statue nelle strade, ma se il popolo lo vuole…». Insomma un culto della personalità all’inverso: non cioè per impressionare il popolo, ma solo per accontentarlo! Così come si è sacrificato per il bene comune, accettando l’elezione a presidente a vita che non aveva affatto sollecitato» (p. 105).

La scelta di Vecchioni è stata chiaramente quella di raccontarci le gesta sconsiderate di alcuni tiranni, neppure troppo noti come Mswati III, Tahn Shwe, concentrando l’attenzione non tanto sui meccanismi della conquista del potere quanto sui loro profili psicologici distorti, i tic, le manie e deliri, in un frequente alternarsi di tragedia e di grottesco.

Da una lato non mancano i riferimenti alla miopia ad al cinismo degli stati occidentali che, col pretesto del passato colonialismo o della “guerra fredda”, non hanno disdegnato di concedere legittimità ed un’interessata amicizia ai dittatori; e dall’altro Vecchioni ricorda spesso la «simpatia e la comprensione della sinistra europea sempre pronta a giustificare, in nome della lotta imperialista, le iniziative» di paraonici sanguinari.

In altri termini, si tratta di tiranni che in Occidente, vuoi dalla parte “governativa”, vuoi dalla parte “antagonista”, hanno ricevuto considerazioni ed onori, almeno fino al momento in cui i loro crimini non potevano essere più nascosti ed edulcorati dalla propaganda dei propri spin doctor ed intellettuali.

Vecchioni ha proposto alcune categorie di dittatori forse un po’ approssimative e dettate da esigenze editoriali piuttosto che da motivazioni strettamente scientifiche.

Leggiamo di «Dittature e decolonizzazione» (Bokassa I, Sekou Tourè, Mwsati III), «Dittature e business» («Imelda e Ferdinand Marcos, ovvero del sistematico saccheggio delle casse statali«, «Rafael Trujillo, dittatore affarista, difensore della razza bianca a Santo Domingo«), «Dittatura e culto della personalità» (Nicolae e Elena Ceausescu, Kim Il-sung, Kim Jong-il, Kim Jong.sun, Sepurmurat Nyazov), «Dittature e sterminio» (Idi Amin Dada, Pol Pot), «Dittature paranormali» (Papà Doc, Macìas Nguema), «Dittature e propaganda» (Fidel Castro, Muammar Gheddafi), «Dittature irreali» («Than Shwe: il dittatore invisibile»).

Un panorama quindi che spazia dagli orrori dello sterminio cambogiano, al cannibalismo di Bokassa, alle gesta sanguinarie di Idi Amin, alla spaventosa e grottesca tirannia nord coreana, alle repressioni della dittatura castrista (nella quale anche il tanto amato Che Guevara, comandante militare della prigione politica La Cabana, appare in una veste tetra che non ha nulla del libertador).

Alcuni di questi personaggi sono ancora in vita, addirittura ammirati da coloro che hanno più a cuore la propria ideologia piuttosto che la realtà dei fatti, ma, come ben leggiamo a conclusione del libro, per lo più questi poteri fondati sul terrore sono affogati nello stesso sangue da cui sono nati.

Domenico Vecchioni (Atri, 1945) è un diplomatico e saggista italiano. Ha prestato servizio a Le Havre, a Buenos Aires, a Bruxelles e a Strasburgo; ha inoltre ricoperto incarichi alla Farnesina prima di essere nominato console generale d'Italia a Madrid e a Nizza, quindi ambasciatore d'Italia a Cuba.

Nelle vesti di storico ha collaborato a periodici come la Rivista di Studi Politici Internazionali, Storia Illustrata, Cronos, Gnosis, Intelligence e Storia Top Secret. É anche Docente nel Master di Intelligence presso l'Università della Calabria. Tra le sue numerose opere: Le Falkland Malvine, Evita Peron, Spie e Spy Stories della seconda guerra mondiale, Le spie del fascismo, I signori della truffa, Storia degli 007 dall’era moderna a oggi.

D. Vecchioni, Tiranni e dittatori. Volti, manie, deliri e crimini del potere assoluto. Da Bokassa al dispotismo irreale di Shwe, Editoriale Olimpia, Sesto Fiorentino 2010, pp. 216, euro 18,00.