Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
17/04/2011
Abstract
Gli autori di «L’Altro Islam» hanno voluto sviluppare, in relazione al mondo islamico, un’analisi sulla dottrina del pluralismo, rivolgendo la loro attenzione sia ai grandi imperi del passato sia ad alcuni recenti avvenimenti politici e sociali

Il saggio di Karim Mezran e Ahmad Giampiero Vincenzo, caratterizzato da uno stile scorrevole e col pregio di aver sintetizzato in maniera comprensibile argomenti altrimenti ostici, ha voluto presentare una lettura alternativa della filosofia della politica, basandosi sulle opere di pensatori musulmani come al-Farabi (870-950) e Ibn Khaldun (1332-1406): in qualche modo un modello islamico per una diversa concezione della politica e della storia, costruito sicuramente a partire dai principi platonici ed aristotelici, ma poi rielaborato alla luce della tradizione islamica e del mondo dell’epoca.

Un modello, ad esempio in al-Farabi, per il quale la prospettiva democratica non solo è pienamente ammessa ma che è da considerarsi sempre più necessaria «mano mano che gli uomini dotati naturalmente delle più alte virtù politiche sono sempre meno numerosi. La cooperazione tra individui diventa quindi la regola da seguire per il buon governo della città» (p. 40).

Si è voluto quindi sottolineare come la civiltà islamica, sfatando quei luoghi comuni nati dalla forma recente dell’integralismo religioso, non si sia «tanto preoccupata della propria originalità, quanto piuttosto di integrare ciò che di meglio la riflessione intellettuale aveva prodotto nel corso dei secoli».

Paradigma che si comprende essere pluralista, basato sulla condivisione di alcuni principi universali e sul riconoscimento delle differenze come elemento positivo della società umana.

I due autori ci ricordano come il mondo romano fosse pervaso di filosofia pluralista, almeno per gran parte della sua storia, e come in origine lo sia stato anche il Cristianesimo: civiltà immerse in quel Mediterraneo così importante per la diffusione di una mentalità aperta alle altre culture.

É semmai col 1492, l’anno della cacciata degli ebrei e dei mussulmani dalla Spagna che si rompe ufficialmente un’unità e si apre un’epoca in cui si vede sempre più l’affermazione degli avversari più temibili del pluralismo, ovvero il nazionalismo e il fondamentalismo, quale tentativo di creare una comunità organica diffondendo un’ideologia basata sull’esclusivismo religioso.

Una citazione di Bernard Lewis sintetizza l’area di indagine del libro: «il governo tradizionale islamico è limitato e responsabile. La dittatura non fa parte della tradizione islamica. Il potere del sovrano non era dispotismo, non era dittatura, era governo autocratico, ma un governo autocratico limitato. La terribile tragedia del mondo islamico è che il processo di modernizzazione, che è stato un processo di occidentalizzazione, ha peggiorato le cose anziché migliorarle» (p. 32).

Si ricorda, difatti, come fin quando il modello classico di Stato islamico è potuto sopravvivere, dall’impero ‘umayyde e ‘abasside fino a quelli ottomani e moghul, la pace religiosa sia stata pressoché generale, mentre con la fine dei rispettivi Stati sono ovunque scoppiati conflitti interetnici spesso a carattere religioso.

In altri termini, l’assunzione da parte dei nuovi Stati “islamici” del modello confessionale occidentale avrebbe comportato non pochi problemi in materia di attuazione della libertà religiosa, col paradosso di essere arrivati ad imporre a tutti, mussulmani e genti del Libro, una legislazione di derivazione islamica che in principio doveva essere applicata solo a mussulmani, con relativa discriminazione delle minoranze, in particolare sotto la pressione dei fondamentalisti.

La quarta parte del libro si intitola «La dialettica del pluralismo nel mondo contemporaneo». Ha, quindi, riferimenti contemporanei a noi più noti. Essa analizza le cause e gli esiti che hanno invece portato alla negazione dei principi del pluralismo islamico.

Cito i due autori: «Il fondamentalismo si caratterizzava prevalentemente come il tentativo di realizzazione in ambito islamico non tanto di una Chiesa di Stato, quanto piuttosto di uno Stato che sia anche una Chiesa. La negazione del carattere pluralista dell’Islam, portato avanti fino alle estreme conseguenze di una riscrittura della dottrina religiosa, andò effettivamente in quella direzione. I presupposti della politica islamica indicati da Mawdudi (teologo fondamentalista pakistano, ndr) si ritrovano all’inizio del XXI nelle dichiarazione di Al-Qaeda, pressoché immutati» (p. 140).

Questa lettura del passato, anche di quello più recente, per i due autori diventa motivo per meglio augurare, alla fine dell’opera, la diffusione di una mentalità finalmente pluralista che potrebbe risultare l’unico vero vaccino per contrastare il rischio di nuovi totalitarismi.

Karim Mezran, è Adjunct Professor of Middle East Studies al Bologna Center della Johns Hopkins University e Assistant Professor of Political Science alla John Cabot Univeristy. É direttore del Centro Studi Americani di Roma. Autore, tra l’altro, di Negotiation and Construction of National Identities (2007), I Fratelli Mussulmani nel mondo contemporaneo (2010), Arcipelago Islam (2007).

Ahmad Giampiero Vincenzo, è uno scrittore musulmano di origini italiane. Ha insegnato Storia della civiltà islamica e Diritti confessionali all’Università Federico II di Napoli e attualmente è docente di Discipline sociologiche presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, consulente per l’immigrazione e i ghetti urbani della Commissione Affari Costituzionali del Senato, membro dell’Assemblea Generale della Grande Moschea di Roma e presidente degli Intellettuali Mussulmani Italiani. Ha pubblicato, tra gli altri, i saggi Islam, l’altra civiltà (2001), Islamica, crisi e rinnovamento di una civiltà (2008) e il romanzo Il Libro disceso dal Cielo (2005)

Karim Mezran, Ahmad Gianpiero Vincenzo, L’Altro Islam, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pp. 180, euro 14,00.