Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Recensione
06/06/2010
Abstract
Giovanni Sartori, in questo interessante saggio, afferma che la società aperta, fondata sul pluralismo, la tolleranza e il riconoscimento delle diversità, non ha nulla a che vedere con il multiculturalismo, il quale, nel perseguire un’integrazione differenziata, porterebbe al rischio di una “disintegrazione multietnica”.

I lettori del Corriere della Sera ricorderanno un articolo di fondo di Giovanni Sartori (pubblicato nel 2010) su immigrazione e cittadinanza; e, ancora, alcuni anni fa, duellando tra le colonne dei rispettivi quotidiani, una polemica piuttosto accesa con l’economista Tito Boeri sul tema dell’integrazione, con particolare attenzione agli immigrati di fede islamica.

Proprio in virtù dell’argomento controverso, questi articoli hanno provocato diverse reazioni e forse qualche equivoco.

Bisogna allora da subito precisare che le argomentazioni di Sartori, sempre caratterizzate da uno stile scarno ed essenziale, in realtà non erano affatto nuove.

Egli, già nel 2000, pubblicò con Rizzoli, il saggio Pluralismo, multiculturalismo, estranei: una lettura che potrebbe ricondurre la discussione su toni meno accesi e meditati rispetto all’esposizione, forse un po’ sommaria, che può scaturire da un semplice articolo di fondo.

La tesi di fondo che Sartori ribadisce più volte in questo breve saggio è piuttosto chiara: la cosiddetta “buona società”, quella società aperta fondata sul pluralismo, ovvero la tolleranza e il riconoscimento delle diversità, non ha nulla a che vedere con il multiculturalismo, il quale invece di fatto non persegue «una integrazione differenziata ma una disintegrazione multietnica».

Assodato che gli immigrati non sono tutti uguali, tanto più quelli di cultura teocratica, ben diversi da coloro che accettano la separazione tra politica e religione, corollario obbligato è che la definizione di “arricchimento” riferita ad una diversità radicale sia «una formula di sconvolgente superficialità. Perché esiste un punto oltre il quale non si può e non si deve andare. Pluralismo è sì vivere assieme in differenza e con differenza, ma lo è se c’è contraccambio. Entrare in una comunità pluralistica è, congiuntamente, un acquisire e un concedere».

In altri termini, avendo ben presente la pressione migratoria sull'Europa e la crisi del melting pot americano: «rendere cittadino chi si prende i beni-diritti soggettivi ma non si tenuto, in contraccambio, a contribuire alla loro produzione è creare quel cittadino differenziato che promette di balcanizzare la società pluralistica».

C’è da aggiungere che le argomentazioni di Sartori partono da lontano e, dopo aver lanciato strali polemici verso un certo diritto umanitario mal interpretato, non risparmia livelli di analisi che più propriamente riguardano il concetto di pluralismo nella storia delle idee e della politica, fino a toccare Weber, i temi dei diritti umani, i diritti del cittadino legati all’etica dell’intenzione (etica dei principi) e all’etica delle responsabilità (o delle conseguenze).

Altro passo significativo è la condanna dell’etica delle intenzioni quando invade la sfera delle decisioni collettive: «l’etica delle buone intenzioni ha il suo legittimo spazio nella morale individuale e nella predicazione religiosa, ma diventa inaccettabile e anche immorale nello spazio etico-politico. Perché qui rifiutare la responsabilità per gli effetti delle nostre azioni è davvero troppo facile e, insisto, immorale».

Tenendo conto della stretta attualità italiana e delle ricorrenti polemiche sul tema dell’immigrazione ma anche dell’informazione (spesso più virtuale che reale), viene da pensare che il saggio di Sartori, se letto con attenzione, potrà suscitare riserve in maniera trasversale: «la connessione tra non sapere e successo dell’etica delle intenzioni e una connessione ovvia. L’etica dei principi non richiede il sapere di niente, mentre l’etica delle conseguenza richiede sforzi di sapere».

Analisi teoriche, queste, che a Sartori servono a inquadrare quei problemi pratici che commentatori e politici – a suo dire – affrontano con incosciente faciloneria.

G. Sartori, Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica, Rizzoli, Milano 2000, pp. 176, € 7,80.