Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
06/02/2011
Abstract
Una raccolta di corrispondenze di guerra, edite e inedite, date alle stampe per l’Unità e l’Avanti da Mario Soldati a partire dal 1944, quale “tentativo di trovare un’anima eroica alla rinascente Italia”.

Gran parte degli articoli presenti in Corrispondenti di guerra furono pubblicati da Mario Soldati su «l’Avanti» e «l’Unità» tra il novembre e il dicembre 1944: per usare le parole di Salvatore Silvano Nigro: «il necessario completamento del libretto Fuga in Italia (1947)». Mentre quest’ultimo, nel rappresentare lo sbandamento avvenuto a seguito dell’armistizio racconta di una disavventura picaresca ed antieroica, gli articoli che videro Mario Soldati nelle vesti di corrispondente di guerra rivelano un autore poco incline al farsesco: la prosa particolarmente sobria non indulge in descrizioni che potevano far rilevare aspetti grotteschi tanto da cogliere l’intendimento di riscattare l’esercito italiano dall’immeritato luogo comune di inefficienza e viltà.

Come sottolinea il curatore Emiliano Morreale nell’ampia ed esaustiva prefazione, sono pagine fino ad ora rimaste praticamente ignote, da interpretarsi come un «parziale correttivo all’immagine dell’esercito italiano tutto in fuga e un piccolo risarcimento alla resistenza dei militari che si rifiutarono di combattere a fianco del nemico» (p. 16).

Un aspetto della guerra di liberazione che solo recentemente la storiografia accademica ha voluto porre al centro dell’attenzione (un esempio sono gli studi di Elena Aga Rossi).

L’opera di Mario Soldati ovviamente, nel descrivere episodi della vita quotidiana dei militari italiani, aveva ben altre velleità: quelle di un contemporaneo che, con l’apologia dei soldati, voleva dare un contributo di verità, mentre infuriava la guerra civile e l’occupazione tedesca

Citiamo l’autore: «Un mio amico che ha vissuto molto all’estero mi diceva: ci sono due cose di cui gli stranieri non si convinceranno mai: che la nostra vecchia letteratura sia interessante, e che i nostri soldati siano valorosi. Noi sappiamo con assoluta certezza che l’una e l’altra cosa non sono vere. Ma perché ci è tanto difficile dimostrare l’infondatezza della doppia calunnia?» (p. 39).

In «Onore ai travet dell’esercito», ritroviamo un tema tipico di Soldati ed inoltre l’auspicio che i militari e gli ex militari, ormai proletarizzati, si avvicinassero ai partiti di sinistra al fine di fermare, col loro solido senso morale, la decadenza della società italiana.

Leggiamo dunque un autore, socialista un po’anomalo già a quel tempo, che nel pubblicare i suoi articoli sia per l’Unità che per l’Avanti, così giustifica la doppia collaborazione: «Non c’è dubbio che gli ideali del Socialismo e del Comunismo siano vicini. Dedico queste parole a tutti quelli che, come me, hanno sempre sognato un nuovo Congresso di Livorno che rovesci il primo» (p. 29).

Auspicio smentito dalla Storia.

Al di là di queste anacronistiche ingenuità, ci rimangono delle pagine che riescono a trasmettere un efficace equilibrio tra la compassione per i militari-travet e l’esaltazione per il riscatto dell’Italia democratica.

Mario Soldati, Corrispondenti di guerra, Sellerio editore, Palermo 2009, pp. 123, euro 10,00