Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
05/07/2012
Abstract
I membri della NATO hanno stretto contatti solidali, uniti dal bisogno gli uni degli altri e dalla reciproca approvazione nei parametri di conduzione della politica estera secondo le logiche di una perfetta convergenza di interessi.

Il testo di Thies prende in esame l’alleanza militare della NATO ed il suo ruolo nelle relazioni internazionali sviluppando essenzialmente due temi: quello relativo alle funzioni per cui la NATO è nata, ciò che essa ha rappresentato per i suoi membri fondatori e il tema più strettamente connesso alla sua natura intrinseca. L’elemento cardine individuato da Wallas J. Thies - e nel quale egli ha ravvisato il motivo principale della longevità dell’alleanza - è essenzialmente che essa è un connubio di sole democrazie che si sono incoraggiate a vicenda con lo scopo comune e condiviso di creare una zona di sicurezza nord-atlantica che fosse al sicuro dalla minaccia del comunismo sovietico.

In quanto alleanza di democrazie, la NATO ha sviluppato “forze nascoste” che le hanno permesso di resistere per circa sessant’anni, a differenza di molte altre alleanze che sono durate per periodi piuttosto limitati. Rispetto agli accordi precedenti al 1940, la NATO ha rappresentato qualcosa di assolutamente diverso: un’unione di Stati democratici che ha in sé gli strumenti per superare qualsiasi possibile crisi interna.

Se anche le democrazie possono essere in disaccordo tra loro, la politica estera che esse porranno in atto sarà sempre volta al conseguimento dello stesso obiettivo condiviso da tutti: la tutela della sicurezza e il mantenimento della pace. Le democrazie possono avere opinioni divergenti e incorrere in “occasionali scaramucce”, ma dal momento che per loro natura esse non si temono, non attiveranno mai quei meccanismi di autotutela che sono innescati dalla paura e che il più delle volte sfociano in violente crisi.

Thies, così, ripercorre le varie tappe della storia moderna che hanno portato all’Alleanza Atlantica, riflettendo sul fatto che, per quanti possano essere i limiti della NATO, la sua natura le impedirà sempre di fallire. Il giorno in cui fallirà la NATO, vorrà dire che sarà entrato in crisi il sistema democratico di governo e che non potrà esserci più spazio per forme di civiltà libere di pensare e di agire.

Alla base del lavoro di Thies risiedono le varie polemiche e paure che si sono generate a partire dal crollo del comunismo sovietico che sembrava aver tolto alla NATO ogni ragione di esistere. A partire dal concetto strategico dell’alleanza scaturito dal modello Clinton-Albright del 1991, si era cercato di ritrovare un nuovo slancio che desse all’alleanza nuovi compiti e nuove motivazioni per poter esistere.

Inizialmente si è trovato, nelle logiche dell’allargamento tramite il Partenariato per la pace (PFP), un motivo più che valido per mantenere e rafforzare la NATO, che ora estende la sua influenza a tutti quei paesi usciti dal blocco sovietico e in cerca di una loro identità, oltre che bisognosi di ritrovare una certa sicurezza e stabilità. Successivamente all’11 Settembre 2001, la guerra al terrorismo ha rappresentato un nuovo leit motiv per il prosieguo dell’accordo transatlantico e della NATO.

In conclusione del suo lavoro, Thies riporta una frase pronunciata da Edward Luttwak che non credeva nelle potenzialità della NATO di far fronte alle ultime crisi: “Una legge di ferro delle coalizioni è che esse sono formate per resistere ai nemici, ma non possono sopravvivere a lungo a loro stesse”.

Rimarcando  il concetto di fondo del suo libro, l’autore confuta la tesi di Luttwak sostenendo che questa legge di ferro vale per tutte le alleanze ma non per la NATO, poiché essa ha una speciale capacità di sopravvivere (outlasting) e rigenerarsi (regenerate) nonostante le varie crisi interne che l’hanno caratterizzata a partire dall’anno in cui nacque.

W. J. Thies, Why NATO Endures, Cambridge University Press, New York 2009, pp.321, euro 24,70.