Sintesi Dialettica ::: per l'identità democratica

DOCUMENTI
RECENSIONI
INTERVISTE
ARCHIVIO
FORUM
Recensione
17/04/2011

La relazione tra religione, morale e politica, dunque tutte le argomentazioni che si inquadrano nell’orizzonte concettuale della laicità - anche e soprattutto nella loro declinazione giuridica, dunque dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa - sono questioni assai approfondite dal già presidente della Corte costituzionale e, oggi, professore emerito a Torino, Gustavo Zagrebelsky.

I suoi studi, le relazioni e gli interventi su giornali e televisioni, e nella convegnistica, sono molto seguiti e apprezzati per il rigore e la sottigliezza di elaborazione e la precisione del linguaggio. Questo significa che, comunque, anche quando sono confutati, inducono chi critica a tenersi nella complessità e nel rigore. Su questi temi, infatti, soprattutto il dibattito giornalistico e politico fa fin troppo spesso un uso improprio, viscerale, strumentale di categorie non approfondite, peraltro ignorando anche volgarmente la complessità di tali questioni, in particolare quando interessano la libertà religiosa dei popoli e l’indagine bioetica sulla vita e la morte delle persone.

L’interesse specifico di Zagrebelsky è maturato intrecciando l’innumerevole e spesso sfuggente ricchezza di proiezioni generata o indotta da questi temi, con la categoria della democrazia, oggi evidentemente in evoluzione sostanziale.

Il titolo di questo volume evoca immediatamente la antica idea della “religione civile”. Come si legge: «Dal IV secolo a oggi, potere civile e potere religioso non hanno fatto altro che combattersi per indossare l’uno i panni dell’altro, quando non si sono messi d’accordo, alleandosi, per entrare entrambi in una stessa, unica, veste».

Zagrebelsky definisce l’evoluzione storica della laicità come risultato di eterno conflitto contro ogni fondazionismo, per l’affermazione delle libertà individuali, indipendentemente dalla professione di fede.

In questo senso, l’intento della laicità così intesa si rivolge non solo al foro interno dell’individuo, ma allo spazio pubblico (anzi, forse più specificamente ad esso) per l’edificazione, appunto di uno “spazio”, determinato dagli uomini, indipendentemente da Dio (insomma, come se Dio non ci fosse, etsi Deus non daretur). Si tratta, dunque, di edificare una “città dell’uomo” che escluda una “città di Dio”.

Secondo l’autore, tale città degli uomini è l’unica garanzia perché, nella convivenza sociale, vi sia libertà e uguaglianza per tutti, credenti o non credenti. Viceversa – avverte – una città di Dio valorizzerebbe solo i credenti, a scapito dei non credenti.

Viene in mente il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che stabilisce l’incompetenza dello Stato in materia di religione, quando nel testo si legge: «non c'é laicità né quando la religione, al singolare o al plurale, si ingerisce nelle cose dello Stato, facendo dello Stato un affare di religione, né quando lo Stato si ingerisce nelle cose della religione, facendo della religione un affare di Stato. Laicità significa divieto di intromissioni».

Tuttavia, occorre ricordare che tale elaborazione non tiene conto di tre questioni fondamentali. La prima: già Toqueville parlò dell’incontro tra cristianesimo e democrazia quale avvenimento più importante della storia futura (il grande pensatore francese espresse tale considerazione del corso della prima metà del XIX secolo).

La seconda: scorrendo l’indice dei nomi del volume non compare il gesuita americano John Courtney Murray, consigliere di Paolo VI al Concilio Vaticano II, grazie al quale fu elaborata e accolta, nell’ambito della dichiarazione conciliare Dignitatis humanae, proprio tale idea di incompetenza.

La terza: ancor prima del Concilio Vaticano II, vi fu il pensatore e politico Luigi Sturzo (anch’egli inspiegabilmente non compare nel volume, così come non compaiono Alcide De Gasperi e Jacques Maritain) che superò la concezione liberale francese della religione che la relegava nel solo spazio privato (si ricordi che, negli Stati Uniti, la fede, e non altro, è garanzia di libertà e pluralismo); rivendicò un problema di libertà istituzionale della Chiesa (lo Stato non è l’unica espressione giuridica della società); fondò il Partito popolare (si badi bene, “popolare” e non partito cattolico, ma d’ispirazione cristiana, che è cosa affatto distinta), che fu partito non confessionale, di popolo, dunque affidato al laicato.

Realizzando, tra le altre, queste tre cose, Sturzo, di fatto, edificò un’idea di laicità che oggi risulta di notevole attualità, e della quale credo che Zagrebelsky non tenga eccessivamente conto, dal momento che sembra – per quanto la sua opera sia di innegabile valore, e risulti molto utile per il raro vigore argomentativo, che non cede mai alla furbizia, propria anche di molti intellettuali cattolici e non – ancorato ancora a una mentalità culturale derivante dai conflitti, gli storici steccati, che già Toqueville guardò con preoccupazione.

Ecco, è proprio questa mentalità (Zagrebelsky parla di cattolicesimo democratico e di autonomia della realtà mondane, come stabilito dalla Gaudium et spes, ma ne parla senza – appunto – richiamare Sturzo, De Gasperi e Maritain), che molti chiamano di laicità oppositiva, e per converso una insopportabile mentalità clericale, diffidente di ogni articolazione plurale del pensiero libero, che ha generato anche l’opportunismo della forma recente di religione civile. Mi riferisco non solo all’Italia, ma anche agli Stati Uniti dei teo e neocons.

Tuttavia, è a pensatori come Zagrebelsky che occorre guardare se si vuole progredire nella concezione della laicità secondo phrònesis, secondo dialogo che rinnovi i linguaggi, così come auspicato da J. Habermas e J. Ratzinger, nel loro celebre dialogo bavarese su fede e ragione. Parimenti, il mondo cattolico e la cultura cattolica, di tale nuovo rapporto sulla laicità devono farsi carico per affrontare le questioni del nuovo mondo, seguendo l’elaborazione offerta dall’enciclica Caritas in Veritate.

G. Zagrebelsky, Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell’uomo, Laterza, Roma-Bari 2010, pp. 150, € 16,00.