Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
17/04/2011
Abstract
Il saggio storico di Gian Enrico Rusconi ripercorre i processi di decisione politica di Cavour e di Bismarck e i loro stili di governo tra liberalismo e cesarismo

In questo suo breve saggio, Rusconi propone un’analisi delle politiche dei due statisti, Cavour e Bismarck, partendo dalla preparazione della guerra di Crimea per poi giungere agli anni dell’unificazione nazionale in Italia e in Germania.

La costruzione degli Stati nazionali fu condotta con modelli di leadership politica in gran parte diversi ma anche con alcune analogie, tanto più evidenti in un quadro nel quale la logica parlamentare liberale era ancora fragile e non completamente stabilizzata.

Mentre in Cavour si coglie la volontà di condurre un delicato - e anche spregiudicato - gioco diplomatico in parlamento e in forza del parlamento, tanto da diventare un modello per i liberali tedeschi, in Bismarck appare ben più evidente la sua convinta contrapposizione al parlamento in forza di un rigido principio d’autorità monarchica, al punto di usare a questo scopo strumenti democratici come il suffragio universale e la forza l’esercito prussiano.

Accanto al racconto delle guerre e delle azioni diplomatiche impostate dai due leader, possiamo leggere le opinioni che di loro avevano i più rappresentativi esponenti dell’opinione pubblica liberale e conservatrice.

Alle differenze ideali e caratteriali tra i due statisti, già evidenziate in merito al convinto liberalismo dell’uno e del granitico principio d’autorità dell’altro, si aggiungono le differenze nell’esito delle rispettive unificazioni nazionali: a fronte di un’Italia che fin dal 1861 fu priva della guida di Cavour e che terminò senza gloria la terza guerra d’indipendenza, si contrappone una Germania che si disse unita «con il ferro e il sangue».

Quanto poi troviamo nella quarta di copertina del volume riguardo gli stili di governo tra liberalismo e cesarismo «in una dialettica tuttora presente nella vita politica contemporanea», non deve sviare il lettore.

Da Rusconi viene evidenziato come la Germania di oggi non si riconosca più idealmente nella logica politica che ha portato alla fondazione del Reich bismarckiano, ammettendo che l’imprinting dato da quella azione spregiudicata ha poi esasperato caratteri autoritari che poi sarebbero stati utilizzati senza scrupoli nel XX secolo.

Parimenti, di Cavour si sottolinea il «coerente liberalismo costituzionale che sa tradursi anche in un agire politico risoluto»; una leadership che sembra avere anche tratti cesaristi ma che Rusconi individua piuttosto come un correttivo al parlamentarismo e non tanto un’incoerente contrapposizione, oltre ad «un solido disincantato realismo politico nei rapporti e nelle alleanze internazionali» (p. 200).

Analisi comunque rigorosamente ancorata al periodo storico e tale da ridimensionare la frase che fa riferimento all’attuale dialettica tra liberalismo e cesarismo.

La dialettica esiste e preoccupa non poco, ma mentre Cavour e Bismarck agivano da uomini di Stato, pronti ad un sacrificio personale per obiettivi che riguardavano l’interesse del proprio Stato, della Monarchia, di quella che potevano intendere la loro Nazione, oggi la cosiddetta dialettica tra liberalismo e cesarismo spesso ha come sfondo la volontà di difendere interessi personali e non certo ideali o grandi obiettivi in favore di un’intera comunità.

Anche per questo motivo il saggio di Rusconi evidenzia bene l’inattualità di questi due grandi statisti.


Gian Enrico Rusconi (1938) è professore emerito dell'Università di Torino, Gastprofessor nella Freie Universität di Berlino ed editorialista della «Stampa». Tra le sue opere Rischio 1914 (1987), Se cessiamo di essere una nazione (1993), Resistenza e postfascismo (1995), Patria e repubblica (1997), Come se Dio non ci fosse (2000), L'azzardo del 1915 (2005).

G. E. Rusconi, Cavour e Bismarck. Due leader tra liberalismo e cesarismo, Il Mulino, Bologna 2011, pp. 212, euro 15,00.