Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

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Recensione
14/12/2010
Abstract
Il Medio Oriente, “non è ancora riuscito a creare la propria versione dello Stato moderno”. Ciò non vuol dire che le società musulmane siano naturalmente “allergiche alla democrazia”. Anche quella europea è il risultato di una lunga gestazione. La libertà nasce quando è sentita come “necessaria agli obiettivi di un ceto emergente”. Nell’Iraq Saddam Hussein tentò di creare, grazie alla macchina amministrativa del partito Baath, l’elemento indispensabile per qualsiasi democrazia: il cittadino. Il suo progetto è fallito, ma ha dimostrato che finché non esisterà un’idea di cittadinanza “le elezioni saranno soltanto plebisciti o censimenti”.

Per molto tempo il Medio Oriente fu distinto in Estremo e Vicino Oriente. Oggi l’aspetto geografico passa in secondo piano dinnanzi ad una comunanza culturale e religiosa che accosta popoli distanti geograficamente, ma vicini idealmente. L’islam come nuovo fattore dominante, di carattere religioso e culturale, fa sì che ogni distinzione di tipo territoriale passi in secondo piano tanto da considerare l’intera regione, da Rabat a Islamabad e dal Cairo a Kabul, come un corpo unico. Alla base della guerra arabo-israeliana del luglio 2006 Sergio Romano, autore del volume che presentiamo, individua due fattori: la cattura di un caporale egiziano da parte di Hamas e l’attacco di un commando di Hezbollah ai danni di una postazione israeliana con lo scopo di ottenere la liberazione degli 11.000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. I due episodi danno origine a dure repressioni da parte di Israele. Hamas e Hezbollah sono due organizzazioni terroristiche con cui il governo israeliano non intendeva scendere a patti: Hamas, costituitasi come evoluzione religiosa e fondamentalista del partito laico di Arafat, intrattiene forti legami con la Siria. Hezbollah è invece una sorta di ramificazione del regime iraniano degli ayatollah, costituitasi come reazione alla linea dura ed unilaterale di Sharon. Partendo da un chiaro resoconto storico Romano afferma che il giudizio sulle responsabilità, nel caso di una guerra come quella del 2006, rischia di presentarsi come una “sorta di processo in cui gli osservatori cercano di ricostruire la sequenza degli avvenimenti che l’hanno preceduta e di raccogliere le prove a carico degli uni e degli altri”. Europa ed America hanno avuto molteplici interessi nel mantenere un’influenza in Medio Oriente. Fra Ottocento e Novecento l’Inghilterra decide le sorti della Palestina ed incoraggia il movimento sionista ad occuparla. La situazione diventa critica nel 1948, quando Inghilterra e America appoggiano la proclamazione dello Stato d’Israele nei territori rivendicati dagli arabi. La vicenda dell'invasione sionista della Palestina e dell’ auto-proclamazione dello Stato di Israele ruota attorno a un’operazione ideologica che si incarna in una strategia politica: la negazione dell'esistenza del popolo palestinese che alimenta e legittima movimenti ultranazionalisti. L’analisi dell’autore ripercorre le vicende che caratterizzano il contesto islamico fornendo una cornice storica per le guerre che ancora oggi affliggono quelle regioni. Mentre i volontari della legione araba sono impegnati a estromettere i sovietici dall’Afghanistan durante l’ultimo decennio della Guerra fredda, si sta combattendo un conflitto tra due paesi ugualmente islamici: l’Iraq di Saddam Hussein, leader del partito Baath che ha conquistato il potere a Bagdad, e l’Iran. Romano sottolinea l’importanza dell’azione ammodernatrice di Hussein nel gettare le fondamenta della democrazia; da una parte creando il principio di cittadinanza, dall’altra potenziando il sistema amministrativo ed accentrato del partito Baath. Di fronte a uno scenario tanto complesso, il miglior contributo che l’Occidente può dare è di “stare alla finestra” visto che ogni intervento militare è destinato ad essere percepito come una forma di neocolonialismo. Le “lezioni occidentali” hanno solo l’effetto di regalare nuovi adepti al terrorismo islamico, nazionalista e radicale, mentre la maggiore responsabilità di America e Europa sembra essere ancora legata alla questione palestinese. Il titolo contiene una intenzionale forzatura che sembrerebbe sposare il punto di vista del nazionalismo arabo, ma che punta piuttosto a mettere in luce aspetti diversi da quelli con cui l’opinione pubblica occidentale ha giudicato queste vicende negli ultimi anni.

S. Romano, Con gli occhi dell’Islam: mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale, Tea, Brezzo di Bedero (VA) 2007, pp. 208, euro 8.60.