Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
18/11/2010
Abstract
Il saggio di Rossolini offre un quadro complessivo della situazione sociale e politica del Sudafrica analizzando l’importanza, anche simbolica, della redistribuzione della terra nel paese liberato dall’apartheid

Il giovane studioso Francesco Rossolini, con questo suo saggio molto sintetico ma non per questo banale o privo di interesse, racconta del Sudafrica democratico, quello uscito da decenni di apartheid. Di esso, affronta in particolare un aspetto che risulta essenziale per comprendere il processo di riconciliazione voluto da Nelson Mandela e da coloro che lo hanno preso a modello: nel quadro generale della situazione sociale e politica del Paese, la restituzione – messa in atto con  grandi difficoltà - della terra ai legittimi proprietari africani depredati durante il regime di segregazione.

Le difficoltà stanno tutte nell’aver dovuto conciliare quello che apparentemente non sembrava conciliabile: la posizione non violenta di Mandela, la scelta ragionata di un reciproco perdono tra gli antagonisti di un tempo, e in particolare verso i crimini degli afrikaner, per poi poter ricostruire la nazione, la necessità, al fine di  evitare il disastro economico, di non operare una confisca generalizzata di tutte le terre dei bianchi.

Il tema, di per sé molto complesso, è trattato con equilibrio.

Leggiamo a pagina 54: «voglio proporre anche il punto di vista di chi in questo frangente si trova dalla “parte sbagliata”; infatti a mio avviso uno dei valori principali della storia è proporre e analizzare l’insieme delle forze che determinano un dato evento da quanti più punti di vista possibili».

Rossolini è riuscito nell’intento. Questo è un grande merito se solo pensiamo che l’argomento, fino a pochi anni fa, soprattutto nel mostrare la necessità di una linea gradualista - non indebolire eccessivamente il potere dei farmers -  poteva esporre il suo autore a forti contestazioni.

Il saggio, nell’affrontare il tema della convivenza pacifica tra tribù africane e tra la popolazione nera e gli afrikaner, chiarisce come la ridistribuzione della terra abbia una forte valenza simbolica, ma come altrettanto ragionevoli siano altre soluzioni, pur nella consapevolezza che le iniquità rimarranno tali ancora per lunghi anni: «ho cercato di spiegare perché il governo non può e non vuole togliere una parte significativa di terra agli afrikaner, poiché il loro potere economico è fondamentale  per l’intera economia del paese, ma è a tal proposito che i tentativi della Commission of Restitution of Land Rights di proporre risarcimenti alternativi alla popolazione nera manifestano tutta la loro importanza» (p. 58).

L’argomento della terra viene inquadrato nella complessità del sistema e della storia del Sudafrica, con capitoli che raccontano della struttura socio-politica del popolo afrikaner (la donna, un popolo chiuso in se stesso, i principali partiti politici, il caso di Oraria), la manodopera agricola (il quadro agricolo, l’innovazione tecnologica e i sindacati dei lavoratori neri, la divisione del territorio) e poi appunto la ridistribuzione (Restituion of Land Rights, gli intenti dello Stato per favorire la stabilità sociale) e la prospettiva di una vera unità nazionale.

Da segnalare, l’appendice ove è presente, in versione originale, la normativa sudafricana che tratta la questione della terra e della ridistribuzione.

F. Rossolini, La questione della terra in Sudafrica. Ridistribuzione e democratizzazione, Carocci, Roma 2009, pp. 112, euro 14,00.